Sono scene di guerra quelle che arrivano da Beirut, capitale del Libano, dove il bilancio delle vittime e dei feriti continua a crescere col passare dei minuti. Nella tarda mattinata, sostenitori dei partiti sciiti di Hezbollah e Amal, a cui poi si sono aggiunti alcuni altri sostenitori del partito cristiano Marada – alleato dei primi due – si sono radunati di fronte al Palazzo di Giustizia, nei pressi di Tayouneh – una grande piazza nell’area centro meridionale di Beirut che separa le municipalità sciite di Dahyeh e di Chiyah dai quartieri cristiani di Furn el Chebbak e Ain el Remmaneh – per protestare contro quella che la leadership delle due formazioni sciite considera una “politicizzazione delle indagini” sull’esplosione al porto di Beirut del 4 agosto 2020.

Secondo quanto riferisce l’Esercito libanese, gli scontri a fuoco sono iniziati quando alcuni spari sono partiti da un palazzo ad Ain el Remmaneh indirizzati verso i manifestanti sciiti, molti dei quali unitisi alla protesta già armati e subito in condizioni di rispondere al fuoco. È intervenuto anche l’Esercito che ha poi diffuso un comunicato col quale ha chiesto l’evacuazione dell’area e avvertito che farà fuoco su chiunque giri armato. In strada e sui tetti dei palazzi sono quindi attivi i soldati dell’Esercito libanese, sostenitori di Amal, Hezbollah e Marada e quelli delle Forze libanesi, partito cristiano nazionalista notoriamente ostile ai due movimenti sciiti. Negli scontri sono stati utilizzati anche kalashnikov e lanciarazzi.

L’area dello scontro è quasi del tutto sovrapponibile ad una delle più celebri linee del fronte della guerra civile libanese, durata dal 1975 al 1990. Il conflitto iniziò formalmente proprio dopo uno scontro a fuoco nel quartiere di Ain el Remmaneh. Sia il presidente della Repubblica Michel Aoun, che il primo ministro Najib Mikati, hanno invitato alla calma, senza particolare successo.

Obiettivo della protesta “sciita” è il giudice Tarek Bitar, che nei giorni scorsi ha emesso un mandato d’arresto nei confronti dell’ex ministro della Salute e soprattutto delle Finanze – nonché membro di Amal – Ali Hassan Khalil, dopo che quest’ultimo si era rifiutato di comparire per essere interrogato. Ali Hassan Khalil è considerato il braccio destro del leader di Amal, Nabih Berri, che dal 1992 ricopre anche la carica di speaker del Parlamento e verso il quale stamattina centinaia di manifestanti hanno intonato cori di sostegno.

La protesta è iniziata quasi contestualmente alla notizia del rigetto, da parte della Corte di Cassazione, del ricorso dello stesso Khalil e di un altro membro di Amal, Ghazi Zeaiter, contro il giudice Bitar che potrà quindi proseguire nelle indagini. Bitar viene considerato non imparziale dai sostenitori di Amal ed Hezbollah – ancora lo scorso lunedì, il leader di quest’ultima formazione, Hassan Nasrallah, ha invocato la sua sostituzione con un “giudice onesto” – mentre tende a godere della fiducia delle associazioni delle vittime dell’esplosione al porto di Beirut. Nell’ultimo consiglio dei ministri di mercoledì, Amal ed Hezbollah si erano detti pronti a portare la gente in piazza e a ritirare i loro ministri – come già accaduto in altri momenti di “stallo” nella storia recente del Libano – nel caso in cui il governo non prenda una posizione chiara sul giudice Tarek Bitar.

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