Sono increduli, per le misure assurde cui vengono sottoposti come quel figlio con tre dosi di vaccino che vede la madre una volta alla settimana, dietro un vetro e le parla da un microfono. Amareggiati perché le leggi che li avevano fatti ben sperare non vengono applicate e soprattutto perché nessuno si fa carico del problema degli anziani in Rsa che, una volta sopravvissuti al Covid sono stati sottoposti alla prova della distanza siderale dai propri legami. All’indirizzo mail redazioneweb@ilfattoquotidiano.it continuano ad arrivare testimonianze arrivate sull’incredibile caso delle residenze per anziani che ancora sono chiuse al pubblico e che non sembrano affatto intenzionate a riaprire, nonostante la fine dello stato di emergenza.

Se volete raccontare la vostra esperienza, scrivete all’indirizzo redazioneweb@ilfattoquotidiano.it, indicando “anziani” nell’oggetto della mail.

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“Noi parenti siamo abbandonati a noi stessi” – Scrivo in merito alla situazione ormai insostenibile nelle Rsa in Lombardia. Mia madre è ospite di una Rsa Anni Azzurri. Secondo quanto previsto dall’art. 7 della Legge 18 febbraio 2022, n. 11 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 dicembre 2021, n. 221”, per il quale recentemente la regione Lombardia ha emanato la DELIBERA N.6082, le Rsa devono garantire accessi giornalieri per le visite agli ospiti: “La Direzione della struttura della rete territoriale può adottare misure precauzionali più restrittive in relazione allo specifico contesto epidemiologico, garantendo tuttavia un accesso minimo giornaliero per ospite non inferiore a quarantacinque minuti, anche in caso di presenza di ospiti Covid”.

Nella Rsa di mia madre invece da marzo hanno addirittura ridotto le visite da due a settimana a una sola a settimana e oggi ci è arrivata la comunicazione che da settimana prossima sospenderanno temporaneamente le visite a scopo preventivo per la positività di un operatore. Tutto ciò è sconfortante e noi parenti siamo abbandonati a noi stessi, con i direttori sanitari che fanno come vogliono e nemmeno rispondono alle telefonate e alle email di noi parenti. Inoltre per persone che lavorano come me e che dovranno riprendere ad andare in ufficio da aprile diventa insostenibile questa situazione.

Mia madre è malata di Alzheimer e oltre all’assistenza sanitaria ha anche bisogno del contatto con noi parenti. Nei mesi in cui non abbiamo potuto vederla le sue condizioni sono peggiorate. Vi ringrazio per la Vostra attenzione e spero che la voce di noi parenti non resti inascoltata.
Cordiali saluti

Lettera firmata

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“La guardo da lontano su appuntamento” – Il vostro giornale, che leggo quotidianamente, mi può spiegare come verranno gestire le visite agli ospiti delle Rsa? Adesso, vedo mia madre 30 minuti a settimana, su appuntamento, da lontano.
Uno strazio…

Lettera firmata

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“Medici che non mettono mai piede in struttura per vedere le persone a cui applicano la reclusione” – Due anni sono passati dall’inizio di un lockdown che nelle Rsa sembra non avere fine e questo nonostante decreti e ordinanze ministeriali abbiano indicato visite quotidiane con tempi non inferiori ai 45 minuti.

Attualmente (6 marzo 2022) si può accedere in visita solo una volta o massimo due a settimana, per 30 minuti (con buona pace dell’efficacia dei vaccini e discorsi vari); mercoledì 29 dicembre in mattinata (avevo anche il risultato del tampone negativo fresco di stampa e la città era piena di turisti) mi arrivò una chiamata dalla Rsa per comunicarmi che da quel pomeriggio le visite sarebbero state sospese a titolo precauzionale.

Nella prima settimana di febbraio, poi, ho saputo che c’erano dei positivi (i parenti fuori come untori, mentre poi gli ospiti diventavano positivi e molto del personale era positivo e mentre noi parenti ci dobbiamo bardare come se Chernobyl fosse appena scoppiata, vedevo operatori con la mascherina sotto il mento).

