Per decenni ha rappresentato il grande incubo degli eserciti occidentali, e non solo, impegnati nelle guerre in Medio Oriente e Asia Centrale. Si è ipotizzato che a utilizzarla potesse essere Osama bin Laden quando al-Qaeda stava affrontando la missione a guida americana in Afghanistan. In tempi più recenti lo stesso timore ha riguardato lo Stato Islamico di Abu Bakr al-Baghdadi. In queste ore, per la prima volta, ad essere accusato di poterla utilizzare è un esercito regolare: quello ucraino. Almeno stando alle dichiarazioni del ministro della Difesa russo, Serghej Shoigu, nel corso dell’incontro con gli omologhi di Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Turchia. Una bomba diversa da quella atomica, che deve la sua potenza distruttiva soprattutto all’esplosivo utilizzato e alla capacità di reperire materiale radioattivo da affiancargli.

COME FUNZIONA – Una bomba “sporca” si inserisce nel gruppo delle cosiddette “armi radiologiche”, ordigni formati da una parte esplosiva tradizionale alla quale viene associato del materiale radioattivo. L’effetto di un’esplosione è ben diverso da quello provocato da una bomba atomica: non innesca una reazione nucleare a catena, ha generalmente un raggio d’azione inferiore e non genera la consueta onda d’urto e le radiazioni tipiche dell’ordigno nucleare. Le sue potenzialità dipendono soprattutto dalla capacità esplosiva e dalla quantità di materiale radioattivo utilizzato. Questo perché, non provocando un’onda d’urto, la “bomba sporca” non fa altro che disperdere nell’aria il materiale in un’area più o meno vasta a seconda della portata dell’esplosione, sia contaminando i terreni che esponendo le persone alle radiazioni.

Queste sue caratteristiche la rendono meno devastante di una bomba nucleare, sia per raggio d’azione che per quantità di radiazioni prodotte, tanto che mentre un ordigno atomico è in grado di devastare tutta l’area coinvolta dalla deflagrazione, con conseguenze anche da un punto di vista di inquinamento radioattivo, la “bomba sporca” mantiene la capacità distruttiva dell’ordigno tradizionale utilizzato al quale si aggiunge l’azione dell’agente radioattivo. È per questo che viene considerata uno strumento capace soprattutto di isolare alcune aree che verrebbero contaminate e che risulterebbero quindi inutilizzabili anche come zone di combattimento per gli eserciti.

CHI NE E’ IN POSSESSO – Data la facilità con la quale si possono reperire sia gli esplosivi necessari che i materiali radioattivi, anche attraverso il mercato nero, tutti gli eserciti di Paesi non dotati di un arsenale nucleare, ma anche gruppi terroristici, sono potenzialmente in grado di fabbricare le cosiddette “bombe sporche”. Per Shoigu, la fonte d’approvvigionamento di Kiev sarebbero “le sostanze radioattive del combustibile nucleare esaurito della centrale nucleare di Chernobyl“. Secondo alcune ricostruzioni storiche, anche al-Qaeda e lo Stato Islamico sarebbero entrate in possesso, in passato, di materiali sufficienti a fabbricare anche in maniera artigianale delle armi radiologiche. Secondo quanto si è appreso fino ad oggi, nessun soggetto, nazionale o meno, ne ha però mai fatto uso nel corso della storia.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Proteste in Iran, 315 indagati: in quattro rischiano la pena di morte per aver creato “insicurezza attraverso l’uso delle armi”

next
Articolo Successivo

Regno Unito, il primo intervento pubblico del neo-premier Sunak: “Affrontiamo una profonda sfida economica, servono stabilità e unità”

next