Il pm di Milano Paolo Storari ha depositato alla commissione disciplinare del Csm un’articolata memoria per rispondere punto per punto alle tre incolpazioni formulate dal pg della Cassazione Giovanni Salvi, che ha chiesto per lui il trasferimento cautelare d’urgenza e il cambio di funzioni per il caso Amara: l’udienza è prevista per domani, 30 luglio. Intanto il suo procuratore capo Francesco Greco lo accusa di “tante menzogne, calunnie e diffamazioni” che “sono e saranno attentamente denunciate”. “Altro è difendersi, altro è lanciare gravi ed infondate accuse, dopo essere venuti meno ai più elementari principi di lealtà nei confronti di chi ha la responsabilità di dirigere un ufficio, non astenendosi, tra l’altro, da una indagine su un fatto in cui si è personalmente coinvolti“, ha scritto Greco in una lettera inviata per mail ai pm della Procura di Milano. Lo stesso Greco oggi ha ricevuto i rilievi del Csm sul progetto organizzativo della sua procura. I consiglieri contestano l’assenza di “un’analisi dettagliata della realtà criminale nel territorio di competenza”. Inoltre, “non risulta un’indicazione ed un’analisi attuale e dettagliata dei dati relativi alle pendenze e ai flussi di lavoro, non sono stati individuati gli obiettivi organizzativi, di produttività e di repressione criminale che l’ufficio intende perseguire”. Una carenza che “preclude al Csm una compiuta valutazione delle scelte effettuate”.

L’udienza alla commissione disciplinare del Csm
Il pg della Cassazione Salvi è titolare dell’azione disciplinare nei confronti di Storari, che ad aprile 2020 consegnò a Piercamillo Davigo (allora consigliere del Csm) i verbali dell’ex avvocato Eni Piero Amara: atti in cui il faccendiere siciliano, indagato per depistaggio in relazione al caso Eni-Nigeria, sosteneva l’esistenza di un circolo massonico chiamato “loggia Ungheria”, formato da politici, magistrati e alti funzionari statali, tra cui due membri dello stesso Csm. Storari ne inviò a Davigo una copia non firmata in formato Word, spiegando poi di averlo fatto per tutelarsi dall’inerzia dei propri dirigenti (appunto il procuratore di Milano Francesco Greco e l’aggiunto Laura Pedio) che esitavano ad aprire un fascicolo d’indagine su quelle dichiarazioni. In relazione alla vicenda sia Storari che Davigo sono indagati a Brescia per rivelazione di segreto d’ufficio.

Salvi ha chiesto di trasferire d’urgenza Storari da Milano, contestando “tre gravi scorrettezze” sul piano disciplinare. Con la memoria il pm si difende dalle tre accuse formulate a suo carico: l’aver “divulgato i verbali” di Amara a Davigo nell’aprile 2020 violando il segreto d’ufficio, in più un “comportamento gravemente scorretto nei confronti” del procuratore Greco e dell’aggiunto Pedio da lui accusati di inerzia nelle indagini su quelle dichiarazioni, omettendo, “di comunicare” ai vertici “il proprio dissenso per la mancata iscrizione , per Salvi, che si è basato sulle relazioni inviate da Greco e Pedio, Storari doveva astenersi dal prendere parte all’indagine aperta nell’ottobre 2020, quando il giornalista del Fatto Antonio Massari avvisò i pm di Milano di aver ricevuto a propria volta i verbali (spediti dall’assistente di Davigo al Csm, Marcella Contrafatto).

Storari, invece, ha sempre sostenuto, carte alla mano, ossia portando a Brescia anche le mail e i documenti che inoltrava ai vertici della Procura, di aver consegnato a Davigo quei verbali pensando all’apertura di una pratica “a sua tutela“, dato appunto lo stop imposto alle indagini su Amara. Alla sua memoria Storari ha allegato la lettera a suo sostegno che ha già raccolto oltre 220 firme di magistrati, tra cui quasi tutti i sostituti della Procura milanese, per dimostrare di non essere incompatibile con i suoi colleghi e con l’ambiente giudiziario di Milano. Le toghe milanesi nella missiva spiegano che “esclusa ogni valutazione di merito, la loro serenità non è turbata dalla permanenza del collega, nell’esercizio delle sue funzioni”. Mentre il pg della Cassazione nel chiedere il trasferimento ha fatto riferimento alla necessità di “garantire” la “serenità di tutti i magistrati del distretto”. In più, Storari ha allegato le stesse carte depositate nell’inchiesta bresciana per rivelazione di segreto d’ufficio.

I rilievi del Csm sul piano della Procura di Milano
Con una delibera approvata a larga maggioranza, il Csm oggi ha preso atto del progetto organizzativo presentato dal procuratore di Milano Francesco Greco per il triennio 2017-2019 ma con diversi “rilievi”. La prima delle critiche dei consiglieri riguarda i troppo pochi dati forniti nel piano sulla realtà criminale del territorio. Un’incompletezza che “impedisce di verificare se vi sia stata, tra i vari dipartimenti, una corretta e razionale allocazione delle risorse sulla base delle effettive esigenze investigative e della realtà criminale di riferimento”, scrive il Csm dando ragione alle osservazioni mosse sul punto da 27 pm e dall’allora Pg facente funzioni Nunzia Gatto che aveva segnalato un’apparente “anomalia” tra il numero di magistrati addetti al Dipartimento degli Affari internazionali, diretto da Fabio De Pasquale, il pm del processo Eni-Nigeria, e quelli addetti ad altri dipartimenti, che pure trattano “reati gravi e delicati”.

Greco viene criticato anche per aver assegnato funzioni di coordinamento di alcuni settori a semplici sostituti procuratori: si tratta di eccezioni che “devono essere giustificate da ragioni obiettive o dal perseguimento di specifici interessi, funzionali al migliore esercizio delle attività requirenti, e devono essere delimitate nel tempo. Inoltre – si legge nella delibera – l’individuazione dei coordinatori deve avvenire con criteri trasparenti“. Un’altra critica riguarda l’autonomia decisionale data ai procuratori aggiunti sui criteri di assegnazione dei procedimenti nelle materie specializzate, sia pure limitata dalla sua successiva ratifica. Non va bene perché questi criteri “differiscono da dipartimento a dipartimento e, sovente, derogano al criterio dell’automaticità in favore di criteri tra loro difformi, e, talora, assolutamente generici”.

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