Dal 16 febbraio, per ben due settimane della fisioterapia non s’è vista l’ombra né si sapeva nulla, quindi anziani soli e allettati. Tralasciando i modi burocratesi e spesso anche assurdi con cui la direzione comunica, direttori sanitari che non mettono mai piede in struttura per vedere le persone a cui applicano la reclusione, il medico non si fa mai vedere tant’è che quando un ospite ha un qualche problema (un problema all’occhio, all’orecchio… ), l’infermiere segnala per iscritto al medico il quale prescrive la terapia senza neanche visitare l’ospite; un medico che neanche fa un giro quotidiano o almeno settimanale a controllare i parametri.

Poi ci sarebbe la carenza delle pulizie delle stanze, cibo di spesso dubbia qualità, persiane delle finestre che ci mettono mesi e mesi per essere aggiustate – quando vengono aggiustate – atteggiamento cameratesco da parte di alcuni operatori e infermieri e che trattano gli ospiti come cose di cui occuparsi in fretta o in modo sgarbato; quando un degente suona il campanello il campanello spesso subito viene silenziato senza neanche rispondere e mi chiedo nell’eventualità di quando qualcuno chiami per una cosa grave…

Tante cose, comuni a molti, che potremmo scriverci un libro. Desolante è quando scrivi alle istituzioni (Regione, ULSS, ASL, ministeri) e nessuno né ti risponde né accoglie quello che non è solo un reclamo, bensì la segnalazione del fatto gravoso che mentre buona parte del mondo fuori riprende la normalità, persone anziane che ormai hanno ben poco tempo di fronte a loro rimangono recluse, in zona rossa. Mail su mail ho scritto, anche ultimamente a febbraio per via di questa ingiusta chiusura, e adesso le visite sono solo per 30 minuti a settimana con regole e modalità che ricordano i sistemi carcerari.

Su quale base scientifica? Perché se io, parente che non vado solo in visita ma a prestare assistenza morale e fisica, con tre vaccini esattamente come gli operatori non posso stare accanto al mio congiunto anch’egli vaccinato? Perché non vengono concesse visite quotidiane? A chi e a cosa serve che si tenga un anziano in isolamento o con una visita a settimana? Come moltissimi altri parenti ho scritto molte mail alla direzione e agli enti preposti, inutilmente: o il silenzio o risposte insoddisfacenti e al limite dell’insulto alla decenza umana e all’intelligenza.

Ho perso il sonno e mi sono dannata l’anima e il cervello studiando ogni DDL per cercare un appiglio. Nessuno ha fatto nulla né qualcuno è riuscito a smuovere la situazione mentre le strutture continuano con il mantra “tutela anziani, standard alti di sicurezza”. Peccato che la cura (che spesso manca in queste strutture) passi anche e per buona parte attraverso il contatto umano; invece siamo di fronte a un distacco psico-affettivo che fa sì che il mio parente, pochi giorni fa, mi abbia detto “io così non so se arrivo a fine mese” e infatti molti anziani si sono lasciati andare e morire.

Magari prima o poi questo strazio finirà (anche se molti di noi temono che dopo il 31 marzo, con la cessazione – parrebbe – dello stato di emergenza, nulla cambierà), ma nessuno ci ridarà il tempo rubato né pagherà il dolore che noi, parenti e ospiti, stiamo patendo per le decisioni inumane che ai piani alti hanno attuato.

Grazie dell’attenzione.
con forte amarezza

Lettera firmata

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“Con i nostri genitori una sola giornata all’anno”- Siamo un gruppo di parenti di anziani ricoverati nelle Rsa di Torino e provincia che si sono costituiti in un comitato per chiedere di rivedere liberamente i propri familiari liberamente come succedeva prima del Covid. Da due anni vediamo i nostri cari per mezz’ora, una volta alla settimana, il che significa due ore al mese, 24 ore in un anno. Praticamente trascorriamo con i nostri genitori una sola giornata all’anno.

Vi pare normale tutto questo e soprattutto è umano? Proprio nel momento in cui i nostri anziani hanno maggiormente bisogno di noi, non possiamo vederli, toccarli, abbracciarli, accarezzarli. Questa è pura crudeltà e follia pura, nemmeno ai detenuti è riservato questo trattamento e dobbiamo farlo a loro che , insieme ai bambini, sono le persone più deboli e più fragili di questo mondo?

