Non tutti i partiti hanno risposto al ‘telefono’ di Mediterranea Saving Humans, l’associazione di promozione sociale che si occupa di testimoniare, documentare e denunciare cosa accade nel mare da cui prende il nome. In vista delle elezioni, infatti, l’associazione ha inviato alle segreterie dei partiti dieci domande per comprendere le strategie politiche che i diversi leader hanno intenzione di applicare sul tema dell’accoglienza ai migranti. “Domande chiare e dirette”, si legge sul loro comunicato, senza passerelle elettorali.

I dieci quesiti chiedono conto dei rapporti del futuro governo con la guardia costiera libica, del posizionamento riguardo al ripristino di una missione come Mare Nostrum e dell’abrogazione della Bossi-Fini. Mediterranea chiede ai partiti come si impegneranno per il riconoscimento del sistema di accoglienza europeo e se intendono rivedere la politica europea di esternalizzazione dei confini. Al centro delle domande anche il ruolo di Frontex, l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, che, secondo l’associazione, al posto di supportare le operazioni di ricerca e soccorso dei migranti e la loro tutela, sta cooperando con paesi che sottopongono le persone migranti a trattamenti inumani e degradanti.

La metaforica cornetta è stata alzata, in ordine cronologico di risposta, da Nicola Fratoianni, Alleanza Verdi Sinistra, Luigi De Magistris, Unione Popolare, Maurizio Acerbo, Rifondazione Comunista, Enrico Letta, PD, e Riccardo Magi, +Europa. Squilla a vuoto invece il telefono di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, Matteo Salvini, Lega, Giuseppe Conte, M5S e Carlo Calenda, Azione. “Non avevamo dubbi su Meloni, Salvini, Conte e Calenda, sul loro rifiuto nel rispondere. Meloni e Salvini hanno già detto chiaramente – e non da ora – che si preparano a farci la guerra”, dichiara Mediterranea che interpreta invece il silenzio del leader 5 Stelle con motivazioni elettorali: “I diritti umani non portano voti”. E Calenda? “Troppo impegnato per occuparsi seriamente di queste cose”, secondo l’associazione che lo definisce un “Minniti boy”.

“La tragedia umanitaria che viviamo nel Mediterraneo centrale è il frutto di precise scelte politiche, di ciniche strategie pensate a tavolino e votate in Parlamento”, scrive Mediterranea, “Le decine di migliaia di bambini, donne e uomini morti che giacciono in fondo al mare sono state uccise, non sono morte per tragiche fatalità. Come la violazione continua, sistematica e organizzata dei diritti umani ai confini dell’Europa e del nostro Paese, va ascritta a una criminale politica, figlia di una visione del mondo dove possono esistere esseri umani sacrificabili. Innanzitutto perché poveri“. Le domande e le risposte complete si possono leggere sul sito di Mediterranea.

Immagine in evidenza d’archivio

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