“Adesso mi vedi in piedi, ma il 29 aprile, quando sono arrivato qui per la riabilitazione dopo la doppia negativizzazione del tampone, riuscivo soltanto a stare a letto. Non ero in grado di fare alcun movimento, se non aiutato”. Rossano ha 47 anni, fa il contoterzista, è sposato e ha due figli. Il Covid l’ha colpito lo scorso 29 marzo: la febbre che non passava nonostante gli antibiotici, il ricovero in terapia intensiva per 20 giorni, poi in pneumologia e, infine, la guarigione virologica e la riabilitazione.

Rossano è una delle 50 persone guarite dal virus prese in carico dal reparto di Riabilitazione Specialistica Neuromotoria del presidio ospedaliero di Bozzolo, in provincia di Mantova, che dallo scorso primo aprile ha attivato un protocollo riabilitativo dedicato ai pazienti post-Covid. Un protocollo che prevede la valutazione delle problematiche presentate dalle persone da trattare e che cuce addosso a ogni paziente una specifica terapia riabilitativa valutandone, in progress, i miglioramenti con appositi test e scale di valutazione.

Nelle ultime settimane i contagi stanno diminuendo, come dicono anche i bollettini quotidiani di ministero della Salute e Protezione Civile, e, nello stesso tempo, stanno aumentando i guariti. Persone che, in certi casi, seppur sane dal punto di vista virologico e negativizzate al tampone, presentano numerosi problemi fisici e psichici causati dalla malattia. “Abbiamo riscontrato in molti pazienti – spiega il dottor Francesco Ferraro, direttore del presidio di Riabilitazione – quadri di disabilità causata dalle molteplici menomazioni che si instaurano durante il decorso della malattia, con gradi di complessità differenti che variano a seconda di fattori come l’età del paziente, le patologie pregresse che poteva avere e altri aspetti”.

In particolare, dall’équipe dedicata ai pazienti post Covid guidata dal dottor Ferraro composta da medici fisiatri, fisioterapisti e infermieri specializzati sono stati riscontrati deficit respiratori, ipotrofia e debolezza muscolare, decondizionamento fisico, deficit della deglutizione e della comunicazione, deficit cognitivi e alterazioni psicologiche. “In alcune persone guarite dal coronavirus – precisa Ferraro – abbiamo riscontrato anche veri e propri quadri clinici neurologici come ictus cerebrali e neuropatie periferiche. Per farle un esempio, abbiamo avuto qualche paziente completamente disorientato e, in qualche caso, colpito da vere e proprie allucinazioni. Ma ci siamo trovati di fronte anche a pazienti con i muscoli completamente devastati e siamo riusciti a metterli in piedi”.

Insomma la riabilitazione in questa fase della malattia sta diventando sempre più centrale e importante, ma il protocollo riabilitativo post Covid attuato a Bozzolo non è stato calato dall’alto e, come spiega il dottor Ferraro “non segue indicazioni o direttive nazionali o regionali, a parte quelle diffuse dalla Società italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, anche perché la malattia è nuova, il decorso lo stiamo osservando e non è facile mettere in piedi protocolli riabilitativi ad hoc”. A Bozzolo, dice ancora Ferraro, “ci siamo riusciti e l’abbiamo fatto relativamente in fretta aiutati dalla nostra esperienza in campo riabilitativo”.

Il presidio mantovano in regime ordinario può contare su 51 letti per la degenza riabilitativa, suddivisi in due blocchi. Nel presidio sono impiegati 9 medici fisiatri, 20 fisioterapisti, 35 infermieri, 5 massoterapisti, 3 logopedisti. Nella fase acuta della malattia, fra marzo e aprile, 25 infermieri e 4 medici di Bozzolo sono stati mandati all’ospedale Carlo Poma di Mantova, dove l’emergenza ha costretto l’Asst Mantova a riorganizzare il presidio in funzione Covid. Bozzolo ha chiuso uno dei due blocchi e questa organizzazione ha permesso di mantenere il presidio Covid free.