Poiché non accettiamo più questa situazione perché il tempo passa in fretta e i nostri vecchi non hanno più tanto tempo davanti a sé, abbiamo deciso di coinvolgere l’opinione pubblica e i politici per far luce e chiarezza su come è gestito questo aspetto della società.

È vero che abbiamo avuto la pandemia e si è cercato di proteggere gli anziani il più possibile, però ora si sta proprio esagerando! Non capiamo perché, nonostante i nostri familiari siano tutti vaccinati e tamponati ogni quindici giorni, noi siamo vaccinati o guariti dal Covid o tamponati, non possiamo vederli da vicino, nelle loro stanze, per il tempo che vogliamo come prima del Covid.

A che serve quindi essere vaccinati o guariti se tutto resta uguale al periodo della pandemia? Ci pare che le case di riposo vogliano utilizzare questa prassi, ormai consolidata, per tenerci lontani dalle strutture in modo da non avere interferenze sul loro operato e gestire tutto senza controlli. Inoltre da Natale le Rsa sono state chiuse ai non vaccinati e alcuni di noi non vedono i propri cari da più di due mesi come se fossero gli untori da tenere lontani.

Premettiamo che durante la chiusura, da Natale a metà febbraio, periodo in cui è stato ed è ancora vietato l’ingresso in struttura ai non vaccinati, i nostri anziani sono stati contagiati dal covid e sono stati isolati in quarantena per una settimana o dieci giorni nelle loro stanze anche solo per un positivo. Quindi da chi sono stati contagiati se le visite erano proibite ai non vaccinati? I parenti non vaccinati sono sempre entrati previo tampone e non hanno mai messo in pericolo nessuno.

Quindi, nonostante oggi si stia cercando di alleggerire le misure anticovid, nelle case di riposo continuano ad esserci divieti insopportabili: si può entrare solo una volta alla settimana, per mezz’ora, al massimo due persone, attraverso una parete di plexiglass, con due fori per infilarci le braccia previo utilizzo dei guanti di plastica che arrivano all’ascella e indossando sempre le mascherine che precludono e non favoriscono una facile comunicazione attraverso questa parete di plastica.

Pensiamo che non favorire e rendere così difficili i rapporti fra gli ospiti delle Rsa e i loro parenti sia una vera crudeltà e mancanza di umanità e di empatia.

I nostri anziani hanno tutto il diritto di vivere l’ultima parte della loro vita, quella che li spaventa di più perché più fragili e indifesi, in tutta serenità, avendo accanto le persone che amano. Non si può pensare che si possano lasciare due anni e due mesi senza alcun contatto fisico e verbale con i propri cari. Certo non moriranno per Covid ma si spegneranno in solitudine con la convinzione di essere stati abbandonati.

Noi vogliamo che questo non accada più perché essi rappresentano le nostre radici, la nostra storia, sono la parte più bella e più sana della nostra società perché attraverso il loro lavoro, i loro sacrifici, i loro risparmi, hanno contribuito a far progredire l’Italia dopo la guerra. Quindi la società, lo Stato, i politici devono occuparsene cercando di restituire loro quella dignità che li ha contraddistinti durante la vita.

Se sono in queste strutture non è certo perché noi familiari vogliamo abbandonarli, ma ci sono situazioni oggettive di salute che non permettono più di poterli tenere e curare a casa, una scelta obbligata che ci fa vivere ogni giorno con enormi sensi di colpa. Oltre al senso di colpa con cui fare i conti, ci sono le rette puntuali e onerose da pagare, spesso senza avere sovvenzioni o sgravi perché una manciata di euro in più, fa andare fuori aliquota.

Ora, dopo due anni di Covid con regole emanate e poi modificate, prima un vaccino, poi due, poi tre e poi forse la quarta dose, tampone, green pass, green pass rafforzato, colloqui interni a distanza, colloqui esterni e con divisorio e guanti e mascherine, un girone dantesco nel quale non si capisce più nulla e pur non capendo e non vedendo nessuna logica in certe regole dobbiamo accettare supinamente se vogliamo vedere i nostri cari.

