La pubblicazione della proposta di Cnapi, la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente idonee a ospitare il Deposito Nazionale di rifiuti radioattivi ha provocato levate di scudi ovunque, tra sindaci e governatori. Piemonte, Lazio, Toscana, Basilicata, Puglia, Sicilia, Sardegna le regioni dove sono state individuate aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito. Mentre Daniele Pane, sindaco leghista del Comune di Trino Vercellese che da oltre tre decenni già ospita un deposito provvisorio di rifiuti radioattivi (che prima era una centrale nucleare) ha manifestato la propria disponibilità alla realizzazione di un nuovo deposito per lo stoccaggio definitivo (ma il Comune è stato escluso dall’elenco pubblicato dalla Sogin), la stragrande maggioranza dei Comuni ha alzato un muro, difendendo vocazioni agricole, turistiche, zone vicine ad aree protette o, ancora, un passato già ricco di infrastrutture scomode.

Molti sindaci hanno annunciato che sul tema non potrà neppure esserci discussione e, interpellati da ilfattoquotidiano.it, negano che dietro la loro opposizione ci sia la cosiddetta sindrome nimby (not in my back yard, cioè non nel mio cortile sul retro). Ma se tutti dicono no al deposito, come si riuscirà a trovare la soluzione che l’Europa ci impone dopo che per i ritardi accumulati contro l’Italia è già stata aperta una procedura di infrazione? Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto ad alcuni tra i rappresentanti politici locali che in queste ore si sono esposti.

EMILIANO: “INDIVIDUARE SITI MILITARI” – Una prima risposta la dà il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano (Pd). “Se si pone il tema di uno stoccaggio che comunque va fatto responsabilmente in Italia, concordo con la proposta del geologo Mario Tozzi – spiega a ilfattoquotidiano.it – sull’individuazione di siti militari che garantiscono sicurezza di presidio, senza interferire sulle legittime aspirazioni delle nostre comunità”.

Il governatore sottolinea, tra l’altro, che “le uniche due indicazioni che riguardano la Puglia sono, incredibilmente, entrambe in zone tutelate”. Altamura e Gravina sono i due principali comuni del Parco nazionale della Murgia “e Laterza, che è nella provincia più martoriata d’Italia, Taranto – commenta – è capofila del parco regionale più grande della Regione, quello delle Gravine. Credo che, anche stando alle priorità che la Sogin si è data, queste localizzazioni siano veramente residuali”.

SE I CANDIDATI CI SONO – Ilfattoquotidiano.it ha parlato anche con il sindaco di Gravina in Puglia, Alesio Valente. Secondo il primo cittadino occorrerebbe cercare una soluzione “in quei Comuni, come Trino Vercellese, a cui non è stata data la possibilità di candidarsi, ma che sono disponibili”. A fine 2020, il Cipess (ex Cipe) ha approvato le delibere di ripartizione delle compensazioni atomiche per gli anni 2018 e 2019: quasi 30 milioni di euro destinati a circa 70 Comuni, anche quelli che ospitano depositi (una ventina di strutture) dove sono stoccate provvisoriamente le scorie nucleari provenienti da vecchie centrali o reattori dismessi. “Sarebbe opportuno mettere in sicurezza questi siti – aggiunge Valente – e, comunque, credo che la destinazione del deposito definitivo vada concordata con le realtà che offrono la propria disponibilità”. A riguardo, però, è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa: “Leggo che alcuni sindaci di città non presenti nella lista si stanno candidando: se non si è nella lista – ha detto – il proprio territorio non possiede le caratteristiche tecniche per ospitare il deposito”.

IL GOVERNATORE DEL PIEMONTE: “CONTESTO IL METODO” – Contesta “innanzitutto il metodo” adottato dal governo, il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio (Forza Italia). “Non si può assumere una decisione di questa portata comunicandolo nella notte e senza un confronto prima con i territori interessati, facendo piovere da Roma la scelta sulla testa dei cittadini piemontesi”, replica a ilfattoquotidiano.it, ricordando che alcune aree delle colline piemontesi (tra le province di Torino e Alessandria) inserite tra i siti idonei hanno un pregio Unesco.

Cirio teme effetti immediati su tutti i territori indicati nella Cnapi: “Immaginate una persona in procinto di comprare una casa in uno di questi comuni. Dopo aver letto la notizia voi cosa fareste al suo posto? Non si può non tenere conto – commenta il presidente del Piemonte – dell’impatto che scelte di questo tipo provocano in modo immediato e delle conseguenze sulla vita futura di migliaia di cittadini, che hanno le loro radici e la loro vita in queste terre”.

