Completamente ripugnanti“. Così l’università inglese di Durham ha definito i messaggi trovati in una chat creata dagli studenti per scambiarsi commenti classisti e sessisti sulle colleghe, facendo esplicito riferimento anche allo stupro. Il college ha aperto un’inchiesta interna: nei messaggi si menziona addirittura una ‘competizione’ tra ragazzi facoltosi con lo scopo di avere rapporti sessuali con “la ragazza più povera” del campus.

La chat radunava almeno una sessantina di studenti “posh” ricchi e di buona famiglia. Probabilmente è stato uno di loro a far trapelare gli screenshot dei messaggi, forse per avvertire le colleghe e i colleghi, e a pubblicarli sulla pagina Facebook “Overheard at Durham Uni“. Nelle chat erano presenti esplicite allusioni alla violenza sessuale e consigli sulle droghe più efficaci per eliminare “le inibizioni” delle potenziali vittime, oltre che a un elenco sui modi per mantenere segrete le loro conversazioni via internet.

“Si tratta di commenti ripugnanti e di una chat inaccettabile per i nostri valori e i nostri principi – ha detto il vice direttore dell’ateneo, Jeremy Cook – Se i messaggi verranno ritenuti autentici e permetteranno di risalire agli autori, i responsabili non avranno più un posto qui a Durham”.

Durham è uno degli atenei più prestigiosi del Regno Unito: vanta 188 anni di storia, con tanto di motto tratto dai Salmi. I tabloid hanno cavalcato la storia, parlando di “un’espressione particolarmente ripugnante di elitismo”, che affonda le radici nella sottocultura dei club e delle confraternite studentesche, e sui “riti di iniziazione” non di rado violenti o degradanti, specialmente nei confronti delle donne.

“Quanto accade a Durham non è nuovo e nemmeno sorprendente, nelle più prestigiose università ci sono problemi di classismo, razzismo e misoginia da molti anni”, ha osservato Lisa McKenzie, docente di sociologia e attivista. Secondo la ricercatrice, a cambiare deve essere una certa narrativa che continua a “svilire” la classe lavoratrice britannica, e specialmente le donne che vi appartengono. Non per ultimo, deve cambiare anche il clima d’impunità e di privilegio (di ceto o di censo) su cui troppi “posh lads” possono ancora contare, aggiunge la docente.

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