“Non siamo missionari ma professionisti”. È questo il grido di allarme degli infermieri che oggi hanno scioperato in tutta Italia per chiedere al governo e alle istituzioni un riconoscimento della loro professionalità e per denunciare le carenze del personale. “Sono stati due anni impegnativi per tutti noi, abbiamo dato l’anima” racconta un’infermiera che lavora nel reparto di malattie infettive di uno dei più grandi ospedali milanesi. Oggi è scesa in piazza insieme a un centinaio di suoi colleghi davanti al Pirellone indossando il camice e una finta flebo perché “ci stanno dissanguando”. Dall’inizio della pandemia, nonostante i proclami, “non è cambiato nulla” denuncia Donato Cosi, coordinatore regionale del Nursind lombardo, che punta il dito contro la mancanza di programmazione degli organici sia a livello ospedaliero sia a livello di territorio. “Siamo alla quarta ondata ma è come se non fosse successo nulla”. Gli infermieri chiedono un cambio di passo sia a livello regionale sia a livello nazionale. “Da questo governo non abbiamo ricevuto nessun segnale di attenzione – conclude il segretario nazionale del Nursind Andrea Bottega – il nostro calvario dura da 24 mesi e ora siamo stanchi e arrabbiati. Chiediamo una valorizzazione concreta della professione. Se non ci ascolteranno, a febbraio le giornate di sciopero saranno almeno due”.

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