Mohammad Ibrahim era un ragazzo bengalese di 25 anni e nella vita faceva il lavapiatti. Alla mezzanotte di mercoledì 8 giugno è stato trovato morto nel suo appartamento di Torino, decapitato. A dare l’allarme è stato il suo collega e coinquilino, che l’ha ritrovato morto rientrando a casa da lavoro. Stando alle prime rilevazioni, secondo gli inquirenti la violenza con cui sono stati inferti i colpi sono attribuibili all’utilizzo di un’arma da taglio pesante, probabilmente un machete. Quando il suo coinquilino è tornato a casa, al termine del suo turno di lavoro, ha trovato Mohammad per terra e preso dal panico è scappato giù in strada chiedendo aiuto. Qualche minuto dopo vi è tornato accompagnato da alcuni conoscenti con i quali ha chiamato i soccorsi. Al momento, nessuno è stato in grado di individuare dei moventi: “Era un bravo ragazzo, un giovane che passava le sue giornate a lavorare, non farebbe del male a nessuno, non aveva nemici”, dicono amici e vicini, suoi connazionali. “Era tornato a casa due volte durante il lockdown – continuano – perché qui non c’era lavoro. In Bangladesh aspetta un bambino“.

Sul posto sono intervenuti gli uomini della scientifica della polizia e gli investigatori della squadra mobile. Il portone di ingresso del condominio è stato chiuso con il nastro rosso, i condomini del palazzo sono stati sentiti per capire se qualcuno può aver visto qualcosa. Il killer è fuggito dall’appartamento subito dopo il delitto. Gli investigatori cercano l‘arma del delitto. Le impronte del coinquilino, così come quelle delle altre persone accorse in casa con lui, sono state isolate sulla scena del crimine per essere escluse dalla lista delle possibili tracce lasciate dall’assassino.

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