Come si manifesta la violenza contro le donne in un rapporto e come la si riconosce? Ilfattoquotidiano.it, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ha intervistato Elsa Antonioni, vicepresidente della Casa delle donne di Bologna (primo centro antiviolenza in Italia). “Diciamo che se parliamo di donne che vivono nel mondo occidentale, che quindi hanno una serie di riferimenti, a volte la violenza è qualche cosa che viene riconosciuto all’inizio perché semplicemente restringe i campi d’azione finché poi non esplode in violenza domestica effettiva”. Quindi, nella pratica, Antonioni ha fatto una serie di esempi: “Se ti rendi conto che cominci a ridurre le tue frequentazioni di amicizie per non disturbare e per non dover mediare con lui; se cominci a non contattare più la tua famiglia perché c’è stato qualche problema e sempre devi mediare con lui, se sei controllata, se vedi che ti autocontrolli proprio perché temi un controllo da parte dell’altro e quindi insulti e rivendicazioni improprie… Se cominci a vivere in un clima di ansia e di paura per qualsiasi mossa fai, vuol dire che già le cose non stanno andando per il verso giusto e piano piano progressivamente stai adeguandoti”.

In tante occasioni, le donne tendono a sottovalutare quello che vivono. Continua Antonioni: “Molte donne vengono da noi esordendo con la frase ‘non so se questo è il posto giusto perché quello che subisco non è proprio una violenza’. Poi viene fuori che una volta hanno avuto una costola rotta”. E raccontano: “Sono caduta”, “ho sbattuto la testa”. “Mi ha rotto un dito”. “Mi ha strattonato”. “Sono episodi, anche piuttosto gravi, ma anche non così gravi, ma sufficienti da intimidire”. Infine, ha concluso, “c’è la situazione delle donne straniere che arrivano in Italia, magari per matrimoni combinati, e cercano di rimanere nel ruolo, ma si ritrovano in una situazione assolutamente drammatica perché non conoscono neppure la lingua e non sanno da chi farsi aiutare”.

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