Quarto Oggiaro? Ha ragione, non ho la minima idea di dove diavolo stia. Se mi metto in macchina fuori dal centro di Milano, sicuro che mi perdo”. Parola di Vittorio Feltri, direttore editoriale di ‘Libero‘, capolista di Fratelli d’Italia e da oggi consigliere comunale a Milano. Con 2.268 voti è stato il più votato nel partito della Meloni, ma a Palazzo Marino i suoi elettori probabilmente non lo vedranno mai. “È chiaro che non me ne frega un cazzo, di amministrazione non ci capisco nulla. Magari vado lì la prima volta giusto a vedere com’è, a curiosare”. Senza di lui, dicono i voti raccolti dai singoli candidati, il partito della Meloni vedrebbe più nero.

Non si prende impegni, Feltri. “Adesso, chiariamoci, non ho la fregola di andare in Comune che tanto poi ti rompi i coglioni. Se mi chiamano magari vado per vedere com’è, per curiosare, magari no. Finora non si è fatto vivo nessuno. Ma alla fine sono contento“. Contento alla Feltri, cioé affatto: “Era chiaro che avrebbe vinto Sala, perché a lui gli piacciono quelle le robe lì alla moda, tipo i monopattini e le ciclabili che sono boiate pazzesche ma piacciono alla gente che lo vota, per cui è andata esattamente come prevedevo”. D’accordo, ma alla fine siederà (forse) sul banco dei nostalgici, insieme a Chiara Valcepina, la candidata protagonista della videoinchiesta di Fanpage tra braccia tese e finanziamenti sospetti. “Ma sì, ma basta con sta cosa del fascismo, io di fascisti non ne conosco. Dicono ‘nostalgici’, ma si può essere nostalgici di una roba che non hai vissuto? Io sono del ’43 per dire, la Meloni del 1977: cosa diavolo ne sappiamo noi del Fascismo?”. Scusi, per questo andrebbe studiato prima di candidarsi. “Ma secondo lei i candidati alle amministrative studiano qualcosa? Andiamo, su”. E via col ritornello dei comunisti peggio dei fascisti.

Si attende il regolamento dei conti con Salvini? “Matteo io non l’ho proprio capito, deve chiarirsi le idee: sta coi Cinque Stelle, e fa cadere il governo senza spiegare perché; poi si rimette con gli stessi, perfino con gli avversari del Pd, per sostenere Draghi e ancora una volta non si capisce perché diavolo lo faccia. Chiaro che gli elettori della Lega sono un po’ disorientati da un leader che fa così, è come una banderuola al vento!”. E l’alter ego della Lega Giorgetti, che gli contende la leadership? “Non lo conosco bene, ma l’impressione è che abbia sentito il profumo del potere, dello stare al governo. E pare gli stia piacendo parecchio”.

Una parola per il povero Bernardo, lo sconfitto di Sala. “Guardi è un pediatra straordinario, ha fatto grandi cose al Fatebenefratelli ma uno se è bravo a suonare il violino mica è detto che sappia suonare il piano”. E cosa sa suonare? “Non l’ho capito, ma di sicuro nella campagna elettorale si è impegnato anche troppo”. Senta ora è ufficiale: Feltri funziona. Viene votato anche per fare cose che mai farà. Nel 2017 Salvini e Meloni la candidarono al Quirinale. Ci fa un pensierino? Vittorio Feltri non cade nella trappola, ma racconta il precedente: “È vero fui candidato nel 2017 e me lo ricordo ancora; accettai perché mi dava puro godimento sentire la Boldrini che pronunciava il mio nome cinquanta volte, e vedere alla tv le smorfie che faceva. È valso la pena anche solo per questo, non mi divertivo così da anni”.

Va bene, ma al di là delle candidature di bandiera e situazioniste, cosa cambierebbe di Milano? “Via le piste ciclabili, via i monopattini. E poi i barboni. Possibile che a Bergamo, la mia città, Gori che è uno di sinistra sia riuscito a far sparire i senzatetto e noi no? Io quando li vedo li aiuto perché poi mi imbarazza, mi fanno pena, e allungo quei 20 euro“. Senta è mai stato a Quarto Oggiaro? “No mai, non so neppure dove sia e se mi avventurassi in macchina mi perderei. È chiaro che noi viviamo nel centro, non sappiamo un cazzo delle periferie, non le conosciamo. Ecco dico solo questo, che magari bisognerebbe conoscerle. Io però non le conosco”.

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