Esiste il rischio di una “grave compromissione” dell’operatività dei porti, con conseguenze pesanti su tutto il settore e l’indotto economico, se davvero i lavoratori – ad iniziare da Trieste – si incroceranno le braccia con l’inizio dell’obbligatorietà del Green pass. E così il Viminale corre ai ripari e si vede costretto a indicare un possibile passo indietro sulla certificazione verde: lo fa con una circolare, firmata dal capo di gabinetto Bruno Frattasi, nella quale chiede alle imprese portuali di valutare di mettere a disposizione tamponi gratuiti per i lavoratori. Un’ipotesi che il Comitato dei lavoratori respinge annunciando che “se non verrà ritirato l’obbligo” nei luoghi di lavoro “bloccherà le attività”.

A poco più di 48 ore dal ‘giorno X’ il testo, inviato a tutti i prefetti, si è reso necessario dopo una riunione di coordinamento interministeriale – convocata dalla Presidenza del Consiglio – sulle attività in ambito portuale e sottolinea come “possibile incidenza di eventuali defezioni dovute alla mancanza di Green pass” possa “determinare una grave compromissione dell’operatività degli scali” e quindi “conseguenze altrettanto critiche per il settore e per il relativo indotto economico”. Da qui, la sollecitazione agli operatori della filiera della logistica in ambito portuale affinché valutino “di mettere a disposizione del personale sprovvisto di Green pass test molecolari o antigenici rapidi gratuiti”.

Nel corso della riunione, si legge nel testo inviato alle Prefetture lunedì, “è stata condivisa l’esigenza di procedere, con il coinvolgimento della rete prefettizia, a un immediato monitoraggio dei dipendenti sprovvisti” della certificazione verde. Ciò allo scopo di valutare l’incidenza “di eventuali defezioni dovute alla mancanza di green pass suscettibile di determinare una grave compromissione dell’operatività degli scali”.

Al documento ha fatto seguito oggi un’ulteriore circolare, firmata sempre da Frattasi, per sgombrare il campo da possibili interpretazioni sull’espressione “tamponi gratuiti”. Questi infatti non sarebbero a carico dello Stato, ma le imprese del settore portuale vengono sollecitate a valutare in piena autonomia quale soluzione adottare per dotare i propri dipendenti del Green pass in modo da evitare “conseguenze critiche” per il settore ed il relativo indotto.

La situazione dei portuali è particolarmente critica a Trieste, dove i lavoratori sono scesi in piazza rifiutando qualsiasi mediazione sul Green pass e minacciando l’astensione dal lavoro in massa a partire dal 15, giorno in cui entrerà in vigore l’obbligo. Il presidente dell’Autorità portuale del mare Adriatico Orientale, Zeno D’Agostino, è arrivato a minacciare di dimettersi se non si troverà un accordo dopo che i portuali hanno ribadito la volontà di bloccare lo scalo.

Nel pomeriggio le aziende che operano nel porto triestino, durante un incontro con il prefetto Valerio Valenti, si sono dette disposte a pagare i tamponi ai lavoratori fino al 31 dicembre. Tra gli operatori presenti, c’erano spedizionieri, agenti marittimi e terminalisti. A Trieste, come anche in altri porti, è alta la quota di lavoratori sprovvista di Green pass, il 40% secondo il Coordinamento lavoratori portuali della città giuliana. “Gli operatori presenti – ha spiegato Valenti – sono disposti ad anticipare il pagamento dei tamponi dal 15 ottobre, ma solo fino al 31 dicembre e a patto che dal 16 ottobre, però, riprenda l’attività”. Una analoga trattativa è in corso anche per altri settori come il comparto dei trasporti pubblici in Friuli Venezia Giulia: la Regione sta discutendo con le aziende del territorio nel tentativo di raggiungere lo stesso obiettivo.

Non sono mancate le reazioni politiche, di diverso segno. Per il Pd la raccomandazione del Viminale è “inopportuna”. Andrea Romano e Davide Gariglio, deputati dem membri della commissione Trasporti della Camera, parlano di una indicazione “contraddittoria” con le “indicazioni già venute dal governo nei confronti della totalità delle aziende italiane”. E chiedono alla ministra dell’Interno Lamorgese di “correggere questo passaggio della circolare” così da “garantire il necessario livello di serenità e sicurezza a tutti gli operatori del mondo portuale”. Caustico il commento di Matteo Salvini, che ne approfitta per attaccare la guida del Viminale: “Ah, ma quindi si può fare! E per gli altri milioni di lavoratori invece zero? Invece delle imprese, a contribuire dovrebbe essere lo Stato. Inadeguata”.

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