Il massimo leggero Fabio Turchi vuole prendersi l’Europa. Venerdì 16 aprile ha l’occasione intanto di portarsi a casa la cintura dell’Unione Europea, un ulteriore passo verso il suo obiettivo principale, il titolo continentale vero e proprio. All’Allianz Cloud di Milano sfiderà sulle dodici riprese il campione di Francia con un record senza sconfitte (11 vittorie e 1 pari) Dylan Bregeon. Il ventisettenne pugile fiorentino è per il momento il numero sei nella classifica European Boxing Union e numero nove al mondo in quella dell’International Boxing Federation. Nel suo curriculum c’è una sola sconfitta, quella subita a Trento nell’ottobre del 2019 dal britannico Tommy McCarthy. C’era in palio il titolo internazionale WBC e Turchi ha perso ai punti per decisione non unanime. Un risultato che non ha ancora digerito. McCarthy nel frattempo è diventato campione d’Europa, ecco perché il suo nome è segnato in rosso sull’agendina del toscano, che intanto deve battere Bregeon, prendendosi così un’altra cintura dopo il titolo italiano, il Wbc International Silver, il Wbc International e l’Ibf International. Nella stessa manifestazione, trasmessa in diretta su Dazn, Ivan Zucco e Luca Capuano si sfidano per un interessantissimo titolo italiano dei supermedi.

Turchi, come sta vivendo la vigilia del match?
“Con molta serenità, la preparazione è stata lunga e intensa. Ho raggiunto per tempo il peso intorno ai 90 chili, io che normalmente sono sui 100. Come atleta credo di aver fatto un salto di qualità, anche per quanto riguarda l’alimentazione. Venerdì notte spero di concedermi una bella cena sostanziosa, visto che sono un amante del cibo. Inoltre devo dire che mi reputo molto fortunato di questi tempi a poter fare il mio lavoro”.

Dopo Bregeon spera in un secondo incontro con McCarthy?
“Quella mia unica sconfitta in carriera mi ha lasciato con l’amaro in bocca. Ho fatto parecchi errori durante l’incontro, ma quella sera non mi sono sentito sconfitto. McCarthy è un bel pugile, quel match mi ha insegnato tanto cose e da allora sono ripartito da zero”.

Al suo angolo avrà il papà. Leonardo Turchi è stato un pugile professionista che ha combattuto fino al 2007 (19 vittorie, 4 sconfitte, 3 pari). Anche lui campione italiano.
“Proprio dall’incontro con McCarthy ho nuovamente all’angolo il mio babbo. I nostri percorsi si erano divisi perché io ho fatto una scelta che lui non ha condiviso. Stavo facendo una bella carriera da dilettante, atleta della nazionale e nel gruppo sportivo dell’Esercito, ma volevo passare professionista. Mi sono congedato nel 2015, rinunciando così ad un lavoro sicuro per rincorrere il mio sogno. Oggi sono contento della mia scelta, a prescindere da come proseguirà la mia carriera. Non sarei stato felice né come pugile né come persona. Capisco il genitore che avrebbe voluto che avessi preso un’altra decisione. Ora il babbo mi segue come maestro ed è ovviamente il primo tifoso”.

La colpa di questa sua passione è anche di papà?
“Certo, sono cresciuto con il suo mito. Lo guardavo allenarsi e durante i match stavo malissimo, mi mettevo a piangere dalla paura. Ma sognavo di poterlo emulare. Un altro mio idolo è stato Giacobbe Fragomeni, amico di papà e da dilettanti avversari sul ring”.

Grande tifoso della Fiorentina, avrà avuto anche poster dei calciatori.
“Batistuta è l’idolo di tutta Firenze, ma io non ho potuto vederlo dal vivo perché ero troppo piccolo. Da ragazzino giocavo a calcio anch’io come centravanti e mi ispiravo a Luca Toni. Sono stato abbonato in Curva Fiesole per tanti anni. Quando si poteva, i tifosi viola venivano a seguire i miei match”.

Deluso dalla stagione della sua squadra?
“Prandelli era l’allenatore di quando andavo allo stadio. Quella era una bella formazione che ci faceva divertire. All’uomo sono molto affezionato, mi è dispiaciuto molto leggere recentemente la sua lettera d’addio. Questa stagione rispecchia il momento di confusione generale che sta passando la società. Ci salviamo, ma l’anno prossimo andranno cambiate un bel po’ di cose”.

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