Il centrodestra è destinato ad avere la maggioranza assoluta dei seggi al di là delle alleanze che verranno costruite dal Pd, se le intenzioni di voto fotografate dagli ultimi sondaggi venissero confermati nelle urne dopo la campagna elettorale. La forchetta tra le due coalizioni sarebbe meno ampia nel caso in cui il Partito Democratico decidesse di non presentarsi alle urne in tandem con il Movimento Cinque Stelle. E in ogni caso, nei collegi uninominali, sembra non esserci storia: Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia sono destinati a fare man bassa di vittorie se si escludono alcune aree dell’ex zona rossa tra Emilia-Romagna e Toscana, nonché le grandi città. I grillini? Tagliati fuori da un voto che va verso una “dinamica bipolare”. Sono questi gli scenari ipotizzati da YouTrend per SkyTg24 e dall’Istituto Cattaneo in vista del voto del 25 settembre, quando il Paese sarà chiamato a scegliere chi dovrà guidare l’Italia dopo le dimissioni di Mario Draghi.

Sulla base del suo sondaggio pubblicato lunedì, YouTrend ha simulato tre scenari legati alle alleanze in via di costruzione nell’area di centrosinistra. La vittoria non è contendibile, ma la diversa costruzione della coalizione guidata dal Pd avrà comunque un’influenza sul risultato, spostando una ventina di seggi alla Camera e circa la metà al Senato. Nel caso in cui il Partito Democratico si alleasse con Sinistra-Verdi, Articolo 1-MDP e centristi, escludendo il Movimento Cinque, YouTrend stima che il centrodestra otterrebbe da 222 a 242 seggi alla Camera (su 400) e tra 109 e 129 al Senato (su 206). Si tratterebbe della vittoria meno ampia per il trittico Fdi-Lega-Forza Italia che arriverebbe a conquistare 240-260 seggi a Montecitorio e 116-136 a Palazzo Madama se il Pd escludesse M5s e centristi correndo solo con Sinistra-Verdi e Articolo 1-MDP. Senza la presenza del polo centrista, ma imbarcando il M5s, il risultato per il centrodestra sarebbe quasi identico, secondo l’istituto di sondaggi: 234-254 seggi alla Camera e 116-136 al Senato.

L’Istituto Cattaneo si è invece focalizzato sui risultati nei collegi uninominali, considerando i voti espressi alle ultime Europee e che la loro a distribuzione territoriale resti simile. “Considerando le medie di tutti i sondaggi pubblicati in luglio, ai tre partiti di centrodestra (FdI, Lega, FI) viene attribuito circa il 46% delle intenzioni di voto sul piano nazionale”, premette l’Istituto ricordando che nel 2019 “ottennero il 50% dei consensi” e sembrano “aver perso qualche punto percentuale a favore del movimento Italexit”, mentre “al complesso dei soggetti di centrosinistra (compreso Insieme per il Futuro di Luigi Di Maio) viene “accreditato il circa il 36% delle intenzioni di voto”, quando nel 2019 avevano preso il 30% alle Europee, mentre al M5S circa l’11% (aveva ottenuto il 17%). Il Movimento, sulla base di questo scenario, “non sembra avere chance di competere in nessuno di essi”. Né alla Camera né al Senato riuscirebbe a eleggere alcun suo candidato attraverso l’uninominale, racimolando in totale 28 deputati nel proporzionale e 1 nei collegi esteri alla Camera e 13 senatori, tutti attraverso il proporzionale.

Il voto, insomma, sembra assumere – sintetizza il Cattaneo – una “dinamica bipolare”. E la mancata alleanza tra Pd e M5S “potrebbe consentire al centrodestra di prevalere in circa il 70% dei collegi uninominali”. I collegi blindati per il centrosinistra “risulterebbero – spiega l’Istituto – confinati in una parte della ex zona rossa (Emilia-Romagna, Toscana) e nelle grandi città (Milano, Torino, Genova, Roma, Napoli)”. Se lo scenario venisse confermato nelle urne, quindi, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia otterrebbero “una confortevole maggioranza assoluta di seggi sia alla Camera che al Senato”. Nel dettaglio, il centrodestra avrebbe 228 seggi (il 57%) alla Camera (121 attraverso il proporzionale, 103 uninominali e 4 esteri) e 117 (il 58%) al Senato (61 attraverso il proporzionale, 54 uninominali e 2 esteri). Al centrosinistra spetterebbero invece 141 seggi a Montecitorio, ovvero il 35,3%, di cui 42 uninominali, e 68 a Palazzo Madama, pari al 34%, di cui 18 uninominali.

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