Per il momento si tratta ‘solo’ di “lanci elettronici” simulati. Ma l’ultimo annuncio del ministero della Difesa russo rappresenta un ulteriore, preoccupante, passo in avanti sulla questione dell’impiego di armi nucleari nel conflitto ucraino. Nonostante anche il ministro degli Esteri, Serghej Lavrov, abbia ribadito nella sua intervista a Rete4 che non c’è la volontà di Mosca di impiegare il suo arsenale atomico nel conflitto, la forze russe hanno svolto una serie di attacchi simulati con missili balistici mobili Iskander, capaci di essere armati con testate nucleari, nell’exclave di Kaliningrad, piccolo porto del Mar Baltico incuneato tra Polonia e Lituania. Le esercitazioni hanno coinvolto più di 100 militari, hanno fatto sapere dal dicastero guidato da Serghej Shoigu, che hanno anche eseguito “azioni in condizioni di radiazioni e contaminazione chimica”. Sono stati simulati attacchi singoli e multipli contro obiettivi come aeroporti e posti di comando di un finto nemico.

Viste le caratteristiche dei missili testati, un eventuale loro utilizzo sarebbe ridotto al territorio ucraino o ai Paesi immediatamente confinanti. Gli Iskander, infatti sono missili balistici tattici ipersonici a corto raggio, con una gittata massima di circa 400 chilometri. Insufficienti a raggiungere i Paesi dell’Europa centrale, anche se, in caso di carica con testate nucleari, possono diventare una delle ormai più volte citate armi nucleari tattiche che Vladimir Putin potrebbe decidere di impiegare in territorio ucraino in caso di difficoltà sul campo o per velocizzare la conquista di alcuni territori. Le conseguenze, seppur territorialmente limitate, sarebbero disastrose sia da un punto di vista di costi umani, con l’area interessata dal raggio d’azione che verrebbe completamente distrutta, che politico, con il blocco Nato-Ue che sarebbe di nuovo chiamato a riflettere sulla possibilità di un intervento armato diretto nel conflitto a causa, appunto, dell’impiego di armi nucleari. Un’ipotesi che provocherebbe un inevitabile allargamento del conflitto che tutte le parti, al momento, vogliono evitare.

Non si può però escludere che un lancio possa avvenire direttamente dall’exclave russa nel Baltico. Conosciuto come uno dei principali porti russi nei mari del nord, Kaliningrad è anche noto come lembo di terra dove si trova una densità di armamenti come in nessun’altra area russa. Si tratta di uno dei luoghi più armati del mondo, oltre che di un paradiso fiscale per industriali e oligarchi russi in Europa, ed è collocato nel cuore del Vecchio Continente, ad appena 1.400 chilometri da Parigi e meno di 600 da Berlino. In quei 15mila chilometri quadrati si stima che si trovino oltre 200mila militari di Mosca e che dall’invasione dell’Ucraina l’area abbia conosciuto un ulteriore riarmo a causa delle tensioni tra Mosca e Bruxelles e della volontà paventata da Svezia e Finlandia di abbandonare il loro status neutrale per entrare nella Nato.

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