Fattore fondamentale per la presa in carico immediata dei pazienti guariti mandati a Bozzolo da Mantova, ma anche da Cremona, per la degenza riabilitativa. “A un certo punto – spiega Ferraro – avendo sempre più pazienti post Covid da riabilitare abbiamo dedicato un reparto con 25 letti a loro e ci siamo detti: perché non mettiamo a punto un protocollo specifico per la riabilitazione di queste persone? L’abbiamo fatto e i risultati che stiamo ottenendo ci stanno dando ragione”. Uno dei punti di forza di questo protocollo è “la presa in carico globale personalizzata e continuativa del paziente attraverso un approccio bio-psico-sociale, che valuta la persona nel suo complesso, nella totalità – spiega ancora Ferraro – in modo da aiutarla a riprendersi sotto tutti i punti di vista. Il trattamento complessivo della persona, non spezzettato fra diverse specialità, sta facendo la differenza”.

La presa in carico del paziente può avvenire in regime di degenza o ambulatoriale, a seconda della gravità dei casi: “Al momento – precisa il responsabile – abbiamo 15 persone ricoverate, ma fino a qualche settimana fa tutti e 25 i letti dedicati al post Covid erano occupati. Altri 6 pazienti sono seguiti in regime ambulatoriale di cui 4 sono ex ricoverati che stanno ultimando il percorso riabilitativo e 2 sono in fase acuta di riabilitazione specialistica”.

I pazienti, come detto, vengono valutati dal punto di vista medico dal personale di Bozzolo, che si avvale della consulenza degli pneumologi dell’Asst di Mantova per le diffuse problematiche respiratorie, e poi vengono trattati con sedute di fisioterapia, logopedia, psicoterapia e neuropsicologia: “Predisponiamo – spiegano a Ilfattoquotidiano.it Ferraro e Sergio Guidarini, coordinatore dei fisioterapisti, e Rossana Sogni, coordinatrice infermieristica – progetti individuali e multidisciplinari e li valutiamo con apposite scale la situazione all’inizio, in corso e alla fine. Raccogliamo dati attraverso appositi test, che valutano la resistenza, la dispnea, la capacità di vestirsi, lavarsi essere autonomi”.

Quando la persona è pronta viene dimessa e, se lo necessita, viene seguita ambulatorialmente con sedute meno frequenti per risolvere al meglio le problematiche ancora aperte. Per garantire la necessaria continuità terapeutica alle persone dimesse dal reparto di riabilitazione, da altri reparti e a quelle trattate a domicilio, infatti, a Bozzolo è stato istituito un ambulatorio fisiatrico per pazienti post Covid a cui si accede su richiesta di un medico specialista o del medico di medicina generale. Le prestazioni sono erogate ai Poliambulatori di Bozzolo da parte di medici della struttura di Riabilitazione Neuromotoria, inizialmente un giorno alla settimana, con la possibilità di aumentare la frequenza in base alle richieste.

Un percorso, quello ambulatoriale, che sta attualmente seguendo anche Rossano, il paziente guarito dal Covid e rimesso in piedi proprio a Bozzolo: “Dopo una settimana di trattamenti intensivi – dice il paziente – stavo seduto e ho anche iniziato a muovere i primi passi. La mia situazione era molto grave. Non stavo in piedi e sono arrivato con 12 litri di ossigeno per recuperare da un’embolia polmonare che mi aveva colpito quando ero in terapia intensiva. Facevo fatica a scambiare ossigeno e anidride carbonica. Avevo, quindi, problemi muscolari e respiratori piuttosto pesanti dopo la negativizzazione del tampone”.

“Il mio percorso terapeutico, iniziato il 29 marzo con la malattia – dice Rossano – si concluderà il 20 luglio. Devo ancora recuperare la piena funzionalità della parte alta del corpo e sto ultimando la riabilitazione polmonare. Dopo oltre tre mesi inizio a vedere la luce e devo ringraziare tutti i medici e gli infermieri che mi hanno seguito in questo periodo”. Oggi è contento, Rossano, ma non può dimenticare le angosce, le paure che l’hanno accompagnato in questi mesi: “Ricordo ancora la crisi polmonare avuta appena uscito dalla terapia intensiva. Ero cosciente, sentivo tutto. Sono stati momenti difficili, come angoscianti sono stati i lunghi periodi di isolamento, senza la mia famiglia. Ora posso dire di avercela fatta”, dice Rossano sistemandosi le cannule per l’ossigenoterapia che ancora deve portare, ma che presto abbandonerà.

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