“Mi fece capire che non mi conveniva toccare questa vicenda perché Montante era l’unica soluzione per l’Ast”. Così riferisce l’avvocato Sergio Lo Cascio dipendente dell’Azienda Siciliana Trasporti. È lui che assieme al collega Giuseppe Terrano ha condotto un audit interno all’Ast, la società partecipata al 100 per cento dalla Regione Siciliana oggetto lo scorso febbraio di un’operazione giudiziaria che ha portato agli arresti domiciliari il direttore generale Andrea Ugo Fiduccia, più altre 8 misure interdittive. Un’indagine interna affidata a Lo Cascio e Terrano, poi bloccata dai vertici, con ripercussioni sugli stessi autori. Di vero e proprio mobbing – in seguito a quell’indagine – nei confronti di Lo Cascio e Terrano parla la relazione della commissione Antimafia siciliana che oggi ha presentato la relazione conclusiva. L’ultima firmata dal presidente Claudio Fava, che lascerà l’incarico per questioni di opportunità visto che si è candidato alle primarie della coalizione di centrosinistra per le regionali.

I lavori dell’Antimafia sono iniziati dopo l’esito dell’indagine della procura di Palermo, per verificare le responsabilità politiche, dell’amministrazione regionale sulla partecipata che si occupa di trasporto pubblico nell’Isola. L’operazione coordinata dalla procura di Palermo aveva fatto emergere una gestione delle assunzioni che rispondeva ai desiderata della politica. Nelle intercettazioni risultavano particolarmente curiose le esternazioni del vicepresidente, Eusebio Dalì, che sottolineava come l’Ast stesse diventando “l’ufficio di collocamento di Forza Italia“. D’Alì poco dopo però sconfessava quelle intercettazioni: “Ma quando mai, Micciché in 15 anni non mi ha mai chiesto nulla. Mai”. Riconfermato ai vertici dell’Ast, D’Alì è adesso membro di “Palermo merita di più“, un movimento che da mesi si impegna in campagna elettorale a favore dei candidati di Forza Italia. “Una cosa stranissima…”, ammette di fronte alla commissione il neo presidente della partecipata, Santo Castiglione.

Ed è il presidente dell’Antimafia Fava a suggerirgli: “Fa pensare che l’Ast diventa un serbatoio elettorale”. “Assolutamente sì”, risponde Castiglione: “Ma non sono in condizioni di buttarlo fuori. Voglio dire che se c’è qualche cosa che non va io non posso buttarlo fuori”. A fare spallucce nei confronti delle criticità, a volte gravissime, della società di trasporti non saranno pochi durante le audizioni dell’Antimafia. In tutto 25 testimonianze tra cui quella del ragioniere generale della Regione, Ignazio Tozzo, quella dell’assessore ai Trasporti, Marco Falcone e dell’assessore al Bilancio, Gaetano Armao. “L’ufficio delle società partecipate è composto da 4 funzionari – il dirigente è andato in pensione – e devono controllare tutte le partecipazioni regionali”, riferisce Tozzo. Solo una delle tante dichiarazioni che ricostruiscono un contesto in cui l’Ast, seppur partecipata integralmente dalla Regione, non è sottoposta a controlli e può operare in perfetta autonomia – come aveva più volte denunciato Luigi Sunseri, del M5s – perfino quando ai vertici viene in mente di fondare una compagnia aerea, senza consultarsi con nessuno, o quasi. Perché in realtà i vertici, e nello specifico il presidente Gaetano Maria Tafuri, riferisce tutto all’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo.

Ne è del tutto all’oscuro invece Falcone: “Un’azienda, per quanto partecipata, per quanto in questo caso vigilata dalla Regione, ha un’autonomia gestionale quasi assoluta… Purtroppo si erano spinti oltre, ma senza che noi ne sapessimo, appunto, nulla…”. Si sono spinti molto oltre anche nel bilancio del 2021 in cui hanno sforato il budget di 3,5 milioni: una cifra che non aveva allarmato nessuno, e di cui nessuno era a conoscenza. “D’altro canto, dal punto di vista dei bilanci, sia del 2019 che del 2020, si sono chiusi in equilibrio, quindi non c’era un allarme sui conti” risponde Tozzo. Nessun allarme dunque. Non prima dell’intervento della magistratura, almeno.

Ma tornando a Montante. Tra gli approfondimenti dell’Antimafia siciliana, c’è proprio l’indagine interna affidata ai due avvocati, dipendenti dell’Ast, Lo Cascio e Terrano. La relazione finale dei due legali non viene trasmessa al collegio sindacale della partecipata a causa di un “disguido”. Mentre i due dipendenti vengono dislocati in sedi periferiche, dopo avere incontrato veri e propri ostacoli alle indagini. Ma cosa c’era in quella relazione? Le lacune nella gestione della società sono tante, ma agli occhi balza come prima cosa il nome di Antonello Montante, l’ex presidente di Confindustria Sicilia: “Fui chiamato nello studio del Direttore generale, Emanuele Nicolosi – racconta Lo Cascio – E mi fece capire che non mi conveniva toccare questa vicenda perché Montante era l’unica soluzione per l’Ast. Io gli chiesi: “Ma direttore, Montante metterà i soldi all’Ast?”, “No, Montante non metterà i soldi, però metterà le amicizie”. Le indagini svolte dai due avvocati e dipendenti dell’Ast diventano il cuore dell’inchiesta della procura di Palermo. Ma dopo, cosa cambia? “Io sto peggio di quando c’erano le indagini in corso. (…) Presidente, io ho paura ora, perché mi sento solo”, risponde Terrano. Nel frattempo, e precisamente lo scorso 11 maggio, il Cda dell’Ast ha nominato il nuovo responsabile anticorruzione Giuseppe Montalbano, che già in passato aveva ricoperto lo stesso ruolo. E che di fronte alla commissione aveva detto dei due avvocati autori dell’audit interno: “Credo che il dottore Fiduccia non abbia mai fatto mobbing nei confronti di Lo Cascio e di Terrano, i quali continuavano a lavorare poco perché volevano loro lavorare poco”.

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