Nel 2020 i ricorsi ai Tar d’Italia sono stati 42.732, 8mila in meno rispetto all’anno prima. Ma gli italiani non hanno affatto smesso di litigare. La riduzione è effetto della maledizione del Covid che, al pari dell’economia, è un bastone infilato tra gli ingranaggi lenti, pesanti e arrugginiti della giustizia. Specie quella amministrativa, dove la soppressione ex lege di numerose udienze nel periodo iniziale della pandemia ha portato alla diminuzione dell’8% del numero delle sentenze emesse. Ma il dato forse più significativo è relativo ai ricorsi: il 28% in meno rispetto al 2019, che è come dire che tre italiani su dieci nel primo anno di pandemia hanno rinunciato a chiedere giustizia. Lo stato di salute dell’Italia si misura anche da qui, e un termometro utile è il Tar di Roma, dove ogni anno si materializza un terzo dei contenziosi di tutta Italia. Oggi il presidente Antonino Savio Amodio ha illustrato la relazione sull’anno giudiziario 2020 fornendo un quadro preoccupante.

Fino al 31 luglio le udienze sono state celebrate da remoto per legge, riducendo l’accesso al Tribunale alle sole urgenze. Il Covid ha modificato perfino la natura del contenzioso, facendo emergere una nuova tipologia: il “contenzioso dell’emergenza“. “Indubbiamente la principale novità dell’anno trascorso è rappresentata dai numerosi ricorsi proposti avverso i provvedimenti assunti per far fronte all’emergenza da Covid-19, in particolare i D.P.C.M. Due sono le particolari implicazioni processuali riscontrate in ordine a tali impugnative: – la loro appartenenza alla sfera della cd. alta amministrazione, che ha reso oltremodo delicata la ricerca del punto di equilibrio tra effettività della tutela giurisdizionale e rispetto dei limiti della discrezionalità amministrativa; – e il rapido succedersi di tali decreti, sempre ad efficacia temporanea”. Tra le sentenze “emergenziali” più note e discusse, quella sull’affidamento ai medici dell’assistenza domiciliare ai malati Covid, sulle mascherine in classe, gli “errori” di regione Lombardia sui contagiati, le zone contese etc.

Questa particolare forma di contenzioso si è aggiunta a quello “ordinario” del Tribunale, dove il giudizio spesso incide su interessi diffusi (mercato, tutela del consumatore…) con ricadute economiche e sociali che vanno ben oltre l’interesse del singolo amministrato. Nel 2020 al Tar del Lazio si devono, ad esempio, la sentenza che inchioda Apple alla sanzione da 10milioni di euro per aver spinto gli utenti a cambiare modello di Iphone. Tra le questioni di rilievo costituzionale le impugnazioni dei decreti di indizione del referendum sul “taglio dei parlamentari”, ma anche giudizi sui provvedimenti del Csm. Poi giudizi con forte impatto sociale, uno per tutti: quelli relativi all’attribuzione delle ore di sostegno agli studenti disabili.

Il tutto, e siamo alla nota dolente, con una persistente scarsità di risorse umane che è un fattore condizionante per il buon andamento di qualsiasi organo di giustizia. Amodio lo mette nero su bianco, come fosse una prova di tenuta rispetto all’eccezionalità della situazione, che il tempo medio di definizione dei ricorsi si è attestato su poco più di 3 anni (1.117 giorni), una variazione di circa 6 mesi in più rispetto al 2019, “dovuta al rallentamento dell’attività decisionale imposto dall’emergenza sanitaria”. E il perché, però, ha a che fare solo in parte col Covid e molto con la cronica sofferenza degli organici. “A fronte della previsione teorica di 90 unità, vi è, intanto, una scopertura del 27%. Inoltre, la presenza media, nel corso del 2020, è stata di 61 magistrati, di cui 9 con funzioni presidenziali. Ciò comporta che, alla luce del numero dei ricorsi depositati, ciascun giudice in servizio (al netto degli incaricati di funzioni semidirettive) avrebbe dovuto concorrere, nell’anno, ad esaminare e decidere (come relatore/estensore) 223 impugnative”. I giorni lavorativi sono 250: significa decidere un ricorso al giorno. A Roma, come si è visto tra le sedi più importanti, la situazione potrebbe migliorare grazie al “milleproroghe” che prevede di rafforzare gli organici (10 magistrati al Tar del Lazio) e all’istituzione, nel 2021, di quattro nuove sezioni (due esterne, due interne) che saranno attivate dopo il concorso per 40 posti da referendario (si stanno correggendo gli scritti). Ma se arriva un ricorso, vista la situazione dei Tar raccontata dai Tar, c’è da incrociare le dita.

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