Il Copasir dice sì al quarto decreto sull’invio di armi all’Ucraina. Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ha comunicato il presidente Adolfo Urso al termine dell’audizione del ministro della Difesa Lorenzo Guerini, “ha riscontrato l’aderenza del decreto alle indicazioni e agli indirizzi dettati dal Parlamento”. Il vaglio, quindi, è stato passato. Il testo, che autorizza la cessione dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari, è rimasto congelato per una settimana in attesa degli sviluppi della crisi di governo.

Come per i primi tre decreti – l’ultimo dei quali a metà maggio – l’elenco di mezzi ed equipaggiamenti militari è secretato. Ad avere un quadro delle dotazioni e delle possibili forniture è lo Stato Maggiore della Difesa, attraverso il Comando operativo di vertice interforze. Artiglieria pesante, mezzi blindati, sistemi di difesa aerea Stinger, secondo indiscrezioni non smentite, sono già stati inviati con le spedizioni precedenti. Dai blindati con protezione antimine Lince agli obici FH-70 Howitzer, con una gittata fino a 25-30 km, mitragliatrici e munizioni: l’elenco dovrebbe essere confermato, con un possibile salto di qualità. Non avrebbe senso, ragionano fonti qualificate, ripetere le stesse forniture.

Per l’Italia il nodo è politico, vista l’opposizione del M5s. Ma non solo. Sono disposizione sistemi Mlrs analoghi, cingolati lanciarazzi con la capacità di centrare l’obiettivo a 80 chilometri. Ma sono pochi ed è difficile che possano essere ceduti. Gli ucraini chiedono sistemi intelligenti a più lunga gittata, garantendo di non colpire obiettivi oltreconfine. “Gli Himars e le altre armi di precisione stanno cambiando il corso della guerra a nostro favore”, ha sostenuto il presidente Volodymyr Zelensky commentando la controffensiva a Kherson, dove questa tipologia di lanciarazzi a guida gps con elevata precisione è stata utilizzata. E il segretario alla Difesa americana Lloyd Austin ha dato rassicurazione che gli Stati Uniti si stanno muovendo il più rapidamente possibile per rifornire l’Ucraina.

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