L’Agenzia delle Dogane lo ha convocato lo scorso 29 marzo e contestandogli, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Milano, una lunghissima serie di reati fiscali, intimandogli di presentare registri contabili, dichiarazioni dell’Iva e documenti societari. Lui – A.U., 45 anni, residente a Inveruno, nel Milanese – cadde dalle nuvole. Eppure le carte parlano da sole. Tanto che i doganieri lo identificano quale amministratore unico della Informatic Store Srl, coinvolta in un giro di operazioni fittizie. C’è la sua firma sull’atto notarile di costituzione della società, sui bilanci depositati alla Camera di commercio e su centinaia di altri fogli.

La Informatic Store Srl, secondo l’ipotesi accusatoria, ha emesso migliaia di fatture per operazioni sospette in combutta con altre due società con sede all’estero. Il risultato è una maxi evasione fiscale che ha portato, tra il 2017 e il 2020, a guadagni illeciti pari a 23 milioni di euro. Per questo motivo il 45enne è formalmente sotto inchiesta e deve rispondere di cinque reati: violazione dell’obbligo di tenuta e conservazione dei registri societari; violazione dell’obbligo di documentazione e registrazione degli acquisti intracomunitari (le società operavano sia in Italia che all’estero); emissione di fatture false; violazione dell’obbligo di presentazione delle dichiarazioni annuali dell’Iva; violazione dell’obbligo di presentazione degli elenchi riepilogativi delle cessioni e acquisti intracomunitari. Al di là dell’aspetto penale (ancora tutto da valutare), la sanzione amministrativa che rischia il cittadino di Inveruno va da un minimo di 20,5 a un massimo di 41,1 milioni di euro.

Una cifra enorme, che il 45enne non sarà mai in grado di pagare. Risulta infatti nullatenente, non possiede neppure un’auto e vive in una casa popolare del Comune, ospitato della sua fidanzata. Però, secondo l’Agenzia delle Dogane, avrebbe cumulato illecitamente un tesoro da 23 milioni di euro, che non si trova. Possibile? La versione di A.U. spariglia le carte: agli inquirenti dichiara di aver smarrito la carta d’identità nel 2017 ma di aver presentato denuncia soltanto nel 2019. Nel frattempo il suo documento sarebbe stato utilizzato dai truffatori per aprire società a suo nome. La denuncia del 2019 esiste davvero, con tanto di verbale dei Carabinieri. Ma sono autodichiarazioni di A.U. e gli investigatori non gli credono, sospettando che questo cittadino nullatenente abbia fatto da prestanome per altri e non ancora identificati soggetti.

Gli avvocati Annalisa Parisi e Manuel Oldani, che difendono l’indagato, parlano di “leggerezza nel non denunciare subito lo smarrimento della carta d’identità” e di “buona fede”. Ma ammettono che non sarà facile dimostrare la totale estraneità, “perché per smentire le carte in possesso dei doganieri sarà necessario compiere una serie di passaggi tecnici e delicati, tra cui costose perizie calligrafiche sulle firme. Faremo di tutto, in ogni caso, per far emergere che il nostro assistito è davvero una vittima”. I legali sottolineano infine un elemento che potrebbe essere la chiave di volta del giallo: “La società Informatic Store Srl si è costituita, come tutte, davanti a un notaio. Ed è obbligatoria la presenza fisica di colui che viene nominato amministratore, cioè del nostro cliente. Il quale, in tutta la sua vita, non si è mai recato da nessun notaio”.

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