Clima, l’impatto dei jet privati sulle emissioni: quelli di Elkann inquinano come 837 persone che si spostano in treno, auto e voli di linea

Da Milano a New York. Da Londra a Tokyo. “Guardiamo il cielo ed è pieno di jet”. Non una buona notizia per noi e per la crisi climatica. L’aviazione di lusso è una delle attività con il maggiore impatto sull’innalzamento delle temperature globali. Anche se a poterne usufruire sono davvero in pochi sulla terra. Ogni volta che il jet privato di Elon Musk o di qualche altro imprenditore miliardario si alza in volo per un’ora, emette circa 2 tonnellate di CO2. Gli bastano quindi solo quattro ore per superare la quantità di gas serra che una persona che vive in Europa produce in media durante un intero anno. In Italia il solo John Elkann, con i suoi due velivoli, tra il 2021 e il 2022 ha immesso nell’atmosfera 2386 tonnellate di CO2. Una quantità pari a quella di 837 persone che si spostano con diversi mezzi. Per evitare il disastro climatico è necessario “accendere i riflettori sull’impatto ambientale dei più ricchi” e mobilitarsi per fermarlo. Questo è l’obiettivo di @jetdeiricchi, una pagina Instagram nata per documentare l’impatto dei voli privati degli uomini più ricchi del Paese.

Il progetto si ispira ad altri due profili social: @elonmusksjet – che traccia i voli dell’amministratore delegato di Tesla – e @laviondebernard, sul jet di Bernard Arnault, patron di LVMH (gruppo di moda e editoria) e terzo uomo più ricco del mondo. @jetdeiricchi vuole applicare la stessa idea all’Italia, concentrandosi però non solo su uno, ma su “diversi tra gli uomini più facoltosi del Paese”. Gli admin di @jetdeiricchi – che preferiscono restare anonimi – sono “persone con storie politiche diverse, impegni su temi sociali, ambientali e territoriali talvolta lontani tra loro – spiegano – Indipendentemente dal nostro passato, tutti condividiamo l’idea che anima questa pagina, cioè fare informazione e attivismo, farlo con dati pubblici e calcoli riproducibili da chiunque”. Per questo la pagina “ha un taglio pedagogico – spiegano i gestori. Per permettere “alla lettrice e al lettore di comprendere le dimensioni e le proporzioni delle disuguaglianze climatiche che intercorrono tra una persona normale e un miliardario”.

Anche se non è al centro delle discussioni quando si parla di crisi climatica, il mercato degli aerei di lusso è florido. L’8% dei voli totali sono privati e nel 2021 – secondo i dati di Sea Milano Prime – sono aumentati di oltre il 35% rispetto al 2019. Così sono salite anche le emissioni: dal 2005 a oggi sono aumentate del 31% afferma un rapporto dell’ONG Francese Transports et Environnement.

Come “abitanti del nord del mondo abbiamo una responsabilità climatica importante – si legge su uno dei primi post programmatici del profilo – Serve che ciascuno agisca quotidianamente per ridurre l’impatto che ha sul futuro del pianeta”. L’impegno individuale per il clima però rischia di essere inutile. Le disparità economiche si riflettono anche sugli impatti sull’ambiente: “Il 10% più ricco del pianeta è responsabile del 52% delle emissioni globali”, secondo un rapporto dell’Oxfam. Ancora più sproporzionato è il rapporto di forza tra i cittadini comuni e quell’1% della popolazione mondiale che può permettersi un lusso esclusivo, come utilizzare l’aviazione privata. “Pensiamo che sia fondamentale parlare del modo di vivere dei più ricchi e dell’effetto nefasto che ha sul clima e sul pianeta”.

Il primo a finire nel mirino di @jetdeiricchi è stato John Elkann, nipote di Gianni Agnelli e amministratore delegato di Exor (holding a cui fanno capo il gruppo dell’automotive Stellantis, la Juventus e le testate La Stampa, La Repubblica e Economist). Il jet 9H-FCB, uno dei due della sua flotta all’avanguardia, brucia 30 litri di cherosene al minuto. Un consumo che si somma al 9H-FCA, usato da lui e dai suoi familiari per i voli a lungo raggio. L’impatto di due dei jet degli Elkann – dal 1 luglio 2021 al 27 giugno 2022 – corrisponde alla CO2 emessa da più di 800 persone. Per farsi un’idea, questa quantità corrisponde a “18 pullman, un po’ meno di 2 treni ad alta velocità, circa 4,5 aerei di linea Boeing 737”. Per mangiare, vestirsi, spostarsi, scaldarsi e usare internet e i servizi pubblici, un cittadino medio benestante degli Stati del nord del mondo produce 11,2 tonnellate di gas serra in 365 giorni. Il 24,2% – cioè 2,85 tonnellate – sono legate ad auto, treni e tir che trasportano i beni di consumo. Anche i voli aerei delle persone comuni – per vacanze o per lavoro – sono sotto accusa per le loro conseguenze sulla crisi climatica. Un passeggero in un anno è responsabile però di appena 480 chilogrammi di CO2. I gas serra di cui sono responsabili i due aerei di Elkann equivalgono a 2970 volte le emissioni di un normale cittadino europeo che viaggia con le compagnie commerciali.

I dati utilizzati da @jetdeiricchi sono pubblici. La pagina fa riferimento al tracker OpenSkyNetwork, che segue gli spostamenti di tutti gli aerei sulla terra con la tecnologia ADS-B. Calcola poi le emissioni in base al tempo di volo, al consumo medio comunicato dai costruttori dei jet e al fattore di emissione del kerosene, necessario come carburante. Secondo l’Agenzia Francese per la transazione Ecologica (ADEME) – “pubblica e indipendente” – è pari a 3,06 kgCO2/litro. “Non abbiamo la sicurezza che una certa tratta sia stata realizzata per trasportare la persona proprietaria o il principale utente del velivolo che osserviamo – specificano i gestori del profilo – Non ci interessa seguire o mappare gli spostamenti di nessuno. A noi basta sapere che il jet vola e – indipendentemente dai suoi passeggeri – emette nell’atmosfera una quantità insostenibile di CO2”.

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