Si apre a Milano il 29 settembre il processo di appello per la morte del fotoreporter Andrea Rocchelli e del suo interprete Andrei Mironov, uccisi il 24 maggio 2014 in prima linea nell‘Ucraina orientale, vicino a Sloviansk. A oggi l’unico accusato e condannato in primo grado a 24 anni di carcere è Vitaly Markiv, soldato dell’esercito ucraino. Per capire cosa sia accaduto e se sia veramente lui il colpevole, quattro giornalisti hanno realizzato il documentario dal titolo “The wrong place” in uscita il prossimo autunno. Cristiano Tinazzi, Olga Tokariuk, Danilo Elia e Ruben Lagattolla (sostenuti da FIDU, Federazione italiana firitti umani, Open Dialogue Foundation, Fondazione Justice for Journalists, Nessuno tocchi Caino) hanno raccolto le voci di fotografi, testimoni e giornalisti presenti in quei giorni. “Spesso i giornalisti, soprattutto i freelance, devono spingersi oltre, più avanti degli altri, per poter fare e vendere le loro foto e i loro articoli” racconta il regista Cristiano Tinazzi. “Secondo noi la ricostruzione che è stata fatta non è chiara. Noi abbiamo geomappato tutta l’area con l’utilizzo di droni, mentre nelle indagini è stato usato Google Earth”. Gli autori del documentario hanno inoltre trovato due testimoni chiave sopravvissuti all’attacco che l’accusa italiana non ha mai rintracciato e hanno parlato con decine di giornalisti di vari paesi che hanno descritto la situazione a Sloviansk e nell’area vicino al passaggio ferroviario, dove Rocchelli e Mironov sono stati uccisi”

Articolo Successivo

Mario Paciolla, per capire la sua morte dobbiamo comprendere la Colombia oggi

next