Per anni è stata una delle questioni a cui Angelo Bagnasco teneva di più. E alla fine, grazie a una conferenza dei servizi convocata dal Comune in pieno lockdown, l’approvazione del progetto del nuovo ospedale Galliera di Genova è arrivata a maggio, seguita da un maxi mutuo da 75 milioni di euro.

La Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa ne ha deliberato l’erogazione il 3 luglio, pochi giorni prima che il cardinale celebrasse l’ordinazione del suo successore ad arcivescovo di Genova, monsignor Marco Tasca. Per statuto adesso è lui il nuovo presidente del Galliera, ospedale che al di là del ruolo rivestito dalla Curia genovese fa parte del servizio sanitario nazionale. E proprio a Tasca si è rivolta lunedì Alice Salvatore, ex M5S e oggi candidata alla presidenza della Liguria con la lista Il Buonsenso: “Il mutuo impegna per 25 anni l’amministrazione dell’ospedale. Se poi non si troveranno i soldi per restituirlo, il debito ricadrà sulle spalle della cittadinanza. Monsignor Tasca è a conoscenza di questo?”, ha chiesto nel corso di un dibattito tra gli aspiranti governatori.

L’arcivescovo assisteva in prima fila, ma non si è espresso. E oggi è inutile chiamare in Curia per avere la sua opinione: “È appena arrivato, non ha da dire niente – rispondono dagli uffici della comunicazione a ilfattoquotidiano.it – Ha chiesto di non essere coinvolto in interviste su cose di cui a mala pena conosce l’esistenza. Prenderà atto di quelle che sono le cose da capire e da fare, ma in questo momento dice di non essere assolutamente pronto a dare risposte che siano credibili”.

Eppure il progetto del nuovo Galliera tiene banco da anni ed è appena costato a Bagnasco e al resto del cda un invito a dedurre, una sorta di avviso di garanzia, da parte della Corte dei conti, che dopo un esposto della Salvatore ha contestato agli “indagati” un danno erariale per l’acquisto a caro prezzo di un bar adiacente all’ospedale che il progetto prevede di abbattere. Da sempre contrario alla realizzazione dei nuovi edifici è il Movimento indipendente dei cittadini per Carignano, cioè il quartiere dove sorge il Galliera, a rischio secondo loro di essere sventrato per la realizzazione di un’opera inutile e costosa, con meno posti letto di quelli attuali. Un’opera che per di più toglie risorse alla Val Polcevera, zona della città dove un altro coordinamento di cittadini chiede la realizzazione di un ospedale che lì manca del tutto.

I dubbi sulla sostenibilità del progetto non sono una boutade elettorale della Salvatore. La Corte dei conti ligure in passato li ha messi nero su bianco nei suoi giudizi annuali sul bilancio regionale. E il mutuo che oggi è arrivato dalla Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa (Ceb), un’istituzione finanziaria multilaterale come lo sono la Banca mondiale e la Banca europea per gli investimenti, per anni è stata una chimera. Il Galliera non ha ottenuto finanziamenti nemmeno dalla Cassa depositi e prestiti, nonostante i buoni auspici del vice presidente dell’ospedale, Giuseppe Zampini, che è anche vice presidente di Confindustria Liguria ed è da anni ai vertici di Ansaldo Energia, proprietà per il 60% proprio di Cdp.

Ma ora è arrivata la Ceb, una banca che, prima di un recente prestito da 300 milioni concesso all’Italia per sostenere la risposta sanitaria al Covid-19, ultimamente nel nostro Paese ha avuto un occhio di riguardo soprattutto per Genova, città dove è nato e ha studiato il vice governatore della banca stessa, Carlo Monticelli: a maggio 2019 Monticelli e Giovanni Toti, alla presenza del sindaco Marco Bucci, hanno firmato un accordo per un prestito da 70 milioni alla Regione Liguria per investimenti strategici, lo scorso ottobre la Ceb ha approvato un prestito da 50 milioni al Comune per la prevenzione delle calamità naturali, a maggio un finanziamento da 80 milioni alla multiutility Iren per investimenti nelle infrastrutture idriche delle province di Genova e Parma. E adesso i soldi al Galliera.

Il progetto costerà in tutto 154 milioni: oltre al mutuo della Ceb, 42,9 milioni di euro arriveranno da fondi statali già stanziati in passato, 25,3 dalle disponibilità liquide dell’ospedale, 11,2 milioni dalla permuta del patrimonio immobiliare. Il progetto è stato giudicato economicamente sostenibile da uno studio di fattibilità dell’università Bocconi, secondo il quale il nuovo ospedale potrà contare in futuro su una serie di risparmi nei costi, in particolare quelli del personale che potrà essere ridotto di 159 unità per un risparmio di oltre 7 milioni di euro all’anno.

C’è però una cosa poco chiara. A inizio agosto, in piena campagna elettorale, la giunta Toti ha destinato al Galliera altri 12,85 milioni (il 95% a spese dello Stato e il 5% a spese della Regione): una “integrazione finanziaria – si legge nella delibera – che consentirà la riduzione degli oneri finanziari a carico dell’Ente, relativi all’accensione di un mutuo comunque necessario ad assicurare la copertura del quadro economico dell’opera. Detta riduzione di oneri finanziari permetterà la liberazione di risorse da destinare all’assistenza”. Di questi fondi non c’è alcuna traccia nello studio della Bocconi. Una domanda è scontata: perché questo regalo con soldi pubblici, se il progetto stava già in piedi? Contattati da ilfattoquotidiano.it, gli uffici della Regione rispondono che “il Galliera parte con un quadro economico che prevede un mutuo da 74 milioni (sostenibile)”, ma dopo che il ministero della Salute avrà approvato tutto il piano di utilizzo delle risorse statali per l’edilizia sanitaria, il Galliera “potrà procedere alla riduzione del mutuo”. Insomma, in attesa che monsignor Tasca si faccia un’opinione, l’opportunità del maxi- mutuo è già stata messa in dubbio dal dono di Toti.

Twitter: @gigi_gno

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