Ma allora cosa si fa? Il problema del deposito va risolto. Siamo già in ritardo. “Siamo ben consapevoli che il problema esiste e lo dice una Regione che sul tema del nucleare ha già ampiamente dato nell’interesse del Paese – spiega Cirio – ma che è ancora in credito perché i Comuni attendono tuttora i risarcimenti da parte dello Stato”. Il riferimento è ai cosiddetti Fondi Scanzano, al centro di un contenzioso vinto dai Comuni interessati che nel 2011 avevano fatto ricorso contro il taglio del 70 per cento delle compensazioni nucleari, frutto della Finanziaria del 2005.

“SI PUNTI DOVE NON C’È ECONOMIA” – La pubblicazione della proposta di Cnapi è stata una doccia fredda anche per i sindaci di Val di Chiana e Val d’Orcia, in Toscana. Manolo Garosi è primo cittadino di Pienza, iscritta nella lista del patrimonio Mondiale dell’Unesco. “Il nostro non è un ragionamento da scaricabarile – dice – ma qui dalla fine degli anni Settanta intere famiglie hanno investito su un’economia basata su mezzadria e agricoltura non industriale, riducendo al minimo i pesticidi e puntando su biologico e qualità”.

Siamo nelle terre dell’olio Igp toscano, del Dop Terre di Siena, del pecorino toscano Dop. “Il deposito – aggiunge – sorgerebbe tra le aree di produzione del Brunello e Vino Nobile di Montepulciano. Si tratta di un’area che confina direttamente con 130 strutture turistiche di qualità”. Solo che l’Italia è ricca di luoghi dove si coltivano eccellenze e dove il turismo non è più solo stagionale.

“Ma ci sono anche aree povere che hanno necessità di uno sviluppo economico, aride o, comunque, non a vocazione agricola, con una zona industriale lontana dai centri abitati”, ribatte il sindaco. Comunità che magari hanno già dovuto ospitare infrastrutture scomode e potrebbero sentirsi ancora una volta danneggiate? “Non se ne ottengono un beneficio – replica Garosi – attraverso una concertazione seria e la garanzia di un impianto sicuro. Si può aprire una trattativa, ad esempio, con quei Comuni dove occorre dismettere o bonificare un sito, riqualificando l’area”.

CHI HA GIÀ DATO – Nelle prossime settimane sarà certo più chiaro quanti e quali siano in Italia (e se rientrino tra i siti ritenuti idonei nella proposta di Cnapi) i territori con cui iniziare una trattativa del genere. Oggi i Comuni indicati rigettano ogni possibilità. Soprattutto laddove si ritiene di aver già dato.

Inamovibile il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi (Forza Italia): “Mettereste un deposito di scorie nucleari a Pompei o magari nella laguna di Venezia? Non credo proprio. È impensabile anche solo ipotizzare che una simile realizzazione debba essere fatta nei pressi di Matera o in altre aree della Basilicata, una regione, è bene ricordarlo ancora una volta, che ha già dato e sta continuando a dare tanto all’Italia in termini di risorse energetiche ed uso del territorio”.

Per Bardi ben venga la consultazione pubblica “che speriamo si svolga con il massimo coinvolgimento delle istituzioni e di tutti i soggetti portatori di interessi. Ma sin d’ora – dice – deve essere chiaro che nel nostro territorio non sorgerà nessun deposito di rifiuti nucleari, né ora e né mai”.

“NESSUNA SINDROME NIMBY, MA IL GIARDINO NON SIA SEMPRE LO STESSO” – Nella sola provincia di Viterbo, la proposta di Cnapi indica sette aree tra le prime 23 (quelle delle prime due categorie, ritenute le più adatte) e altre 15 nell’ultima categoria. Fabio Menicacci, sindaco di Soriano nel Cimino (Viterbo), sovrastato dal monte Cimino la cui faggeta è patrimonio dell’Umanità è convinto che “sia più opportuno che il deposito si realizzi laddove l’Italia ha ospitato vecchie centrali piuttosto che in un’area a vocazione agricola e in piena zona archeologica”.

Cosa ne pensano a Montalto di Castro (sempre Viterbo), che ospita una vecchia centrale nucleare mai entrata in funzione e che attende la dismissione? A ilfattoquotidiano.it il sindaco Luca Benni chiarisce subito: “Siamo da sempre un Comune attento, disponibile e responsabile nell’interesse dell’intera comunità nazionale”. C’è un limite, però: “Immaginare che Montalto di Castro diventi, dopo la centrale Enel, l’occupazione dei fotovoltaici, la disseminazione di tralicci di alta tensione, le infrastrutture di connessione che brulicano nella nostra terra in ogni dove, anche un deposito di scorie nucleari è una scelta irragionevole, dannosa, interdittiva di futuro e che non tiene conto di carichi già insopportabili. Quindi inaccettabile”. E quando si parla della sindrome nimby, il sindaco spiega: “Non siamo quelli che dicono ‘non nel mio giardino’, ma non possiamo neppure accettare che ‘il giardino’ sia sempre Montalto di Castro”.

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