Federico Sboarina, sindaco uscente di Verona, decide di andare contro tutti. Non solo contro Damiano Tommasi, che è il suo avversario nel ballottaggio del 26 giugno per la poltrona di sindaco di Verona. Ma anche contro le caute indicazioni del suo stesso partito, i Fratelli d’Italia, e del principale alleato, il leghista Matteo Salvini, che vorrebbero un centrodestra unito. Infine anche contro il canto delle sirene che gli è arrivato da Silvio Berlusconi, attraverso un apparentamento con Forza Italia.

A metà pomeriggio il primo cittadino ha convocato la conferenza stampa che aveva annullato al mattino, quando era ancora incerto sulla risposta da dare all’acerrimo nemico Flavio Tosi, già sindaco di Verona dal 2007 al 2017, che gli aveva offerto un accordo elettorale ufficiale: mettersi assieme per battere Tommasi, naturalmente con una contropartita di seggi ed assessorati. Sboarina ha opposto il gran rifiuto: “Il cuore del centrodestra batte unito. Sì al contratto con i veronesi. No agli accordi di Palazzo“.

Ha speso però qualche parola di bon ton, anche perché se spera nella rimonta non può tagliarsi alle spalle tutti i ponti. “Ringraziamo Flavio Tosi e Forza Italia per l’apertura ufficiale all’apparentamento, così come il presidente Silvio Berlusconi, ma la nostra è una scelta di coerenza, senz’altro coraggiosa, però rispettosa dell’elettorato, e per noi questo aspetto viene prima di ogni altra cosa”. Nel passaggio successivo dà per scontato che comunque l’aiuto ci sarà. “Siamo contenti dell’appoggio di Forza Italia, che riunisce il centrodestra in un’unica casa. Noi il contratto abbiamo deciso di firmarlo direttamente coi veronesi, e non all’interno dei palazzi per mezzo di un apparentamento tecnico che non sarebbe stato apprezzato dai cittadini e avrebbe regalato alla sinistra, per una stranezza della legge, un maggior numero di consiglieri comunali”.

Sboarina, quindi, sceglie di rischiare, anche se con il 32,71 per cento gli mancano più di 7 punti percentuali per raggiungere Tommasi (che è arrivato al 39,79 per cento). In valore assoluto si tratta di circa 7.500 voti. Tosi ne aveva ottenuti quasi 26mila, un pacchetto importante che può far pendere la bilancia da una parte e dall’altra. Sboarina respinge Tosi, ma cerca i consensi del centrodestra. Lo ha ribadito: “Auspico un grande incontro pubblico di tutta la famiglia di centrodestra per garantire un percorso amministrativo comune e trasparente, perché i veronesi di centrodestra condividono per natura la stessa visione del lavoro, della famiglia, della sicurezza, del sociale, dello sviluppo della città, della difesa delle nostre tradizioni. Riteniamo che anziché un apparentamento tecnico al ribasso sia più importante impegnarci per un grande accordo programmatico che definisca insieme la miglior squadra possibile al servizio di Verona”.

Non vuole legarsi le mani con Tosi, che conosce la macchina amministrativa meglio di altri, avendo fatto il sindaco per dieci anni. In quell’invito a un accordo programmatico sembra esserci l’offerta di qualche assessorato, ma Sboarina non intende rinunciare a nessuno dei 22 consiglieri comunali che la maggioranza si spartirà, in caso di vittoria. Con l’apparentamento formale con Tosi (che ha preso la tessera di Forza Italia), avrebbe dovuto rinunciare a 8 seggi, accontentandosi di 14 seggiole, da spartire tra Fratelli d’Italia, Lega e Verona Domani. Inoltre, avrebbe probabilmente dovuto concedere a Tosi 4 dei 10 assessori che saranno nominati.

Il tono del comunicato finale è vagamente apocalittico. “Saranno i nostri valori e progetti ad accendere l’entusiasmo della nostra gente, di nuovo unita. Il centrodestra di Verona non può permettersi di rimpiombare ai tempi bui di Paolo Zanotto, tra il 2002 e il 2007, unica e drammatica amministrazione di centrosinistra. Ora è una scelta di campo: competenza e concretezza contro improvvisazione e ideologie. Ora si decide il futuro della città dei prossimi 40 anni, senza condannarla all’isolamento e alle vuote battaglie di una sinistra lontana anni luce dalle vere esigenze dei veronesi”. Insomma, Sboarina ha indossato l’elmetto.

Mezz’ora prima della conferenza stampa, Fratelli d’Italia aveva diffuso un comunicato che faceva pensare a un epilogo diverso. “I vertici nazionali di Fratelli d’Italia hanno dato mandato a tutta la classe dirigente di Fdi veronese e veneta di adoperarsi in ogni modo affinché si determini, nella migliore forma possibile, la sostanziale unità delle forze politiche di centrodestra, che è quanto auspicano tutti gli elettori alternativi alla sinistra”. Sembrava il preludio all’apparentamento, è invece solo la premessa per cercare un accordo ufficioso, magari con una trattativa segreta sul numero di assessori. Da fonti della Lega si apprende che il partito continua a ritenere che sia interesse dei veronesi avere un centrodestra unito. L’auspicio di Matteo Salvini è, quindi, un accordo tra Sboarina e Tosi “per non consegnare la città alla sinistra”.

Per parte loro, Flavio Tosi e Michele Zuin, coordinatore di Forza Italia, hanno replicato: “Sboarina e Fratelli d’Italia hanno deciso di spaccare il centrodestra e offrire un pericoloso assist alla sinistra. Ne prendiamo atto, con profondo rammarico e immaginando lo sconforto e la delusione del 24 per cento degli elettori veronesi che hanno votato Tosi e Forza Italia al primo turno, dando fiducia a una visione liberale, dinamica, pragmatica e di buon governo della città”. Poi un avviso a Sboarina: “Come si può fare appello a tutto il popolo del centrodestra, se la metà di questo non troverà sulla scheda per il ballottaggio i simboli ed i riferimenti ai quali ha dato fiducia al primo turno? Non abbiamo chiesto poltrone o assessorati sottobanco (quello è un accordo di palazzo), ma solo di applicare in modo chiaro e trasparente la legge sui ballottaggi. Il rifiuto aprioristico denota immaturità politica ed è un errore madornale”.

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