Con le trattative sul nuovo pacchetto di aiuti in stallo al Congresso, il presidente americano Donald Trump lo scorso sabato, dal suo golf club di Bedminster, New Jersey, ha annunciato a sorpresa di aver firmato quattro ordini presidenziali per sostenere la popolazione americana e il suo sistema sociale ed economico, colpito dall’emergenza coronavirus, dopo la scadenza di quanto approvato con il Cares Act di marzo. Nuove misure ritenute largamente insufficienti dall’opposizione e che potrebbero aprire il fianco a una battaglia nei tribunali, in quanto approvate attraverso strumenti dal peso legale piuttosto leggero. Una strategia dai contorni sfumati, che potrebbe voler forzare la mano ai Democratici e nel frattempo sostenere la propria campagna elettorale in vista delle elezioni di novembre.

Il presidente americano, che in conferenza stampa aveva parlato di “bills”, progetti di legge, ha firmato invece un ordine esecutivo e tre memorandum che prevedono: il rinnovo parziale dei sussidi ai disoccupati, ridotti tuttavia a 400 dollari a settimana rispetto ai precedenti 600 dollari e per il 25% finanziati dagli Stati; l’estensione fino alla fine dell’anno del congelamento del rimborso dei prestiti per gli studenti; la protezione dagli sfratti per gli affittuari e la sospensione delle imposte sui salari per i lavoratori che guadagnano fino a 4mila dollari ogni due settimane, cioè fino a 104mila dollari all’anno. Le proposte della Casa Bianca sono finite immediatamente nella bufera. E non solo perché di portata nettamente inferiore rispetto al precedente Cares Act e a quanto si stava negoziando nelle ultime settimane. Ma anche per il gioco di specchi utilizzato da Trump che mette a rischio la validità legale delle misure e le sottopone a possibili ricorsi da parte di altri organi federali.

“Gli ordini esecutivi non andranno a sostituire la legislazione”, ha detto il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo. “Per legge non puoi fare quello che vuoi con un ordine esecutivo”. I governatori sono in rivolta contro la Casa Bianca e parte di questo scontento deriva dal fatto che Trump ha messo sulle loro spalle il 25% degli aiuti destinati ai disoccupati. Dei 400 dollari a settimana promessi da Trump, 100 dovranno essere finanziati dagli Stati. “E se non lo fanno, non lo fanno. I soldi li hanno. La decisione spetta a loro”, ha commentato il presidente. Il testo del memorandum parla di 44 miliardi di dollari di fondi federali che verranno messi a disposizione dal Disaster Relief Fund della Federal Emergency Management Agency (Fema), che svolge la funzione di protezione civile e che ha una dotazione complessiva di poco meno di 80 miliardi.

La scadenza di questa misura è fissata al prossimo 6 dicembre, i precedenti fondi avevano validità fino al 31 luglio. Tuttavia, dato l’attuale numero di disoccupati, si stima che questa dotazione potrà sostenere la popolazione per circa 6 settimane, lasciando un grosso punto interrogativo sui mesi a venire e scoperte eventuali emergenze ambientali. La Casa Bianca ha dichiarato che gli Stati, se vorranno fornire il proprio sostegno, potranno attingere ai fondi federali trasferiti dallo scorso marzo, che tuttavia sono stati in gran parte già spesi o allocati. “Questo ci costerà circa 500 milioni di dollari da questo momento alla fine dell’anno”, ha affermato il governatore del Connecticut, Ned Lamont. “Potrei prendere questi soldi dai test anti-Covid. Ma non penso sia una grande idea. Potrei prendere questi soldi dalla sanificazione delle scuole, ma non penso sia una grande idea. Infatti, penso che il piano del presidente non sia una grande idea”.

Anche l’ordine esecutivo contro gli sfratti appare molto più debole della moratoria federale approvata a marzo e scaduta il 24 luglio. La moratoria copriva tutti i locatari domiciliati in case con un mutuo federale: il governo detiene infatti la maggior parte dei mutui del Paese attraverso enti di garanzia come Fannie Mae e Freddie Mac. La misura al momento promossa da Trump non fornisce aiuti agli affittuari ma chiede al segretario del Tesoro Steven Mnuchin e al segretario allo Sviluppo urbano Ben Carson di verificare la possibilità di reperire nuovi fondi diretti a questa necessità.

E parecchio scetticismo circonda anche la sospensione delle tasse sui salari per i lavoratori con un reddito annuale fino a 104mila dollari annui, denaro che normalmente alimenta i fondi per la Sicurezza Sociale e in parte il programma di assicurazione sanitaria per le categorie svantaggiate, Medicare. Secondo quanto affermato dal memorandum, i datori di lavoro potranno scegliere se continuare a non trattenere le tasse o se invece semplicemente rinviare tutto alla fine dell’anno, quando verranno trattenute anche per i mesi precedenti in unica soluzione. Ma questa misura assume anche contorni elettorali, perché il presidente in carica ha affermato che, in caso di vittoria il prossimo 3 novembre, ha intenzione di “condonare queste tasse e rendere permanenti questi tagli”. Una decisione che, tuttavia, potrà essere assunta solo con voto favorevole del Congresso.

La proposta che pone meno interrogativi sull’implementazione riguarda il congelamento del rimborso dei prestiti agli studenti e la sospensione degli interessi. In scadenza il prossimo 30 settembre, questa misura viene estesa per tutto l’anno in corso. Né il Cares Act, né l’attuale memorandum hanno però affrontato il problema relativo ai prestiti studenteschi privati.

I Democratici a maggio avevano votato alla Camera un proprio pacchetto di aiuti da 3.400 miliardi di dollari, denominato Heroes Act, che avrebbe rinnovato i 1.200 dollari una tantum agli stessi beneficiari del Cares Act, ma ridotto a 200 dollari il sostegno ai disoccupati. I Repubblicani, invece, avevano proposto un pacchetto da 1.000 miliardi che ha diviso lo stesso schieramento di Trump, ma sul quale i Dem erano pronti a convergere se il valore degli aiuti fosse stato almeno raddoppiato. Le misure approvate da Trump, “come mi hanno detto i miei esperti legali, sono incredibilmente anticostituzionali”: così ha commentato la speaker della Camera Nancy Pelosi. I Democratici sono pronti a dare battaglia in tribunale, ma la contesa legale potrebbe durare mesi. Due settimane di trattative non sono bastate e oggi la forzatura della Casa Bianca potrebbe avere un obiettivo più politico che economico. Trump, infatti, mentre prova a connotare i propri sfidanti come ostruzionisti e a guadagnare così un dividendo elettorale, non ha escluso una riapertura delle discussioni al Congresso. “Non sto dicendo che non torneranno a negoziare”, ha detto sabato in conferenza stampa. “Speriamo di poter fare qualcosa con loro in un secondo momento”.

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