Cento, 130 o 155. Sono i cavalli sprigionati dal tre cilindri 1.2 Pure Tech piazzato sotto il cofano della DS3 Crossback, la B-Suv deluxe del gruppo Psa, pardon del gruppo Stellantis. A poche centinaia di metri dallo stadio di San Siro, mentre un nutrito gruppo di tifosi rossoneri affresca decine di metri di muro con la scritta “Milano è solo rossonera-Curva Sud”, la marca più giovane del rassemblement transalpino ha organizzato un evento minimalista e decisamente controtendenza. Un evento che si sarebbe potuto intitolare “A qualcuno piace termico”.

E già, perché – wow! – per una volta non s’è parlato né di “ibrido” né di “elettrico” ma soltanto della DS3 Crossback a benzina, e perdipiù nelle versioni meno potenti. Sì, perché negli ultimi due anni, in Italia, le immatricolazioni di auto a benzina hanno superato quelle delle auto a gasolio, dopo anni di dominio del diesel (sballottato dagli attacchi politici). E un crossover elegantino (niente 4×4, la trazione è anteriore) non può competere soltanto con la versione totalmente elettrica con listino dai 40 mila euro in su.

Soffermiamoci qui sulla DS3 spinta dal benzina intermedio da 130 cavalli, quello che i francesi, rubacchiando dall’Aristotele dell’Etica Nicomachea (“Chi tiene il giusto mezzo è incline alla verità sia nella sua vita che nella sua parola”) definivano “le juste milieu” all’epoca di re Luigi Filippo. Se il 100 cavalli talvolta rischia l’effetto trattorino e il 155 cavalli è fin troppo esuberante, il 130 è motore di lotta e di governo, specie se col cambio automatico a 8 rapporti, governabile anche manualmente dalle palette al volante.

Il produttore dichiara un consumo misto di 16,6 km/litro (ovviamente… ottimistico), una velocità massima di 196 km/ora e la capacità di zompare da zero a cento all’ora in 9,2 secondi. Diciamo tuttavia la verità: chi, acquistando una vettura dal look così particolare (e piuttosto caruccia), lo fa pensando a quanto spenderà alla pompa o a quanto la potrà spremere sui tratti libertari delle teutoniche autobahn? Pochi, immaginiamo. Poiché la motivazione d’acquisto della DS3, probabilmente, è un cocktail miscelato con i seguenti ingredienti: aspetto estetico, comfort ed eleganza dell’abitacolo, dotazioni hi-tech per l’infotainment (figo l’impianto auto Focal) e la sicurezza (fioccano gli adas).

Ha un personalino che divide, la francesina, inutile negarlo. Soprattutto nel muso, caratterizzato da una griglia extralarge. E si possono forse non notare la pinna sui finestrini dietro o le maniglie a scomparsa, che quando scendi e non chiudi subito la macchina rimangono aperte e il tuo amico ti dice “oh cavolo, che succede?”. Per notare quanto sia accogliente anche per chi si accomoda in seconda fila bisogna, invece, far salire a bordo un passeggero alto e indurlo a confermare che, perbacco, la sua testa non tocca il soffitto. E bisogna sedersi in prima fila per ammirare l’abbondanza di cromature e toccacciare qua e là per notare quanto siano nobili i materiali impiegati. Pur con qualche riserva per quelli adoperati dove l’occhio indugia meno.

Le cose belle, però, costicchiano. Eccoci dunque al capitolo “grana”. Per la più abbordabile delle DS3 Crossback, con il cento cavalli, il cambio manuale a sei marce e l’allestimento So Chic, si inizia da 26 mila euro. Per il 130 cavalli, sul quale l’automatico è di serie, si comincia a giocare a quota 29.500, e per fare i “ganassa” con il 155 cavalli la fiche di partenza è di 35 mila euro. Con le ruote più cool, la pelle in salotto e sbizzarrendosi con gli optional il prezzo allegramente lievita. C’est la vie, dicono a Poissy (non distante da Paris): la DS3 Crossback si produce lì.

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