Dopo quasi quattro anni passati a aizzare i fedeli e sconvolgere le regole della democrazia, passati a dominare le reti tv e la conversazione nazionale, tra comizi e sparate su Twitter, per Donald Trump è arrivato il giorno della resa dei conti. Tutti gli occhi ora sono puntati su di lui, sempre più isolato dopo che il suo vice Mike Pence ha proclamato la vittoria definitiva di Joe Biden e che tutti i suoi account social sono stati temporaneamente bloccati da Twitter, Facebook, Youtube e Instagram per le sue minacce e le sue accuse sul voto. Le prossime ore saranno cruciali per il suo destino: il tycoon potrebbe concludere nel modo più inglorioso la sua carriera di presidente degli Stati Uniti, con l’impeachment o con la rimozione invocata con il 25esimo emendamento della Costituzione americana.

Secondo la Cbs, sarebbe proprio questa seconda ipotesi quella al momento più caldeggiata sia dai repubblicani che dai democratici: il vice presidente Mike Pence potrebbe “prendere seriamente in considerazione la possibilità di invocare il venticinquesimo emendamento per preservare la democrazia“. Ma cosa prevede e come funziona? Il venticinquesimo emendamento delinea le procedure per la destituzione del presidente degli Stati Uniti dall’incarico quando viene riconosciuto incapace di “adempiere ai poteri e ai doveri della carica”. Può farvi ricorso il vicepresidente, che a quel punto lo sostituisce, e la maggioranza degli ufficiali esecutivi del presidente, o un altro organo designato dal Congresso. Il testo prevede quindi che il vicepresidente prenda i poteri nel caso il presidente muoia, si dimetta o sia rimosso dal suo incarico. A differenza dell’impeachment, dunque, consente di rimuovere il presidente senza che sia necessario elevare accuse precise: è sufficiente che il vice presidente e la maggioranza del governo trasmettano una lettera al Congresso sostenendo che il presidente non è più in grado di esercitare i poteri e i doveri del suo ufficio.

Al momento, secondo la Cnn, un crescente numero di leader repubblicani inizia a ritenere che Donald Trump dovrebbe essere rimosso prima del 20 gennaio: quattro repubblicani ritengono il 25/o emendamento la strada migliore, mentre altri due opterebbero per l’impeachment. L’Un’indiscrezione che mostra la crescente frustrazione del partito del presidente, già spaccato sulle accuse di Trump di brogli elettorali. A optare per la messa in stato d’accusa del tycoon sono i repubblicani anti-Trump del Lincoln Project, che hanno chiesto l’impeachment: “Chiediamo l’immediata messa in stato di accusa e la condanna del presidente per costringere la sua rapida rimozione dalla Casa Bianca“, si legge in una dichiarazione del gruppo che si è schierato contro il presidente durante la campagna elettorale.

Per quanto riguarda i Democratici, su Twitter la rappresentante al Congresso Usa Ilhan Omar è dello stesso avviso: “Sto redigendo gli articoli per l’impeachment. Donald J. Trump dovrebbe essere messo sotto accusa dalla Camera dei rappresentanti e rimosso dall’incarico dal Senato degli Stati Uniti. Non possiamo permettergli di rimanere in carica, si tratta di preservare la nostra Repubblica e dobbiamo adempiere al nostro giuramento”. Lo stesso ha scritto Alexandria Ocasio-Cortez. Intanto sembra che il commander in chief sia stato tagliato fuori dalla catena di comando: a dispiegare la guardia nazionale è stato Pence, non Trump. A censurarlo anche un coro di ex presidenti: Barack Obama, Bill Clinton, Jimmy Carter e George W. Bush, che ha evocato la ‘Repubblica delle banane”.

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