“L’incidenza del virus rimane alta, ma il calo dell’Rt sotto la soglia critica di 1 ci dice che nelle prossime settimane dovremo aspettarci una diminuzione anche da quel punto di vista”. E questo è stato possibile non grazie a un’evoluzione naturale dell’epidemia di coronavirus, è bensì la “conseguenza positiva delle misure adottate”. Lo ha spiegato il direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, Gianni Rezza, nel corso della conferenza stampa sull’analisi dei dati del monitoraggio regionale della Cabina di regia, relativa ai giorni dal 30 dicembre al 12 gennaio, insieme al presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli. La crescita dei contagi nelle settimane scorse ha fatto sì che le terapie intensive siano però cresciute fino alla soglia critica del 30%. E proprio Locatelli fornisce un aggiornamento anche sulla situazione della campagna vaccinale, influenzata dai tagli alle distribuzioni di Pfizer e all’annuncio simile arrivato ieri da AstraZeneca: “Adesso viaggiamo sulle 20-25mila dosi al giorno. Ma dal 1 febbraio dovremmo tornare sui numeri iniziali, visto che l’Italia avrà a disposizione altre 2,5 milioni di dosi”.

Indice Rt in calo “solo grazie alle misure restrittive adottate. No ad allentamenti”
“Si tratta – ha continuato Rezza – di una settimana di monitoraggio, con l’epidemia che resta però in una fase delicata, con un nuovo rapido aumento dei casi che non può essere escluso“. Gli Rt puntuali a 14 giorni in molte regioni italiane si trovano però ancora sopra 1: “Questa settimana, alcune regioni hanno rischio basso, altre moderato, ma ci sono ancora regioni a rischio elevato – ha continuato – Quindi la valutazione complessiva ci dice che dobbiamo porre attenzione alla situazione. Il messaggio è che c’è una lieve diminuzione dell’incidenza nel Paese ma che è lontana dal consentire di riprendere a tracciare i casi, quindi l’epidemia è fuori controllo perché non si riesce appunto ancora fare il tracciamento”.

I miglioramenti registrati sono dovuti, sottolineano Rezza e Locatelli, alle misure restrittive imposte nel corso delle festività natalizie e questo ha permesso all’indice “Rt di scendere al di sotto di 1 dopo cinque settimane consecutive. Se la trasmissione scende vuol dire che scendono i casi di malattia, questo vuol dire che le misure prese hanno avuto effetto“. E in questo momento, con l’indice che ha appena cominciato a scendere, l’Italia non può permettersi di allentare le misure, col rischio di compromettere gli sforzi fatti: “L’epidemia resta in una fase delicata e non dobbiamo allentare le misure – continua – Quando le allentiamo il virus ricomincia a correre, è uno stop and go. Quindi è meglio mantenere le misure per evitare una circolazione troppo elevata”.

Questo è provato anche dal fatto che “in Italia vi è una situazione epidemica significativamente migliore rispetto ad altri Paese e ciò grazie alle misure prese e ai cittadini che vi hanno aderito. Anche la pressione sulle terapie intensive diminuisce e questo è rassicurante”.

Le varianti: “Consideriamo un’innalzamento delle misure per evitare la loro diffusione”
A preoccupare, in questo momento, sono anche le possibili conseguenze della diffusione delle diverse varianti, da quella inglese a quella sudafricana, fino alla brasiliana, del virus a causa della loro maggiore capacità di diffusione, con il timore che a questa possa aggiungersi anche una maggiore mortalità. “Dobbiamo essere molto lesti nell’identificare varianti e prendere misure di restrizione della mobilità nei posti in cui ciò dovesse accadere, quindi bisogna tenere la guardia molto alta”. Il direttore generale, dopo che ieri il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha dichiarato che è stata rilevata una “maggiore mortalità” nei pazienti infettati dalla variante inglese, ha voluto precisare che “l’aumento della letalità è un dato assolutamente da confermare (come precisato anche dagli esperti britannici, ndr), mentre è provata una maggiore diffusione”.

“La variante brasiliana preoccupa di più perché sono state segnalate delle reinfezioni. Per la variante inglese, invece, sono stati segnalati già alcune decine di casi in Italia. C’è un link con l’Inghilterra ma ci sono dei focolai che stiamo esaminando. Se questo possa determinare un innalzamento delle misure, questo è un argomento che stiamo prendendo in considerazione”, ha aggiunto Rezza. Una possibilità alla quale si spera di ricorrere sempre meno, visto che, aggiunge Locatelli, “a oggi non c’è alcuna evidenza che i vaccini disponibili, Pfizer e Moderna, non offrano copertura rispetto alle varianti del virus. Quindi il messaggio in questo momento è assolutamente rassicurante”.

Vaccinazioni: “Italia seconda in Ue dopo la Germania. Dal 1 febbraio il ritmo tornerà quello iniziale”
Procede con una velocità tra le più alte d’Europa anche la campagna vaccinale, come specifica Locatelli. In Italia sono 40mila le persone che hanno completato la prima e seconda dose. Confrontando i numeri italiani con quelli del resto dell’Ue si nota che solo la Germania sta procedendo a un ritmo superiore: “Ad oggi sono state somministrate un po’ più del 70% delle dosi di vaccino consegnate, questo perché va mantenuta una aliquota per garantire in richiami”. Il calo delle somministrazioni dovute ai rallentamenti della Pfizer sono però destinate a tornare sui numeri iniziali dal 1 febbraio, visto che “a fine gennaio l’Italia dovrebbe avere a disposizione circa 2,5 milioni di dosi che servono sia per le prime immunizzazioni che per i richiami”. E non è assolutamente vero che ad essere penalizzata è stata solo l’Italia, ma altri Paesi hanno avuto restrizioni anche maggiori: “Dal nostro 29%, alcuni hanno avuto una riduzione del 40%. Ci si augura che il numero dosi ritorni in linea con quanto concertato”, ha aggiunto Locatelli.

I tagli anticipati anche dall’azienda AstraZeneca, però, costringeranno le autorità a rimodulare necessariamente la campagna vaccinale: “Dopo il picco, siamo oggi a circa 20-25mila dosi di vaccino al giorno somministrate e ciò a causa dei tagli delle forniture. È atteso per il 29 gennaio il parere di Ema sul vaccino AstraZeneca, che ha comunicato una riduzione della capacita produttiva e ciò richiederà una rimodulazione della campagna vacinale”.

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