Nel corso delle ultime settimane vi abbiamo parlato molto di Windows 11, soprattutto dopo il leak di una versione preliminare e la successiva presentazione ufficiale di Microsoft. In particolare, i requisiti minimi di sistema hanno colto di sorpresa tantissime persone, in quanto lascerebbero fuori tantissimi dispositivi, anche non troppo vecchi. Vi riportiamo nuovamente l’elenco:

  • CPU: con due o più core a 64-bit da 1GHz o maggiore e che facciano parte della lista di processori compatibili
  • RAM: 4GB o maggiore
  • Archiviazione: è richiesto uno spazio di almeno 64GB
  • GPU: compatibile con DirectX 12 o successivo, con driver WDDM 2.0
  • Firmware: UEFI
  • TPM 2.0
  • Display: almeno 720p e almeno 9”

Tra i grandi esclusi troviamo anche i processori Intel Core di settima generazione e le CPU AMD Ryzen delle serie 1000, componenti che ancora tantissime persone utilizzano con soddisfazione ogni giorno. Inoltre, non bisogna trascurare la compatibilità con TPM 2.0, o Trusted Platform Module, componente che si occupa di archiviare in modo sicuro le chiavi crittografiche, password e certificati, oltre a garantire l’integrità del PC.

È proprio la sicurezza che ha portato a una scelta di questo tipo. Infatti, se andiamo indietro di qualche anno, più precisamente al 2018, il mondo informatico era stato scosso dalla scoperta di due pericolose vulnerabilità, Spectre e Meltdown, che sfruttavano caratteristiche hardware dei processori per permettere a eventuali malintenzionati di effettuare attacchi potenzialmente molto dannosi. Microsoft, così come i maggiori produttori di schede madri, è subito corsa ai ripari, pubblicando patch e aggiornamenti che andavano a rendere la vita difficile agli hacker (anche diminuendo le prestazioni), ma solo i nuovi processori hanno potuto migliorare significativamente la situazione.

Ricordiamo, in ogni caso, che Windows 10 continuerà ad essere supportato fino al 14 ottobre 2025, quindi non c’è alcuna necessità di aggiornare all’ultima versione del sistema operativo della compagnia di Redmond, avendo tutto il tempo, eventualmente, di valutare se cambiare la propria configurazione nel corso dei prossimi anni.

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