Ci chiediamo se chi si siede a tavolino per tessere le tele di questo folle gioco abbia un coniuge, un figlio disabile, un genitore, un nonno, una nonna in una Rsa e soprattutto se abbia un cuore. Non basta voler tenere in vita a tutti i costi gli anziani affinché non crollino i bilanci delle Rsa, bisogna offrirgli soprattutto cure amorevoli, dignità e rispetto.

Un paese democratico che toglie dignità alle persone è solo democratico nelle parole e non nei fatti. Questo problema ha bisogno di essere risolto in frettissima perché i nostri cari non hanno più tanto tempo davanti a loro e noi vogliamo garantirgli, in quest’ultima parte della loro vita, un accompagnamento sereno, non vogliamo che siano trattati come rifiuti da smaltire, buttati nei sacchi, nudi, senza dignità, come è già successo.

Per tutti questi motivi vi chiediamo di rendere pubblica la nostra denuncia affinché possa velocemente tornare alla normalità la riapertura delle case di riposo con le regole ante covid e di monitorare e seguire fino alla soluzione questo problema per poter offrire ai nostri genitori quella pace e quella serenità che meritano.

Ringraziando e confidando in un vostro cortese riscontro, porgiamo distinti saluti.

Lettera firmata

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“Situazione insostenibile” – Buongiorno voglio sottolineare, per evitare fraintendimenti, che il personale della casa di riposo dove é ospite mio padre si é comportato sempre in modo gentile e professionale, ciò non toglie che la situazione degli anziani nelle case di riposo e dei loro famigliari sia diventata insostenibile, la salute non risiede solo nella mancanza di malattie ma anche in una vita di relazioni, in particolare con i famigliari, cosa che in questo momento é impedita.

Grazie

Lettera firmata

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“Io, mia madre e la porta vetri nel mezzo. L’ultima volta in presenza? Luglio 21” – In relazione al vostro articolo su quanto in oggetto, oltre a esprimere la mia totale condivisione dei contenuti, segnalo che nonostante le Asal locali abbiano invitato i Responsabili delle Rsa a incentivare e migliorare i colloqui gli stessi non paiono interessati ad aderire motivando la decisione col fatto che le Asl riverserebbero su di loro eventuali problematiche derivanti da incontri in presenza.

Nel mio caso, nonostante tre dosi di vaccino, ho la possibilità di stare con mia madre 45 minuti la settimana con mio posizionamento in gazebo esterno, porta a vetri di separazione e mamma all’interno della struttura, microfono e altoparlante. Trovo disumana e vergognosa tale modalità, senza considerare che le condizioni psicologiche e intellettive di mamma hanno subito un tracollo. L’ultima visita in presenza, all’aperto e a distanza di 5 metri risale al luglio 2021.

Trovo inumano questo trattamento e spero che la vostra opera di sensibilizzazione serva per stabilire regole, responsabilità e modalità inderogabili per i gestori delle strutture.

Grazie
P.S. Mi riferisco a una struttura privata di Genova alla quale ogni mese pago una cifra ragguardevole…

Lettera firmata

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“Hanno colto l’occasione per non farci vedere che sono senza personale” – Finalmente qualcuno parla delle persone invisibili che sono ospitate nelle Rsa dove non si entra da 2 anni: persone sole, personale insufficiente, davvero sembrano dei lager. I proprietari delle Rsa e i direttori sanitari fanno a scarica barile dicono che sono le Asl che non permettono le visite, invece sono loro che colgono l’occasione per non far vedere la carenza di personale e la mala gestione dei pazienti. Grazie per aver toccato il problema, speriamo che cambi tutto dal 31 marzo, ma tutto in senso assoluto: permettere ai parenti di entrare e fare mangiare i loro cari aiutandolo e dar loro un po’ di affetto. Grazie ancora.

