La Procura di Reggio Emilia ha chiesto il rinvio a giudizio per 24 persone nell’ambito dell’inchiesta Angeli e Demoni sui presunti affidi illeciti in Val d’Enza. Sono 155 i testimoni citati dall’accusa, 48 le parti offese, tra cui l’Unione dei Comuni Val d’Enza, i Comuni di Gattatico e Montecchio, il ministero della Giustizia e la Regione Emilia-Romagna. L’inchiesta è stata seguita dai carabinieri, coordinati dalla pm Valentina Salvi. La chiusura delle indagini risale al 14 gennaio scorso, poche settimane prima della chiusura della campagna elettorale per le elezioni Regionali in Emilia-Romagna, e il caso era scoppiato il 27 giugno 2019 con l’esecuzione di 18 misure cautelari.

L’udienza preliminare è stata fissata per il 30 ottobre. I reati contestati nell’indagine sono, a vario titolo, peculato d’uso, abuso d’ufficio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, falsa perizia anche attraverso l’altrui inganno, frode processuale, depistaggio, rivelazioni di segreto in procedimento penale, falso ideologico in atto pubblico, maltrattamenti in famiglia, violenza privata, lesioni dolose gravissime, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Tra gli imputati compaiono Federica Anghinolfi, ex responsabile dei servizi sociali dell’Unione Val d’Enza, la psicoterapeuta Nadia Bolognini e il marito Claudio Foti della onlus Hansel & Gretel. Chiesto anche il rinvio a giudizio per il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti: il primo cittadino risponde di reati legati al suo ruolo di amministratore, e non di fatti che coinvolgono i minori. Inizialmente ai domiciliari, la Cassazione il 3 dicembre scorso ha annullato senza rinvio la misura cautelare per mancanza di elementi. A luglio scorso il sindaco si era autosospeso dal Partito democratico.

Tra i primi a commentare la richiesta di rinvio a giudizio, la difesa di Anghinolfi: “Potrà esercitare appieno il suo diritto di difesa. Questo avverrà finalmente davanti ad un Giudice in Tribunale e non in piazza o sul web, come purtroppo è accaduto sino ad ora”, si legge in una dichiarazione del suo collegio difensivo.

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