La procura di Genova ha aperto un fascicolo a modello 45, ovvero senza ipotesi di reato, dopo la denuncia presentata dall’imprenditore Marco Carrai, ex membro del cda della fondazione Open e amico di Matteo Renzi, contro i pm toscani. Carrai lamenta che la procura toscana ha trasmesso al Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, atti dell’indagine che la Cassazione aveva definito “non trattenibili”. La Suprema corte ha annullato più volte i provvedimenti di sequestro ai danni dell’imprenditore nell’ambito dell’inchiesta sulla Fondazione Open. Era stato il Copasir a chiedere ai pm toscani di avere gli atti per “esigenze di sicurezza nazionale”. Per Carrai i magistrati di Firenze avrebbero commesso un abuso. La procura di Genova dovrà adesso valutare se vi siano gli estremi di un reato o meno.

Oggi a Genova è stata discussa la richiesta di archiviazione proposta dai pm genovesi per i colleghi fiorenti Creazzo, Turco e Nastasi denunciati dall’ex premier. I magistrati liguri hanno chiesto “archiviazione in sei giorni senza fare gli approfondimenti che avevamo chiesto. Sarò in udienza come parte lesa e chiederò di parlare. Vedremo se me lo consentiranno” aveva annunciato il leader di Italia viva, Mattero Renzi, nelle E-news, riferendosi alla sua denuncia penale nei confronti dei magistrati fiorentini. “Quello che è certo è che contro la strategia del silenzio faremo tutto ciò che la legge ci permette per affermare le ragioni della giustizia e del decoro delle istituzioni. A mercoledì, a Genova”.

“La richiesta di escussione non è mai stata fatta negli atti di denuncia che era basata solo su documenti, come era giusto che fosse. E oggi le sue ragioni sono state sentite da tutti. La questione è meramente di diritto per cui non c’era bisogno di sentire nessuno. Se è una questione di diritto basta discutere sui documenti – ha replicato il procuratore di Genova, Francesco Pinto – C’è una circolare del Csm che dice che i procedimenti sui magistrati debbano avere una rapida e prioritaria definizione – ha sottolineato Pinto -per evitare che restino nel limbo. Non è privilegio ma è per evitare che vengano delegittimati. È un dovere imposto da una circolare Csm, non è questione di arroganza”.

Dopo aver firmato la richiesta di rinvio a giudizio a carico di Matteo Renzi e altri dieci imputati nell’inchiesta sulla fondazione Open – con le accuse, a vario titolo, di finanziamento illecito ai partiti, corruzione, riciclaggio e traffico di influenze illecitei tre magistrati erano stati denunciati dal leader di Italia Viva per abuso d’ufficio e violazione della legge 140/2003, attuativa dell’articolo 68 della Costituzione. Renzi accusa la Procura fiorentina di aver effettuato sequestri della sua “corrispondenza” – cioè di suoi messaggi Whatsapp rinvenuti sul telefono di terzi, nonché del suo estratto conto bancario – senza la preventiva autorizzazione del Senato: tesi accolta dal Senato stesso, che approvando la relazione della Giunta per le immunità ha votato per sollevare un conflitto di attribuzioni con i pm di fronte alla Consulta.

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