Dal globale al locale: combattere il cambiamento climatico si può fare anche partendo dalle piccole realtà e attraverso il “contagio positivo”. Così nasce il Tavolo per il Clima di Luino, in provincia di Varese. Nato tra le Prealpi e il Lago Maggiore, lontano dalle grandi città di Lombardia e Piemonte, il suo obiettivo è andare oltre la tutela del paesaggio: vuole infatti elaborare strategie concrete per ridurre le emissioni di Co2 attraverso le proposte dei cittadini. “Dalle istituzioni internazionali viene solo un bla bla bla, un ‘faremo faremo faremo’ ma non viene mai detto quando – racconta Gianfranco Malagola, 67 anni, uno dei fondatori, riprendendo un concetto espresso pochi giorni fa da Greta Thunberg – Quindi noi abbiamo deciso di avviare il cambiamento dal basso”. In poco più di due anni, unendo l’esperienza dei Fridays for Future e di un solido associazionismo locale, l’esperimento di Luino è diventata una realtà affermata nell’alto Varesotto. Numerosi paesi del Verbano ne hanno già seguito l’esempio, ma ora l’obiettivo è “contaminare” il resto d’Italia.

“Non siamo geni che dicono le cose dall’alto – spiega Giulio Loia, 18 anni – ma persone che si sono rese conto di quanto l’ambiente sia importante e hanno voglia di fare qualcosa per farlo capire ai cittadini, al di là della protesta”. Il desiderio di agire per la comunità era però radicato in questa zona, già prima dell’inizio riunioni del Tavolo: la Comunità operosa guidata da Malagola, nel gennaio 2019, era infatti riuscita ad unire sotto un’unica bandiera numerose organizzazioni di volontariato della zona. A indirizzare la maggior parte degli sforzi sull’emergenza climatica è stato però il grido d’allarme degli studenti, sul modello Thunberg: “Nel novembre del 2019 io e Sofia Focarete, la presidente del Tavolo, siamo riuscite a strappare più di 500 ragazzi di due scuole superiori dalle lezioni – spiega la 20enne Ilaria Notari – È stata la nostra prima vittoria”. Il problema del surriscaldamento globale in quei giorni così è diventato evidente a Luino. Così con il sostegno delle associazioni locali, le due giovani attiviste hanno iniziato a girare per i comuni vicini, per presentare la “Dichiarazione di stato di emergenza climatica”. Sottoscrivendola, i sindaci della zona si sono impegnati a mettere in campo una serie di progetti, entro 6 mesi, per la mitigazione e l’adeguamento ai cambiamenti climatici. Tra questi anche un Tavolo per il Clima. Il piccolo Brezzo di Bedero – 1200 abitanti – è stato il punto di partenza. Poi sono arrivate le firme anche di altri 9 Comuni, uniti nella Rete per il Clima del Verbano.

Racconta Malagola che l’inizio non è stato semplice: il primo rifiuto è arrivato proprio dall’amministrazione di Luino. “Non erano interessati – spiega Elena Brocchieri, che ha seguito dall’inizio i lavori del Tavolo e che ora è diventata assessora alle Politiche giovanili – Ci riunivamo autonomamente in uno spazio piccolo”. Le ultime elezioni però hanno segnato una svolta: oltre alla Dichiarazione, approvata dal consiglio comunale all’unanimità nel gennaio 2020, la nuova giunta ha inaugurato una stagione di collaborazione proficua con gli ambientalisti locali. Così nonostante gli ostacoli del lockdown e della pandemia del Covid-19 i lavori sono iniziati. “I risultati ci sono e richiamano l’interesse delle persone a dialogare con noi – commenta soddisfatta Nicoletta Ruscio, 55 anni, già attivista di Legambiente Laveno-Luino – Una ragazza di un paese distante ci ha chiesto di parlare lì della nostra esperienza”.

Al momento i membri dell’assemblea – selezionati tramite un bando – sono venti. Sono però molti di più i partecipanti ai tre laboratori – che si radunano settimanalmente – su Mobilità, Energia e Cibo. Quelli “che per la scienza sono i temi fondamentali” per ridurre l’impronta carbonica. Lo studio delle risorse del territorio e la sua valorizzazione, in ottica sostenibile, sono alla base dei progetti su cui poi il Tavolo si confronta ogni due settimane. “Elaboriamo documenti che descrivano passo passo come mettere in pratica un’idea – racconta Giulio, a capo del comparto mobilità – Io per esempio mi sto occupando delle linee guida per creare da zero o migliorare un Pedibus”. Ci sono poi strategie per implementare l’uso dell’energia rinnovabile, per mappare le emissioni o per ridurre lo spreco alimentare, in collaborazione con gli esercizi commerciali della zona. Fondamentale è il supporto dei giovani: “Prima del lockdown erano tanti. Ma molti poi si sono allontanati, vanno a Milano a studiare – afferma Mariella Martorana, 55 anni – Cerchiamo di coinvolgerli con un progetto di alternanza scuola lavoro in varie attività” per la tutela dell’ambiente. La forza di queste assemblee è, d’altra parte, l’interazione tra persone con età ed esperienze differenti: “La nostra azione viene dal basso, è un esperimento di democrazia partecipativa, di politica nel vero senso della parola, perché ci prendiamo cura della cosa pubblica – aggiunge Alessandro, insegnante di 33 anni – Non siamo tecnici, ma quando abbiamo bisogno di competenze specifiche riusciamo a trovarle tra le persone che si uniscono a noi”.

C’è poi un quarto laboratorio di comunicazione, impegnato a informare sulle conseguenze dell’emergenza climatica e a diffondere i risultati del Tavolo. Luino vuole infatti essere il capofila di un’esperienza ripetibile: “I progetti che pensiamo e facciamo non devono valere solo per Luino – afferma Mariella – devono poter essere indossati anche dagli altri paesi”, più piccoli e con disponibilità economiche minori. Non sempre le dinamiche della città riescono a ripetersi in maniera efficace, a volte a causa delle partigianerie partitiche – come racconta l’esempio di alcuni paesi vicini -, ma il caso virtuoso di Luino sta facendo scuola nella provincia di Varese e ha creato intorno a sé una rete di comuni sempre più attivi contro l’emergenza climatica.

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