“Nell’unanimità improvvisata di ieri che ha visto tutti insieme a tutti, si è inevitabilmente e oggettivamente annacquata una battaglia durata dieci anni“. Il giorno dopo il via libera in consiglio dei ministri alla controriforma della Giustizia con i voti a favore del Movimento 5 stelle, ad esprimere tutta la sua amarezza è l’ex Guardasigilli M5s, la cui riforma della prescrizione è stata smantellata. “La norma votata ieri”, ha scritto su Facebook, “a mio modesto parere, rischia di trasformarsi in una falcidia processuale che produce isole di impunità e che, comunque, allungherà i tempi dei processi“. Ma ora cosa succede? Dentro ai gruppi M5s regna il malumore, la rabbia e soprattutto il caos. E l’unica prospettiva possibile per molti è quella di spostare lo scontro sulla riforma in Parlamento. Noi “ci aspettavamo ben altre soluzioni, è inutile girarci intorno, e quelle sul tavolo non sembrano accettabili”, ha detto Mario Perantoni, presidente M5s della commissione Giustizia della Camera. ”Sembra che tutto, tranne la personale cortesia della ministra Cartabia, sia contro di noi…”. E ha aggiunto: “Il confronto si sposterà in Parlamento. Sperando che alle petizioni di principio sulla sua centralità e sovranità delle Camere seguano condotte concrete. A quel punto ogni forza politica farà le proprie scelte”. Un avvertimento che si scontra con quanto detto, secondo i retroscena, dallo stesso premier in consiglio dei ministri: avrebbe chiesto di arrivare all’approvazione finale della legge “così com’è” e quindi senza modifiche.

L’amarezza di Bonafede – L’ex Guardasigilli, che ieri ha seguito in prima persona le trattative, ha deciso di prendere posizione pubblicamente. “Ringrazio”, ha scritto in un lungo post su Facebook, “tutti coloro che mi stanno inviando messaggi di sostegno ma è giusto che chiarisca, seriamente e serenamente, un punto importante. La giustizia non è una questione personale. Non è, o non dovrebbe essere, un campo di sfida propagandistica tra forze politiche. Non è una bandierina e non deve essere posta sotto il ricatto asfissiante dei pregiudizi ideologici”. Quindi, parlando della “riforma del processo penale”, ha ricordato che è passata “con il timoroso e ossequioso benestare dei ministri M5s (che non hanno avuto nemmeno il tempo e la possibilità di analizzare la proposta)”. Una riforma che viene usata, ha detto ancora, “per attaccare me e le battaglie che ho portato avanti (e che rifarei domattina, a testa alta, senza battere ciglio)”.

Secondo Bonafede però, a essere sbagliato è tutto l’impianto della nuova riforma: “In un processo che si conclude nel nulla (che questo nulla si chiami prescrizione o improcedibilità poco importa) c’è il più grande e grave fallimento di uno Stato di diritto”, ha detto. “Chiarisco subito che ho sinceramente apprezzato i tentativi della Ministra Cartabia di trovare una sintesi oggettivamente difficile: tuttavia, è evidente (e legittimo) che sulla prescrizione la pensiamo in maniera diversa“. E questo perché, ha detto, “la norma votata ieri, a mio modesto parere, rischia di trasformarsi in una falcidia processuale che produce isole di impunità e che, comunque, allungherà i tempi dei processi”. E le mediazioni offerte, secondo Bonafede, non bastano: “E’ vero. Parliamo di una norma che non andrà a regime prima del 2024 e che “concede” un po’ di tempo in più per i reati di corruzione. Ma è veramente troppo poco perché è troppo lontano da quello che abbiamo promesso e realizzato“. Quindi, Bonafede ha concluso difendendo la sua riforma: “Credo fermamente che la legge sulla prescrizione contenuta nella c.d. “spazzacorrotti” abbia dato la speranza a tanti cittadini di avere un sistema giudiziario più serio e credibile”. E non ha risparmiato un attacco ai colleghi 5 stelle con l’accusa più grave di tutte: “Purtroppo, ieri il M5s è stato drammaticamente uguale alle altre forze politiche nonostante fosse trapelata la volontà di un’astensione. Per ripartire, se si vuole veramente ripartire, bisogna avere la consapevolezza dei propri limiti: nell’unanimità improvvisata di ieri che ha visto tutti insieme a tutti, si è inevitabilmente e oggettivamente annacquata una battaglia durata dieci anni“.

“Tradito tutto ciò per cui abbiamo lavorato. Non ci sono più le condizioni per stare in questo governo” – Durissimi i commenti anche di due deputati che hanno lavorato nella commissione Giustizia di Montecitorio e hanno contribuito a scrivere la riforma Bonafede: Giulia Sarti e Vittorio Ferraresi. “Ieri si è consumato in Consiglio dei ministri il tradimento di tutto ciò per cui abbiamo lavorato duramente subendo insulti, pressioni e attacchi personali pesantissimi”, ha scritto su Facebook Sarti. “Una delle condizioni principali per il nostro ingresso nel governo Draghi era quella di non toccare le leggi e i risultati faticosamente ottenuti da tutti noi, durante i governi Conte. Ora, le condizioni che avevamo posto per restare in questo Governo sono state tutte completamente disattese”. Secondo Sarti ieri c’è stato “lo smantellamento totale della giustizia penale e della nostra riforma sulla prescrizione”. Ma, ha detto, “non si distrugge in pochi minuti il lavoro di una vita fregandosene dei propri colleghi. Deve essere chiaro che quanto è successo ieri avrà delle conseguenze e deve essere altrettanto chiaro che la resa di ieri sulla prescrizione, non è stata una decisione di tutto il M5s”. Stessa linea anche dell’ex sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi: “Non sarà una velocizzazione, sarà semplicemente una giustizia negata. Sarebbe di certo un brutto sogno, se non fosse che tutto ciò, contrariamente a quanto deciso, ha visto il voto favorevole dei nostri Ministri”, ha scritto. “Ma non mi venite neppure a dare la colpa a Draghi, a Salvini, a Renzi, a Berlusconi, a Letta, perché loro semplicemente fanno il loro lavoro come lo hanno sempre fatto”. E ha chiuso: “Vi assicuro, ora alcuni di noi si sentono veramente soli”.

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