La plenaria dell’Europarlamento a Bruxelles approva in via definitiva la legge europea sul clima che fissa gli obiettivi della neutralità climatica al 2050 e di riduzione delle emissioni di gas serra al 55% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. Obiettivo che era al 40% prima che la scienza dettasse altri target e, soprattutto, altri tempi. La legge è passata con 442 voti a favore, 203 contrari e 51 astensioni. La prossima settimana, l’ultimo passaggio formale in Consiglio Ue, prima della pubblicazione e dell’entrata in vigore. Il testo è quello già approvato a maggio in commissione Ambiente e frutto di un accordo tra Parlamento e Consiglio. Un compromesso tra i Paesi Ue che spingono verso la transizione ecologica e che avrebbero potuto rispondere in modo più ambizioso alle richieste degli ambientalisti e quelli, soprattutto dell’Est Europa, che sono ancora indietro per correre. Votano contro la Lega (che riteneva, invece, il testo fin troppo ambizioso) e, per il motivo opposto la maggior parte dei Verdi (sei a favore, un astenuto). A favore M5s, Pd e Forza Italia, si astiene Fratelli d’Italia. Dopo le dichiarazioni di voto, questa mattina il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Frans Timmermans ha detto di non comprendere “come i Verdi possano votare no”.

ORA SI ATTENDE IL PACCHETTO DELLA COMMISSIONE – Ma per l’eurodeputata di Europa Verde Eleonora Evi, il testo “non tiene conto degli appelli della comunità scientifica – spiega a ilfattoquotidiano.it – che ha più volte ribadito come una riduzione delle emissioni al 55% non sia sufficiente a contenere l’aumento delle temperature secondo quanto stabilito dagli Accordi di Parigi e chiedeva di arrivare al 65%”. Su molti aspetti, la legge lascia il passo alle promesse della Commissione Ue che il prossimo 14 luglio presenterà il suo primo pacchetto clima, il Fit for 55, con il quale proporrà di modificare undici normative Ue, dal clima alle rinnovabili, dall’efficienza alla tassazione dell’energia. Quindi restano diversi punti interrogativi che, però, dovrebbero trovare risposta a stretto giro.

UN PERCORSO A OSTACOLI – L’iter legislativo della legge è iniziato a marzo 2020 e i negoziati si sono rivelati fin da subito complessi, in quanto Parlamento e Consiglio erano discordi sui target per il 2030. Se la Commissione Ue aveva da subito proposto un aumento del 55%, da ottenersi anche affidandosi a pozzi di assorbimento del carbonio (i cosiddetti ‘carbon sink’), come ad esempio le foreste, per compensare le emissioni, a ottobre 2020, il Parlamento ha approvato (352 voti a favore, 326 contro e 18 astenuti) la proposta di legge e alzato l’asticella, portando l’obiettivo di riduzione netta al 60%. Tra gli oltre 300 voti contrari anche quelli degli eurodeputati di Lega e Fratelli d’Italia. A favore, invece, il Movimento 5 stelle (prima della scissione dei Verdi) che rivendicava un obiettivo ancora maggiore, del 65%. Gli eurodeputati chiedevano poi che la riduzione riguardasse non solo l’Ue nel suo complesso, ma anche i singoli Stati, pensando ai Paesi rimasti indietro, come la Polonia. La verità è che già si intuiva che non si sarebbe arrivati al 60%, ma si sperava nel target del 55% lordo, cioè senza contare l’assorbimento di CO2 delle foreste. Ben diversa, però, la posizione del Consiglio Ue sul testo approvato, tanto che i negoziati hanno subìto un rallentamento.

L’ACCORDO ALLA BASE DEL TESTO – Alla fine, il 21 aprile 2021, Parlamento e Consiglio hanno trovato un accordo. Neutralità climatica entro il 2050 (un obiettivo collettivo dell’Unione e non per singolo Stato, come voleva l’Europarlamento) e l’obiettivo intermedio di ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, come proposto dalla Commissione. Assorbimenti compresi che, secondo gli ambientalisti, portano al 52,8% l’effettiva riduzione di gas serra. In vista del pacchetto di proposte che dovrà presentare a luglio e, in particolare, della nuova direttiva sull’uso dei suoli (Lulucf), la Commissione Ue si è impegnata a valutare la possibilità di aumentare la capacità di assorbimento del carbonio, con un tetto però di 225 milioni di tonnellate al contributo degli assorbimenti della CO2 da foreste e tecnologie. E questo, secondo le stime, potrebbe alzare l’obiettivo al 57%, ma per ora non c’è un target ufficiale. Sempre nel pacchetto ci saranno i sotto-obiettivi (dalle rinnovabili, all’efficienza energetica) che mancano nella legge ma che comunque restano obiettivi dell’Ue e non dei singoli Stati. In linea con la riforma della Politica Agricola Comune di cui, tra l’altro, si discute in queste ore, il Consiglio ha invece promesso di fissare un limite alle emissioni di CO2 provenienti dal settore agricolo, dovute soprattutto all’utilizzo di fertilizzanti azotati e degli allevamenti intensivi. “Al momento, però, non c’è una riga su questo – spiega Eleonora Evi – ma attendiamo la fine del trilogo sulla Pac per capire se verrà introdotta qualche novità”.

DAL COMITATO CONSULTIVO AL BILANCIO DI CARBONIO – Nell’accordo e dunque nella legge è stato previsto anche di istituire un Comitato Consultivo Scientifico Europeo, con l’obiettivo di supervisionare le misure adottate e monitorare i risultati ottenuti. “Dovrà monitorare le politiche adottate per raggiungere il taglio delle emissioni e dare suggerimenti per correggere la rotta”, spiega Eleonora Evi. E aggiunge: “Abbiamo scongiurato il rischio che i componenti fossero di nomina politica, saranno scelti invece con una selezione dell’Agenzia europea dell’Ambiente”. Un’altra novità riguarda il bilancio del carbonio, attraverso cui poter conoscere il quantitativo di CO2 da emettere fino al 2050 e avere una traiettoria della riduzione: “Il Parlamento Ue chiedeva che si partisse già da questa decade che è così cruciale per il cambiamento climatico, invece si partirà dal 2030. Un parziale successo svuotato del senso di urgenza della crisi”.

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