Quando entrano in vigore le nuove norme sulla quarantena? Dopo i cinque giorni della cosiddetta “auto-sorveglianza” è obbligatorio un tampone d’uscita per chi, vaccinato con due o tre dosi, ha scoperto di essere contatto stretto di un positivo? E per i positivi-vaccinati cambia qualcosa? Sono solo alcune delle domande che in molti si stanno ponendo dopo che il consiglio dei ministri di ieri ha alleggerito le regole sugli isolamenti per andare incontro alle richieste delle Regioni e cercare di non bloccare il Paese alle prese con l’aumento dei contagi. Domande che nascono da un dato di fatto: la comunicazione del governo non brilla per chiarezza. La conferma arriva da giornali, dai social e dai tentativi di spiegazione di chi ha contribuito ad approvare le nuove regole in questione.

Ad esempio Italia Viva: il partito di Matteo Renzi ha pubblicato sul suo profilo twitter una serie di slide che nelle intenzione avrebbero dovuto semplificare la comprensione del contenuto del nuovo decreto. Nella grafica sulle nuove quarantene, tuttavia, Italia Viva parla di entrata in vigore dal 10 gennaio. E’ così? In realtà no, perché nel comunicato stampa del governo la data del 10 gennaio è indicata solo per l’allargamento della platea di attività per cui è necessario avere il Super Green Pass. Per quanto riguarda gli isolamenti, invece, una data non c’è. E questo dato, confermato al fattoquotidiano.it dal ministero della Salute sta a indicare che le nuove regole si ritengono in vigore alla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. Cosa che ancora non è avvenuta e lascia adito a ulteriori dubbi su dettagli poco chiari.

Per quanto riguarda i vaccinati con due o tre dosi che hanno scoperto di essere contatti stretti di un positivo, ad esempio, non è chiarissimo il riferimento all’obbligo di tampone d’uscita. Nella fattispecie, se la parte iniziale del testo diffuso dal governo era chiarissimo sul tema, l’ultimo paragrafo contribuisce a creare incertezza. Ecco il passaggio, testuale: “Infine, si prevede che la cessazione della quarantena o dell’auto-sorveglianza sopradescritta consegua all’esito negativo di un test antigenico rapido o molecolare, effettuato anche presso centri privati; in tale ultimo caso la trasmissione all’Asl del referto a esito negativo, con modalità anche elettroniche, determina la cessazione di quarantena o del periodo di autosorveglianza“. A rigor di logica, il vaccinato con tre dosi, contatto di positivo, dopo 10 giorni senza sintomi non dovrebbe obbligatoriamente sottoporsi a un test, che invece dovrebbe essere obbligatorio con l’insorgenza di alcuni sintomi. E qual è il vantaggio per il cittadino se l’autosorveglianza dura 10 giorni e la vecchia quarantena solo sette, se poi è comunque previsto un tampone finale?

Non è un caso, poi, che le incongruenze della comunicazione governativa abbiano creato dei cortocircuiti giornalistici. Alcune testate, ad esempio, parlano di entrata in vigore delle nuove regole sulle quarantene il 10 gennaio (Repubblica), sottolineando che anche per i vaccinati contatti stretti di un positivo sia necessario il tampone d’uscita dalla auto-sorveglianza (sempre Repubblica). Il Corriere della sera, invece, non indica una data precisa per l’entrata in vigore delle nuove norme sugli isolamenti e non aggiunge alcunché sul tampone d’uscita. Questa differenza tra le due testate non è la contrapposizione tra chi ha sbagliato e chi ha scritto il giusto bensì la testimonianza plastica del fatto che il comunicato dell’esecutivo non è sufficientemente chiaro. E se ad essere confusi sono i giornalisti specializzati, figurarsi i cittadini, che hanno riversato sui social tutti i loro dubbi.

Anche qui valga un esempio su tutti. Una giornalista con grandissimo seguito (Selvaggia Lucarelli) ha postato un tweet in cui lamenta la poca chiarezza dell’informazione governativa. In poche ore sono arrivate centinaia di risposte, moltissime sullo stesso tenore e con gli stessi dubbi sollevati dalla Lucarelli, segno inequivocabile che in molti non hanno compreso i dettagli delle nuove leggi. Non va meglio, poi, se si osservano i commenti al post di Enrico Letta su Twitter: anche qui decine e decine di italiani inviperiti per la mancata chiarezza della comunicazione governativa. Il tutto in attesa della pubblicazione del decreto e, a questo punto, dell’ennesimo capito delle faq del governo con le risposte alle domande della gente.

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