“La gente non va a votare perché non riesce ad andare avanti. Io vivo con una pensione da cinquecento euro e ogni mese devo scegliere se mangiare o pagare le bollette”. Franco è un pensionato che abita nel quartiere Vallette a Torino. In questo angolo della periferia nord, al primo turno ha votato soltanto il 42% degli aventi diritto. Una situazione ben diversa rispetto a cinque anni fa quando andò a votare quasi il 60% con una netta prevalenza del Movimento 5 Stelle. Oggi a vincere è stato l’astensionismo. E in vista del ballottaggio la percentuale dei votanti potrebbe abbassarsi ancora di più. “Ci hanno fatto tante promesse, ma poi sono scomparsi. Una volta che perdi il giro non lo recuperi mai più” racconta Claudio che gestisce una macelleria nel centro commerciale del quartiere. Intorno a lui, le altre serrande dei negozi sono chiuse da anni dopo che nei dintorni “hanno aperto diversi supermercati”. Al mercato ci sono soprattutto anziani. “Abbiamo perso la fiducia” spiega una signora che non sa ancora se andrà a votare al ballottaggio. Ma quando le si chiede di che cosa si dovrebbe occupare il nuovo sindaco non ha dubbi: “Dei poveri, nessuno si occupa di noi”. Il capoluogo piemontese ha una delle percentuali più alte di percettori del reddito di cittadinanza rispetto al totale degli abitanti, quasi il doppio rispetto a Milano. “Nei prossimi mesi potranno partire migliaia di sfratti che erano stati sospesi durante la pandemia” avverte Stefano, sindacalista Asia Usb che segue diverse famiglie che hanno perso la casa o rischiano di perderla. C’è chi come Antonio è stato sfrattato lo scorso inverno: “So che cosa vuol dire essere buttato in mezzo alla strada al freddo”. E chi come Zora, una madre marocchina che vive da sola con la sua bambina, rischia di essere sfrattata a fine ottobre. “Questo comune dovrebbe occuparsi degli ultimi – conclude il sindacalista – e invece nel bel mezzo del ballottaggio abbiamo visto il solito rituale dei politicanti che fanno promesse nei loro giri in periferia”. Nelle ultime settimane i due candidati sindaco Marco Damilano e Stefano Lo Russo hanno macinato chilometri nei quartieri più periferici. “Siamo zero a zero, se andiamo tutti a votare vinciamo noi” avverte Damilano promettendo di “riportare i soldi in città”. Lo Russo ha deciso di portare una sedia in vari punti della città per incontrare singolarmente i cittadini: “Ci chiedono di parlare di lavoro – spiega il candidato del centrosinistra – questa è la vera grande emergenza della città”. Lo sanno bene gli oltre quattrocento operai della ex-Embraco che dopo anni di promesse non sanno ancora quale sarà il loro destino. “Questa città è stata distrutta a livello industriale – spiega ai due candidati l’operaio Maurizio Ughetto – chiediamo al nuovo sindaco di andare a Roma per battere i pugni sul tavolo perché questa città deve risorgere”.

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