“Disobbedisco al tuo ordine”. Per questo netto rifiuto a dar seguito a una disposizione ritenuta illegittima in piena emergenza Covid, Francesco Scorzelli, coordinatore infermieristico dell’ospedale di Merate e delegato sindacale dell’Usb, si è preso la punizione più pesante dopo il licenziamento: sei mesi di sospensione dal lavoro senza stipendio. Per l’Asst di Lecco, cioè l’Azienda socio sanitaria territoriale di Regione Lombardia cui fa capo l’ospedale, si è trattata di un’insubordinazione che ha ostacolato lo svolgimento di un servizio pubblico. Ma per Scorzelli è stato l’unico modo per salvaguardare la salute dei lavoratori da lui coordinati e quella dei pazienti ricoverati: “Sono stato punito per aver cercato di far rispettare le regole anti Covid”.

Siamo a metà marzo, i contagi da coronavirus continuano a salire e gli ospedali della Lombardia sono in estrema difficoltà. Scorzelli è a capo di una ventina di operatori che si occupano del Servizio trasporti centralizzati, ovvero lo spostamento di materiale e pazienti tra i vari reparti. Gli viene chiesto di modificare i turni in modo da dedicare alcuni operatori al trasporto di pazienti Covid. Scorzelli si rifiuta, perché ritiene che il personale vada adeguatamente formato e dotato di dispositivi di protezione individuale appropriati. L’ordine gli viene ribadito via email. “Assolutamente no”, risponde lui contestando l’efficacia di una formazione eseguita solo sulla procedura di vestizione e svestizione e fa presente che le mascherine chirurgiche messe a disposizione dell’Asst non sono sufficienti, ma servono le FFP2 o le FFP3, più filtranti. Il 20 marzo Scorzelli si ammala lui stesso di Covid e durante la sua assenza i turni vengono cambiati. Quando ai primi di maggio torna, ottiene che il servizio del suo gruppo venga limitato per qualche giorno, in modo da completare l’attività formativa e da attendere tutti i dispositivi di protezione ritenuti necessari.

Pian piano la situazione in ospedale torna alla normalità, ma ai primi di giugno Scorzelli riceve una contestazione disciplinare per essersi rifiutato di eseguire l’ordine di marzo e per i toni usati in alcune email. A metà luglio finisce così davanti all’ufficio procedimenti disciplinari, che tra i suoi tre componenti conta anche Anna Cazzaniga, la direttrice delle Professioni sanitarie dell’Asst che a marzo aveva segnalato la sua insubordinazione e ora ricopre il ruolo di giudice. A settembre la sanzione: sei mesi senza stipendio. L’Usb parla di “un’azione vigliacca e vendicativa a fini intimidatori”, arrivata proprio nei giorni in cui l’Unione sindacale di base ha depositato un esposto in procura sulle presunte anomalie che nel periodo di emergenza si sono verificate nelle strutture ospedaliere dell’Asst di Lecco, “dove – sottolinea il sindacato – sono morti per Covid-19 circa 347 pazienti e almeno 400 dipendenti sono risultati positivi”.

Direttore generale dell’Asst è Paolo Favini, che prima di arrivare nel 2018 a Lecco ha lavorato per due anni in Regione sotto l’assessore al welfare Giulio Gallera, come capo della direzione generale Reddito di autonomia e inclusione sociale. Ilfattoquotidiano.it ha contattato l’Asst, che però ha risposto di non voler rilasciare commenti su questo provvedimento disciplinare e su quelli presi in precedenza nei confronti di Scorzelli. Il delegato Usb, infatti, in passato ha ricevuto altre sanzioni, tra cui una sospensione di tre mesi, poi ridotti a un unico mese su cui pende ancora la valutazione del giudice. “Sono tutti provvedimenti relativi a episodi in cui ho difeso colleghi o pazienti – dice Scorzelli – come quando me la sono presa con un medico che, anziché fare una radiografia a un paziente, se n’è andato a pranzo”.

Sull’ordine che si è rifiutato di eseguire a marzo, non ha rimpianti: “Non potevo mandare allo sbaraglio i lavoratori che coordino. Se qualcuno si fosse ammalato, o peggio fosse venuto a mancare, la responsabilità penale sarebbe ricaduta su di me, in qualità di loro preposto”. Le mascherine FFP2 mancavano dappertutto: in un momento di emergenza come quello non era giusto forzare certe regole? “Alle emergenze si deve arrivare preparati – risponde – il fatto che non lo fossimo è responsabilità dell’Asst e della Regione. Quando ci fu l’ebola, ricordo che in pronto soccorso eravamo pieni di mascherine FFP2. Perché questa volta tutti gli ospedali ne erano sprovvisti?”.

Twitter: @gigi_gno

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