“In queste settimane è attesa l’immissione al lavoro di 2500 persone sulle 10mila che hanno superato la prova”. Così parlava il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, a fine luglio, riferendosi ai giovani che, dopo il mega-concorso Ripam della Regione, il cui iter è partito a settembre 2019, dovrebbero entrare nelle pubbliche amministrazioni con un contratto di tirocinio. Dovrebbero. Perché non per tutti sta andando così, nonostante il concorso in questione sia uno dei fiori all’occhiello del governatore, secondo quanto da lui stesso dichiarato più volte nelle sue dirette Facebook. Sono circa 500, infatti, gli idonei a due prove scritte, ad oggi esclusi dal tirocinio e dal concorso, pur essendo al momento inserite in una graduatoria di ‘riserve’ che scadrà tra qualche settimana.

“Vogliamo chiarezza e che non si faccia propaganda sulla nostra pelle, perché molti di noi che avevano delle aspettative ed hanno lasciato altre opportunità, ora rischiano di rimanere senza nulla” spiega a ilfattoquotidiano.it un gruppo di idonei esclusi, che preferiscono restare anonimi e che denunciano “singolari e farraginose modalità di svolgimento della procedura” che hanno creato “delle distorsioni tali da portare a selezionare meno profili tecnici di quelli richiesti e molti più amministrativi di quelli messi a concorso”. Morale: non ci sono abbastanza enti per accogliere questi ragazzi in fase di formazione, che restano bloccati dai vincoli del bando, nonostante i 6 milioni e mezzo di euro spesi per questa procedura concorsuale e per selezionare meno persone dei posti banditi.

Il concorso con 23mila candidati Il concorso è ripartito a giugno scorso dopo una sospensione dovuta all’emergenza Covid-19. Sedici i profili previsti divisi in due categorie (diplomati e laureati) per l’assunzione in Regione e in 166 enti locali. Per 2.285 posti (in seguito saliti a 2500), hanno concorso oltre 23mila candidati, ma il concorso ha raccolto più di 300mila domande di iscrizione (142.554 i candidati alle preselezioni). D’altronde erano anni che non si bandiva un concorso con questi numeri e la spinta è arrivata dalla necessità di dotare gli enti locali di personale, dopo gli sforzi degli ultimi anni dovuti agli effetti del patto di stabilità da un lato e dai pensionamenti avvenuti con ‘quota 100’ dall’altro. Di fatto, i 2500 idonei ammessi, dovrebbero ricevere lo stipendio e, dopo la formazione, essere inseriti negli organici degli enti locali con contratto a tempo indeterminato. Nei mesi scorsi De Luca aveva persino paventato la possibilità di un ingresso immediato nella pubblica amministrazione di tutti gli idonei selezionati, mentre l’Anci Campania ha scritto a Regione e al Formez, che gestisce la selezione, lamentando la carenza di unità lavorative aggravata dalla pandemia e proponendo, in attesa degli esiti del concorsone, di procedere con assunzioni semestrali.

Il pasticcio del regolamento confuso – Nei giorni scorsi, un gruppo di idonei escluso dai tirocini ha incontrato la consigliera regionale Flora Beneduce, oggi candidata alle prossime elezioni con De Luca, dopo che nelle scorse settimane una settantina di idonei aveva manifestato dinanzi alla sede del Consiglio Regionale, nel rispetto del distanziamento sociale. “La consigliera ha manifestato la volontà di risolvere la nostra situazione – spiegano – ma intanto il Formez non aggiorna le graduatorie nonostante i rinunciatari e i lavoratori, per scelte politiche/amministrative, sono stati agevolati con il regolamento”. Un punto cruciale nella vicenda, infatti, è proprio il trattamento di favore “ben oltre le previsioni del bando” che sarebbe stato riservato ai lavoratori, dipendenti pubblici e privati che hanno superato le prime due prove del concorso e si sono posizionati utilmente in graduatoria per accedere alla fase di formazione e rafforzamento. Nei concorsi pubblici, infatti, viene solitamente prevista una riserva di posti per i lavoratori già dipendenti, oppure vengono effettuate procedure interne per il passaggio di fascia. “Cosa che non era assolutamente prevista né possibile – spiegano gli idonei – nel caso del concorsone della Regione Campania, stante l’utilizzazione di risorse del Fondo Sociale Europeo per il finanziamento delle borse di studio”. L’obiettivo del Fse è, infatti, è proprio quello di investire sul capitale umano fornendo un sostegno ai disoccupati, ai giovani alla ricerca del loro primo impiego e con necessità di migliorare la propria formazione, alle persone a rischio di esclusione dal mercato del lavoro. Per proseguire l’iter concorsuale, quindi, i dipendenti avrebbero dovuto licenziarsi.

Questo non è stato necessario grazie a “un regolamento ad hoc, circolari e Faq lacunose e ambigue – è la denuncia – al punto da lasciare intendere che tali candidati avrebbero potuto usufruire dell’aspettativa o del part-time per partecipare alla fase di formazione”. Come ricordano gli idonei, però, secondo l’Aran (Agenzia rappresentanza negoziale pubbliche amministrazioni), l’ipotesi di concedere l’aspettativa per la partecipazione ad un tirocinio infra-concorsuale contrasta con la vigente disciplina (decreto legislativo 165/2001), in materia di incompatibilità. Il resto l’ha fatto la pandemia, con la conseguente previsione per la fase di avvio dei tirocini di modalità di formazione, senza particolari vincoli di orario. “Senza alcuna vigilanza e controllo è quasi scontato che i soliti ‘furbetti’ approfittino di un quadro così fumoso” spiegano. Oltre il danno, la beffa: “Il governatore De Luca ha già annunciato l’intenzione di bandire entro l’anno un nuovo concorso, nell’ambito del medesimo Piano Lavoro (per finanziare il quale sono stati spesi oltre 100 milioni di fondi Fes) per altri 5mila posti”, ma ad oggi non si fa cenno all’opportunità di attingere alla graduatoria del concorsone.

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