Di lotta e di governo, si diceva un tempo. Se da una parte la Lega di Matteo Salvini sostiene il governo Draghi e ne approva i provvedimenti presi in Consiglio dei ministri, dall’altra scende in piazza a Roma per manifestare – insieme ai promotori del ‘Comitato Libera Scelta’ – la propria contrarietà rispetto al green pass obbligatorio per una serie di attività, a partire dal 6 agosto. Ovvero, scagliandosi contro quella certificazione verde che lo stesso esecutivo, con diversi leghisti seduti nei banchi di ministro, ha introdotto con l’ultimo decreto Covid. Incoerenze e contraddizioni? Non per i senatori e deputati del Carroccio: “I nostri ministri hanno impedito che su treni, metropolitane e aerei fosse introdotto l’obbligo del Green pass”, ha tagliato corto Armando Siri (al di là del fatto che, in attesa dell’esame della curva epidemiologica, questi obblighi potrebbero comunque essere inseriti nel nuovo decreto, per ora slittato, ndr).

Ma Siri non era l’unico volto noto della Lega a essere presente in piazza del Popolo, a Roma, insieme a circa 1500 persone. Con lui anche i senatori Alberto Bagnai e Simone Pillon, gli europarlamentari Antonio Maria Rinaldi e Marco Zanni e non solo. “Se ho chiesto a Salvini le dimissioni dei nostri ministri dopo il via libera del Consiglio? Ma figurarsi. Comunque io non sono ministro, sono un deputato. Non conosco le logiche per trovare un accordo”, ha invece replicato Claudio Borghi. E ancora: “Se fosse un governo politico ci sarebbe contraddizione, ma non lo è. La nostra permanenza al governo è un fatto tecnico, non siamo in alleanza politica. E restiamo contrari sul provvedimento”, azzarda.

Eppure, nessuno in casa leghista intende esporsi sulla necessità di lasciare o meno l’esecutivo nel caso il decreto approvato dal Consiglio dei ministri venga convertito in legge dal Parlamento senza modifiche, magari con fiducia annessa: “Cercheremo di far passare degli emendamenti, altrimenti trarremo le nostre valutazioni”, tagliano corto in casa leghista. “Decide Salvini, ma dentro la Lega si può votare secondo coscienza, io l’ho già fatto”, aggiunge pure Pillon. Un altro dei parlamentari intervenuti nel corso della fiaccolata.

Un’iniziativa nel corso della quale non sono mancati gli attacchi, i cori e gli insulti da parte dei manifestanti contro il ministro della Salute Roberto Speranza, così come contro lo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi. Ma non solo. Perché, una volta terminati gli interventi dal palco, mentre i parlamentari leghisti hanno lasciato la piazza, non sono mancati invece momenti di tensione tra le forze dell’ordine e i manifestanti, che hanno anche bloccato per un’ora circa la circolazione stradale.

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