Il Movimento 5 stelle al Senato rinnoverà il voto a favore del decreto Ucraina, con o senza fiducia. Ma Giuseppe Conte, nell’incontro con Mario Draghi previsto nel pomeriggio (ore 17.30), ribadirà che “il governo non è nato per la corsa al riarmo”. Quindi sulle spese militari “non può essere che non ci ascolti e che nel Def ci siano fughe in avanti“. Il leader 5 stelle, dopo aver incassato la rielezione online con il 94 per cento dei voti, ha convocato i giornalisti per parlare della prima assemblea dei comitati M5s e, soprattutto, delle prossime mosse del Movimento. Negli ultimi giorni infatti, l’ex premier ha annunciato che i 5 stelle non sosterranno l’aumento delle spese militari e voteranno contro se questo dovesse essere proposto. “Non siamo contro gli investimenti militari ma contro la corsa al riarmo”, ha precisato. E “l’obiettivo di oggi con Draghi è rappresentare la posizione del M5s”, poi “siamo disposti a ragionare con il ministro Guerini, con il Parlamento. Sulle spese militari non è questione di percentuali, maggiori o minori. Il problema è anche dove andiamo a mettere queste risorse: sicuramente non possiamo distrarre risorse dal stessuto sociale che soffre”. Rispondendo poi alla domanda su come questa linea possa compromettere l’alleanza con i dem, ha precisato: “Se il Pd sarà al nostro fianco ci farà piacere, altrimenti ne prenderemo atto”. Allo stesso modo “se sarà con noi sul salario minimo, ci farà piacere, se si orienterà diversamente, ne prenderemo atto”.

Conte oggi ha specificato che la questione non riguarda il decreto Ucraina: “Il M5s si è dichiarato in modo chiaro e univoco favorevole agli aiuti all’Ucraina. Questo provvedimento non c’entra nulla con il riarmo”, ha detto. E poi ha aggiunto: “Non voglio mettere in difficoltà nessuno, ma non voglio neppure mettere in difficoltà il Paese sull’onda emotiva del conflitto. Io non intendo mettere in discussione l’accordo siglato con la Nato: non lo chiedo neppure al premier. Però gli accordi presi illo tempore devono tenere conto delle sopravvenienze e quelle dell’Italia sono superiori a quelle di altri paesi. Quindi ci si mette attorno ad un tavolo e si discutono le tempistiche e gli impegni“. Conte ha anche detto che il Movimento 5 stelle non voterà l’ordine del giorno di Fratelli d’Italia sull’aumento della spesa militare. Anche se un ordine del giorno simile, ma presentato dalla Lega e sostenuto da quasi tutti i partiti, è stato votato dagli stessi M5s alla Camera. “Se dovesse succedere che alcuni senatori lo sottoscriveranno”, ha precisato rispondendo a una domanda su eventuali dissensi interni, “ne riparleremo: ma tenderei ad escluderlo. E’ una posizione chiara ed univoca quella che c’è all’interno Movimento 5 stelle”. A questo proposito, a chi chiedeva invece cosa ne pensasse Beppe Grillo, il presidente M5s ha replicato dicendo che sulla situazione in Ucraina, “Grillo non si è espresso quindi da parte mia sarebbe una indelicatezza interpretare il suo pensiero. Però mi spingo a dire che ci siamo confrontati e nel complesso ci siamo ritrovati a condividere varie riflessioni”.

Solo ieri sera, il leader è stato rieletto con il 94% delle preferenze. “Il 12% in meno voti? C’è molta soddisfazione perché si trattava di ripetere votazione che c’era già stata. Per essere una ripetizione è significativa: di solito nostre votazioni oscillano sui 30mila votanti“. Conte aveva aperto la conferenza stampa parlando anche degli ultimi giorni di confronti con i comitati M5s: “Il nostro non sarà un percorso calato dall’alto”, ha assicurato, “avremo un confronto con i territori” per elaborare un “progetto di governo condiviso. Tra pochi giorni presenteremo le iniziative della scuola di formazione, abbiamo bisogno di studiare continuamente i temi che interessano gli italiani”. In particolare, nella plenaria dei comitati M5S “abbiamo affrontato due aspetti che ci fanno riflettere molto, uno è il calo demografico… La soglia delle 400mila nascite è una soglia che rischia di portare all’impoverimento generale del paese. Se continua così nel 2048 i decessi doppieranno le nascite”. Per questo bisogna puntare su “percorsi che contrastino la denatalità”, ha proseguito. “L’altro tema è la scarsa produttività del sistema Paese, il nostro è un sistema poco efficiente. Questo abbraccia la scarsa efficienza della Pa, la lentezza dei processi”, inoltre “nostra forza lavoro non è adeguatamente qualificata”.

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