“Nelle stazioni di campionamento prossime all’approdo di Gela le concentrazioni dei composti radioattivi sono risultate essere sempre inferiori ai limiti di rilevabilità, a esclusione dell’Uranio 238 e del Torio 234”. È un passaggio del parere negativo che la Regione Siciliana ha inviato nei giorni scorsi al ministero per la Transizione ecologica sul progetto del gasdotto che dovrebbe collegare Malta a Gela. A scrivere il documento è stato l’ente gestore della riserva del Biviere e riguarda la procedura di valutazione ambientale di un’opera del valore di centinaia di milioni di euro, finanziata dall’Unione europea perché ritenuta strategica nel Mediterraneo, soprattutto per la capacità di approvvigionamento di gas da parte di La Valletta.

Il progetto è stato presentato quattro anni fa e, per quanto in una prima fase servirà soltanto l’isola dei cavalieri, venne accolto con interesse dall’allora governatore della Sicilia Rosario Crocetta, che proprio di Gela è stato sindaco a inizio anni Duemila. Tuttavia a coltivare perplessità sulla capacità del territorio di sopportare a livello ambientale il peso dell’opera – a Gela approda già un gasdotto che parte dalla Libia – sono in tanti.

Il motivo è presto detto: nonostante l’avvio della conversione in chiave green del petrolchimico, gli effetti di decenni di industrializzazione hanno inevitabilmente inciso sul piano ambientale. Nel parere di 63 pagine spedito a Roma si fa più volte ricorso all’espressione “cumulo degli impatti”, ovvero la necessità di valutare la singola opera considerando quanto già esistente sul territorio. “Si ritiene che il progetto debba tenere in considerazione altri tracciati”, viene affermato nel documento. Tuttavia le possibilità che il progetto venga modificato potrebbero non essere molte. La rotta che porta a Gela è stata scelta, scrive l’ente gestore della riserva per conto del dipartimento Ambiente della Regione, basandosi “su criteri economici, pratici, mettendo in secondo piano il cumulo degli impatti complessivo sui siti di rete Natura 2000 e gli obiettivi di conservazione dei piani di gestione”.

Quella di Gela, infatti, è un’area molto particolare. Se da un lato soffre degli effetti, anche sulla salute, degli impianti industriali realizzati dalla seconda metà del Novecento in poi, dall’altro conserva habitat ritenuti molto importanti, specialmente per l’avifauna, al punto che l’Unione europea ha deciso di inserirli tra quelli tutelati. E se sullo stato di salute del territorio che dovrebbe ospitare la parte onshore del gasdotto da anni si hanno diverse informazioni – comprese la carenza di bonifiche per cui in passato sono stati stanziati dei fondi e la presenza di problemi non secondari, come i roghi delle plastiche delle serre che insistono a ridosso dell’area naturale – nuovi dati sono arrivati dai fondali. A chiedere gli studi ecologici era stato l’anno scorso lo stesso ente chiamato a dare il parere. Dalle ricerche è emerso che nelle acque antistanti la costa sono presenti concentrazioni di due elementi radioattivi, tra cui l’Uranio 238, meglio conosciuto come uranio impoverito. “L’Ispra – si legge – nell’ambito delle discariche con presenza di radionuclidi naturali cita il sito di Gela tra quelli italiani più problematici per volumi e per il fatto che per anni sono stati dispersi in mare”.

Ma le criticità, stando al documento, sarebbero anche altre. Nei campioni di pesce esaminati sono state trovate “concentrazioni apprezzabili” di metilmercurio e arsenico, mentre nei crostacei e nelle fanerogame marine i ricercatori hanno individuato anche cadmio e piombo. Tutti fattori che per l’ente gestore dovrebbero spingere a rivedere il progetto del gasdotto, individuando un approdo in Sicilia in una zona lontana da Gela. “Nel caso non possa essere percorribile un’altra delle ipotesi di tracciato – si legge nelle conclusioni del parere – si ritiene necessario bilanciare con importanti azioni di restauro ambientale”.

Il tema del gasdotto finirà anche al vaglio del Parlamento europeo per effetto di un’interrogazione dell’eurodeputato dei Verdi Ignazio Corrao. “La corsa all’approvvigionamento del gas genera mostri – scrive in una nota -. Non permetteremo che il gasdotto Italia-Malta, richiesto dal governo maltese, distrugga i siti naturali protetti dall’Ue a Gela, in Sicilia”. Corrao ha sottoscritto una risoluzione in cui viene chiesto alla Commissione europea di rivedere la lista dei progetti di interesse comune da finanziare. “Siamo convinti che la lista della Commissione, oggi più che mai, sia assolutamente fuori dalla storia – continua l’eurodeputato – perché contiene progetti inquinanti, non necessari, pericolosi, costosissimi, che per giunta continuano a creare dipendenza dall’estero, come le infrastrutture legate all’approvvigionamento di gas. Per questo voteremo per revisionarla proponendo una lista alternativa, che ridiscuta la logica del gasdotto Italia-Malta, attorno al quale girano interessi enormi, come ha dimostrato l’omicidio di Dafne Caruana”. Il riferimento all’omicidio della giornalista maltese fa parte delle premesse della risoluzione presentata dal gruppo Verdi-Ale.

L’immagine in alto è di archivio

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