“La guerra in Yemen comincia qui”. Così il Collettivo autonomo lavoratori portuali sintetizza il significato dell’iniziativa organizzata in occasione della Giornata internazionale contro il conflitto in Yemen. “Da anni lottiamo contro il transito di armi nel Porto di Genova, in particolare quelle che, attraverso dinamiche evidenti, vanno a contribuire alla guerra – spiega Riccardo Rudino del Collettivo, che da qualche mese è confluito nell’Unione sindacale di base – con le lotte di questi anni abbiamo fermato il carico di armamenti e strumentazione militare dal porto di Genova, ma il transito continua e per questo continuiamo ad alzare la voce”. All’aspetto etico si unisce una questione di sicurezza: “Ci è stato detto – denuncia il coordinatore dell’Usb Mare e Porti di Genova, Josè Nivoiche – che non esiste alcun piano di evacuazione in caso di esplosioni o incidenti a bordo delle navi attraccate o in banchina”. Presenti al presidio al varco di ponte Etiopia del porto di Genova anche Emergency, scout, pacifisti e antimilitaristi genovesi. I bombardamenti guidati dai sauditi in Yemen vanno avanti dal 2015 e in questi anni hanno ucciso decine di migliaia di persone e devastato il Paese, portando l’Onu a definire il conflitto in corso come “la più grande crisi umanitaria sulla terra“. Se già nel 2019 la metà della popolazione del paese era sull’orlo della carestia e doveva far fronte a una devastante epidemia di colera, nel 2020 si è aggiunto il Covid che in Yemen colpisce una popolazione devastata da cinque anni di conflitto e questo si traduce nel tasso di mortalità più alto del mondo, con un morto ogni quattro persone ospedalizzate.
“La guerra è possibile solo perché i paesi occidentali – denunciano gli organizzatori della giornata internazionale alla quale hanno aderito associazioni in 200 città di tutto il mondo – continuano ad armare l’Arabia Saudita e fornire supporto militare, politico e logistico alla guerra. Le potenze occidentali sono partecipanti attivi e hanno il potere di fermare la crisi umana più acuta del mondo”. Obiettivo della giornata di mobilitazione è chiedere lo stop del conflitto e alla vendita di armi e sostegno bellico per l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, l’eliminazione del blocco sullo Yemen e aprire tutti i porti terrestri e marittimi e il ripristino degli aiuti umanitari per la popolazione civile.

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