Lettera firmata

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“Le cosiddette visite sono strazianti: lei dietro a un vetro mi chiede di avvicinarmi” – Gentile redazione, vorrei segnalare la struttura presso cui si trova prigioniera mia madre. Per qualche mese ci hanno permesso la visita in presenza (20 minuti 2 o 3 volte a settimana), poi da dicembre scorso col dilagare di Omicron ci hanno chiuso di nuovo fuori, possiamo vedere i nostri cari solo da fuori dal vetro di ingresso. Le cosiddette visite sono strazianti. Mia mamma 95enne e non autosufficiente ha perso notevolmente sul piano cognitivo, ma mi fa cenno di avvicinarmi a lei. Un film dell’orrore. La struttura in questione si trova nelle Marche e a dicembre 2020 tutti i quasi 100 ospiti si sono infettati. È intervenuto l’esercito.

Lettera firmata

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“Non ci si fila nessuno, men che meno politici e amministratori”- Grazie infinite per il vostro interessamento, a noi non ci si fila nessuno, men che meno politici e amministratori. Con molto piacere prendo atto che qualcuno si è posto il problema degli anziani nelle Rsa e ha promosso questa iniziativa. Anch’io ho dovuto subire il dolore della separazione con la mamma; si possono vedere gli anziani per pochi minuti ogni dieci giorni in due stanze separate da una porta a vetri (nonostante le tre dosi di vaccino sia per me che per la mamma).

Essendo impotente allo strapotere del direttore sanitario, più di una volta gli ho chiesto di riflettere sulla sofferenza provata dagli anziani la cui peggiore paura è quella di essere lasciati soli. Gli ho chiesto provocatoriamente di ammazzarli così soffrirebbero di meno. Alle Rsa conviene mantenere questa situazione dal momento che intascano centinaia di migliaia di euro e nessuno si lamenta perché nessuno può controllare come stanno e come vengono trattati gli anziani. Mi vengono moltissimi dubbi se veramente tutte le Rsa pensano al bene degli anziani. Se un anziano avesse uno o due anni di vita è meglio farlo campare lontano da tutto e da tutti con enormi sofferenze, oppure farlo campare sei mesi accudito tra le braccia dei suoi cari?

Lettera firmata

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“Babbo non ha potuto mai abbracciare sua nipote, nata nel 2020” – Gentile redazione del Fatto Quotidiano, volevo ringraziarvi per aver portato alla luce il problema degli anziani segregati nelle Rsa da ormai due anni, come i peggiori criminali nelle carceri di massima sicurezza.

Mio padre é gravemente malato e ha bisogno di cure h 24, purtroppo all’inizio della pandemia siamo stati costretti a trasferirlo in una Rsa, una delle migliori a sentito dire. Da allora le visite sono state possibili praticamente solo in estate, all’aperto con vaccino e FFP2 (nonostante ogni evidenza scientifica provi che all’aperto il rischio contagio sia minimo e con mascherina si può dire sia praticamente nullo). Questo vuol dire che il mio babbo non ha potuto mai abbracciare sua nipote, nata a novembre 2020, nonostante siamo stati in Italia per per due volte e ogni volta per un mese e mezzo. A Natale siamo potuti andare a visitarlo solo una volta, noi fuori e babbo dietro al plexiglas e mia figlia non é potuta comunque venire! Che rischio di contagio c’é se noi eravamo fuori, lui dentro e tra di noi una parete? Ero davvero furiosa… due giorni dopo: positivo al Covid, ovviamente non per colpa di noi parenti che non lo vediamo da due anni!

A Pasqua torneremo in Italia, le restrizioni dovrebbero finire a fine marzo in tutta Europa ma, ovviamente, il mio babbo non potrá ancora conoscere sua nipote, dato che non puó lasciare la struttura e mia figlia, avendo un anno e mezzo, non può essere vaccinata.

Quello che mi sconvolge é il silenzio che vige su questo enorme problema. Mi sono lamentata più volte con la struttura ma non é cambiato assolutamente nulla. Siamo impotenti a guardare i nostri cari rinchiusi dentro queste strutture. È questo il rispetto che dobbiamo ai nostri genitori, nonni, zii? Spero che le nostre voci possano portare qualche cambiamento.

Lettera firmata

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