Se era un “comitato d’affari”, come sostengono i magistrati, era targato Fratelli d’Italia. Tanto da tirar dentro anche il parlamentare Marco Osnato, non indagato, che si dice del tutto estraneo alla vicenda. La vicenda è quella che ha visto indagate 11 persone per corruzione e altri reati finalizzati a pilotare appalti per 16,5 milioni a Fiera Milano. Attività che ha un coté politico-imprenditoriale piuttosto netto, perché almeno quattro tra gli indiziati maggiori hanno avuto e hanno un ruolo di primo piano nel partito locale di Giorgia Meloni.

Massimo Hallecker aveva provato anche il salto in politica, candidandosi alle elezioni comunali di Cologno Monzese nella lista di Fdi, nella coalizione vincente del sindaco Angelo Rocchi. Non venne però eletto in Consiglio comunale. Domenico Seidita è stato consigliere comunale di Fdi di Cologno fino al 2020, Silvestro Riceputi è il segretario cittadino. Tra gli indagati c’è anche la ex consigliera Marianna Tedesco, indicata dall’esposto del ad di Fiera Luca Palermo che ha innescato le indagini come “il soggetto che avrebbe consegnato materialmente le tangenti per 250.000 euro ad Hallecker“.

Seidita e Riceputi sono soci in alcune società attenzionate dai magistrati perché per loro Hellecker ne era socio occulto. Nelle quali compare anche il deputato eletto tra le fila del partito della Meloni, nonché genero del fratello di La Russa. “Sì sono io”, ammette Osnato, responsabile del partito nei rapporti con il commercio e membro dell’esecutivo nazionale di Fdi. “Però non c’entro nulla”, aggiunge spiegando di essere incappato in questa vicenda per caso “nel senso che conosco benissimo Riceputi e sono amareggiato e sorpreso dal suo atteggiamento: lo considero un amico ma evidentemente, purtroppo, si è comportato in modo poco corretto”.

Si tratta di società che dovevano operare in diversi settori, dalle pompe funebri alla gestione condomini fino alla pubblicità, per le quali Osnato sottroscrisse nel 2020 quote sociali insieme ai tre indagati e colleghi ma che non divennero mai attive. “Non facevano attività, mai una fattura. Per questo chiesi di uscirne, cosa che è stata deliberata a giugno. Gli altri soci li conosco meno, ma Riceputi era una persona che gravitava intorno al partito e per questo siamo molto amareggiati”. Dalle carte dell’inchiesta emerge che parte dei proventi illeciti veniva utilizzata per investimenti nell’edilizia in Albania. In particolare per la costruzione di 32 appartamenti.

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