VENEZIA – Da Regione virtuosa a “maglia nera” dei contagi di Covid in Italia. La mutazione, tra prima e seconda ondata della pandemia, non piace al governatore Luca Zaia e allo staff della sanità veneta, che hanno deciso di chiedere al ministero della Sanità e all’Istituto superiore di sanità criteri omogenei in tutta Italia nella valutazione percentuale (e non in termini assoluti) di positivi, sintomatici, asintomatici e tipi di test a cui le persone sono state sottoposte. Perché i numeri, sostiene Zaia, possono essere ingannevoli. “Vorrei sottolineare l’aspetto di virtuosità di questa Regione, dove facciamo i test anche a tutti i contatti dei positivi, cosa che altrove non viene eseguita. Servono dati omogenei: non possiamo paragonare la Ferrari con una Cinquecento, perché alcune Regioni fanno in una settimana (in termini di numero di tamponi rapidi e molecolari, ndr) quello che noi facciamo in un giorno”, sostiene il presidente.

La tesi sostenuta dal Veneto è che proprio l’alto numero dei tamponi rapidi, poi confermati da un secondo tampone molecolare, sono all’origine dell’alto numero dei positivi. Ad esempio, nelle ultime 24 ore su 56.430 tamponi (di entrambi i tipi), le positività riscontrate sono state 3.883. In valore assoluto si tratta dei numeri peggiori in Italia, ma sono pari al 6,88% dei soggetti analizzati, una percentuale molto più bassa rispetto a quella di altre Regioni (che fanno meno test). Insomma, secondo Zaia – che non vuole “minimizzare nulla” – la situazione del Veneto è meno drammatica di quello che appare. Eppure i dati di ricoveri e decessi non sono mai stati così pesanti: i morti nelle ultime 24 ore sono stati 108 (l’altro giorno erano 151), i ricoverati sono 3.176 (46 in meno rispetto al giorno precedente), ma le terapie intensive per i casi Covid hanno raggiunto livello 375, con 18 letti occupati in più.

Zaia e la dottoressa Francesca Russo, responsabile della prevenzione della Regione Veneto, spiegano anche come va letto il valore Rt. Innanzitutto esistono tre Rt diversi, uno parametrato su una settimana, un altro (più aderente alla realtà) spalmato su due settimane e un terzo che tiene conto dell’ospedalizzazione dei malati. “Il nostro Rt oggi va sotto 1, siamo intorno allo 0,92 legato alla valutazione dei positivi, mentre quello legato al rapporto con altri parametri sarà di 1,01. Questo andamento dell’Rt è positivo” ha detto Zaia. È, infatti, al di sotto del livello 1 che si inverte la tendenza di diffusione del contagio. Oltre ai dati statistici, il governatore ha parlato per la prima volta anche dell’esistenza di “un bacino unico – che comprende Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Carinzia – dove la curva del virus è cresciuta in modo più graduale, ma anche la discesa sta avvenendo in modo più graduale rispetto ad altre regioni”. C’entra il fatto che il Veneto, a differenza di altre Regioni, è sempre rimasto in zona gialla? “No, perché non dobbiamo dimenticare che il Friuli per 15 giorni è entrato in fascia arancione, ma anche lì si manifesta lo stesso andamento del Veneto”.

La dottoressa Russo ha spiegato che l’obiettivo della lettera al Ministero è di creare parametri oggettivi da utilizzare per tutte le regioni nella valutazione dell’epidemia, soprattutto per quanto riguarda il numero di tamponi. “Il Veneto invia al Ministero della Salute i dati relativi a tamponi molecolari e tamponi rapidi antigenici e poi se i casi siano risultati positivi ad entrambi i test o a uno solo, per evitare di conteggiarli più volte. Il confronto con il Ministero resta aperto, a brevissimo procederà con una modifica”. Sarà considerato un “caso” sia quello che verrà diagnosticato con il test rapido, sia quello con il test molecolare. “In Veneto noi puntiamo sui test rapidi per la velocità di utilizzo, e la capacità di aver subito il risultato e isolare subito i soggetti positivi, in modo che non vi sia possibilità di trasmissione del virus. – ha aggiunto – Nella lettera ho chiesto quindi di rappresentare per tutte le regioni il numero di test rapidi e molecolari utilizzati e di confrontare anche le strategie, ossia testare o meno i contatti stretti, lavorativi e familiari, il testing nelle scuole. Ci sono discrepanze fra dati che considerano solo i molecolari e dati che considerano sia molecolari che rapidi”.

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