Il potenziale offensivo russo è “sovrano”. Tutti i sistemi d’arma forniti dall’occidente? “Sono solo difensivi, possono giusto rallentare l’avanzata dei sistemi russi: non possono certo fermarla, né tantomeno sovvertire le sorti del conflitto”. Tiziano Ciocchetti è responsabile dell’area “mondo militare” di Difesa Online: a lui ilfattoquotidiano.it ha chiesto un parere sulle armi “simbolo” della resistenza ucraina, quelle che si vedono nei video postati ogni giorno sui social di Kiev per mostrare al mondo l’eroica difesa che stanno tentando da soli, imbracciando le armi dell’Occidente. Che siano state efficaci finora lo dimostra il monito di ieri del Cremlino all’Occidente: colpiremo chi le porta. Ma dopo 18 giorni, con l’offensiva di Mosca si fa di ora in ora più intensa, allargandosi a Ovest e alzando il tiro su basi aeree e centri di addestramento, sono utili e sufficienti? La risposta è fulminante: “No, abbiamo fatto la flebo a un moribondo”.

Perché con l’assedio della capitale e delle altre città-chiave come Mariupol e Mykolaiv, i russi intensificano i raid aerei e fanno entrare in campo sistemi ben più sofisticati e brutali, come i “droni kamikaze” (loitering munition) prodotti dalla Kalashnicov che sorvolano a lungo un’ara e sganciano a terra testate di esplosivo con centinaia di biglie d’acciaio che moltiplicano gli effetti letali. Come i pezzi d’artiglieria a guida laser. Come risponde la resistenza di Zelensky? Con quello che gli abbiamo dato, vale a dire un mix di sistemi anticarrro e droni, “buono per rallentare l’assedio, del tutto impari nel contrastarlo, specie senza una copertura aerea”, dice l’esperto.

IL JAVELIN
I missili come il Javelin americano e il NLAW inglese colpiscono a una lunga distanza, 3-4 mila metri, e hanno un sistema che li guida in maniera automatica contro gli obiettivi. Prima dell’attacco, i due Paesi ne hanno consegnati duemila a Kiev. Sono stati usati soprattutto nel Donbass e nelle zone di Kharkiv dove le brigate di Mosca hanno avuto i danni più grossi. “Il primo è un sistema missilistico “lancia e dimentica” di fabbricazione americana, ottimo come difesa anticarro ma non diverso, come concetto, da quelli usati dalla Nato al Varco di Fulda, il territorio pianeggiante tra l’allora Repubblica Democratica Tedesca e Francoforte sul Menp, per contrastare l’avanzata dei carri sovietici”. Si tratta di un’arma piccola, portatile, eppure micidiale. “La loro efficacia in un attacco che si fa sempre più massiccio però diventa relativa, poi c’è il problema di quanti militari ucraini presto saranno in grado di usarli, perché per quanto “basici”, quegli strumenti richiedono un minimo di addestramento”, rileva l’esperto.

GLI “STINGER”
Lo stesso vale per i missili antiaereo Stinger, determinanti in Afghanistan e assurti a vera e propria “etichetta” della resistenza ucraina. I soldati di Kiev avevano già i celebri lanciarazzi russi tipo Rpg, usati da tutti i guerriglieri per colpire blindati più piccoli e camion di rifornimenti. Sono molto utili anche nei “combattimenti urbani”, per colpire i cecchini nascosti nei palazzi. Gli ucraini ne hanno ricevuti tantissimi: la Danimarca ne ha spediti 2.700, la Norvegia 2mila M72, la Svezia 5mila Pansarskott m/86, la Germania mille. “E’ un altro sistema missilistico spalleggiabile, miete molte vittime tra gli elicotteri grazie al sistema di aggancio a infrarossi. Nei filmati dei giorni scorsi lo si è visto colpire a 450 metri un Ka-52 Alligator: ma quanti sono in grado di usarlo?”.

I DRONI TURCHI
L’arsenale di Kiev è stato rifornito anche dei potenti droni turchi Bayraktar TB2, assurti a eroe popolare nella guerriglia Air Force ucraina. Lanciato per la prima volta nel 2014, ha distrutto 796 obiettivi in cinque guerre in Siria, Ucraina ed Etiopia. La piccola flotta ha dato filo da torcere all’esercito russo colpendo batterie di missili terra-aria, convogli di carburante e altri obiettivi vitali per lo sforzo bellico della Russia. “Si sono rivelati efficaci, certo, ma queste armi con bombe a guida laser utilissime per obiettivi chirurgici non costituiscono un valore aggiunto così forte, ora che il conflitto sta diventando ad alta intensità”.

E dunque? “Dal punto di vista strettamente militare, il potenziale offensivo russo è sovrano. I sistemi d’arma che abbiamo inviato hanno il potenziale di rallentarlo, ma non fanno vincere una guerra come questa”. A volte, rileva Ciocchetti, si stenta a leggere sui giornali e nei dibattiti in tv un punto essenziale: “Questa non è la Bosnia, il Kossovo o l’Afghanistan, che spesso vengono citati: questa è “roba da grandi”. C’è la seconda potenza militare al mondo in campo, l’altra – vale a dire la Nato – non ci entra e noi possiamo solo agire con la stretta delle sanzioni e fornendo armi che sappiamo non possono reggere l’urto: sono flebo a un moribondo. La mia valutazione strettamente personale è che l’Occidente usa le parole più alte, ma manda gli ucraini al macello. E che le sanzioni arrivino laddove le armi, sulla carta, hanno già perso è un grosso azzardo. Magari prima o poi riusciranno a condizionare il Cremlino portandolo a negoziare: ma a che prezzo?”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire perché noi, come tutti, non lavoriamo gratis. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Serbia, il Paese che vuole l’Ue ma non sanziona la Russia: dal Kosovo ai legami economici, le ragioni dell’alleanza tra Belgrado e Mosca

next