“A ricordare e riveder le stelle – cultura e memoria” è il titolo che quest’anno accompagna la 26esima Giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, promossa dall’associazione Libera. Le parole sono state prese in prestito da Dante Alighieri e vogliono unire la battaglia contro la criminalità organizzata con la difesa dei luoghi della cultura. Proprio davanti cinema, musei, teatri sono stati letti gli oltre mille nomi del lungo elenco delle vittime di mafia. A Roma l’iniziativa si è svolta davanti al Cinema Palazzo, sgomberato lo scorso novembre. “Contrastare le mafie e onorare la memoria delle nostre vittime, significa garantire quei diritti sociali fondamentali”, spiega Giuseppe De Marzo, responsabile politiche sociali Libera. “Nel nostro Paese, è inutile essere ipocriti, tutte le volte che c’è una grande emergenza le mafie fanno grandi affari. Con il Covid e con il Recovery Plan c’è il rischio facciano affari come mai dopo la Seconda Guerra Mondiale”.

A partecipare all’evento anche Alfredo Borrelli, figlio del maresciallo dei Carabinieri Francesco Borrelli, ucciso dalla mafia. “Nel 1982 ho fatto un lockdown anche se non sapevo si chiamasse così. Per molte settimane dopo il 13 gennaio, giorno in cui mio padre è stato ucciso, non sono potuto uscire di casa”, racconta, ricordando i terribili giorni successivi all’omicidio. Trentotto anni dopo, a portare il nome del nonno c’è il piccolo nipote. “Adesso ha ancora tre anni, ma la prima cosa che gli racconterò sarà di suo nonno, morto perché ha detto che non era giusto che andassero in giro delle persone a occupare uno spazio pubblico con la violenza”.

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