Il decreto ristori “bis”, cui si sta lavorando con l’obiettivo di portare il testo in Cdm giovedì, dovrebbe valere circa 1,5 miliardi ed estenderà alle nuove attività chiuse in seguito al nuovo Dpcm (come commercio in regioni a rischio alto o parrucchieri nelle “zone rosse” a rischio massimo) gli aiuti già previsti con il decreto ristori varato la scorsa settimana. Ci saranno quindi, secondo quanto apprende l’ANSA da fonti di governo, contributi a fondo perduto con lo stesso meccanismo automatico e bonifici in due settimane (ed entro metà dicembre per chi dovrà fare domanda). Il decreto dovrebbe includere anche la cancellazione per le attività coinvolte dagli stop della seconda rata Imu, il credito d’imposta per gli affitti e la sospensione del versamento dei contributi. Si starebbe studiando anche un meccanismo per aiutare in automatico, senza bisogno di nuovi decreti, la eventuale chiusura di esercizi commerciali di regioni che dovessero salire di categoria in futuro. Per finanziarsi il decreto attingerà ai risparmi della Cig Covid. Anche per questo, spiegano le stesse fonti, si è scelto di non ricorrere subito a un nuovo scostamento di bilancio, che ha bisogno dell’autorizzazione del Parlamento e quindi di più tempo per diventare operativo e poter essere utilizzato. I ristori, viene spiegato, saranno calcolati sull’incrocio tra nuove categorie interessate e differenziazione territoriale.

Il tema dei sostegni all’economia è stato discusso anche nel corso dell’Eurogruppo, la riunione dei ministri economici e finanziari dell’area euro. “L’Eurogruppo – si legge nella nota diffusa al termine dell’incontro – ritiene vitale che il sostegno fiscale in ciascuno Stato membro continui anche nel 2021, dato l’aumento del rischio di una ripresa ritardata, e si adegui alla situazione man mano che evolve”. Secondo i ministri economici i programmi di sostegno “Next Generation EU e Recovery fund devono essere concordati e attuati in via prioritaria, consentendo un rapido esborso di fondi nel 2021. Ciò è necessario per sostenere riforme e investimenti adeguati e quindi sostenere una ripresa inclusiva. Siamo fiduciosi che il Consiglio e il Parlamento raggiungeranno un accordo entro la fine del 2020“.

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