Gli Istituti di credito non concedano prestiti e servizi per forniture di armi all’Egitto. È questo il messaggio, chiaro, lanciato dalla nuova campagna Banche Armate, con la quale le tre riviste promotrici, Missione Oggi dei missionari Saveriani, Nigrizia dei missionari Comboniani e Mosaico di Pace del movimento Pax Christi, chiedono a tutti gli Istituti di credito di manifestare pubblicamente il proprio rifiuto di concedere prestiti e servizi finanziari per la vendita da parte dell’Italia di sistemi militari all’Egitto. Soldi che permettono alle aziende produttrici di rispettare i tempi di commesse e ordini.

La campagna ha deciso di concentrare l’attenzione sull’Egitto, Paese che continua a mostrare, dalla presa del potere del presidente Abdel Fattah al-Sisi, sistematiche violazioni dei diritti umani, incarcerazioni arbitrarie, repressione del dissenso e persecuzione degli oppositori politici. Per quanto riguarda i rapporti con l’Italia, Il Cairo non ha mai fornito risposte e un vero sostegno nella ricerca di verità per l’uccisione di Giulio Regeni e continua a trattenere in carcere, ormai da quasi 4 mesi e senza un regolare processo, lo studente egiziano dell’università di Bologna, Patrick George Zaki. Infine, l’esecutivo al-Sisi è anche tra i principali sostenitori del generale Khalifa Haftar che, in Libia, da anni compie attacchi contro il Governo di Accordo Nazionale di Fayez al-Sarraj, riconosciuto dalle Nazioni Unite, violando sistematicamente la tregua armata.

Nonostante tutti questi elementi, nel 2019 Roma ha rilasciato autorizzazioni per la vendita di armamenti a Il Cairo per 872 milioni di euro “in gran parte per la fornitura di 32 elicotteri prodotti dalla divisione elicotteri della società a controllo statale Leonardo“. In casi come questo, spiega il comunicato, “si rendono necessari prestiti, anticipi e garanzie finanziare da parte degli Istituti di credito. Secondo i dati ufficiali della Relazione del Ministero delle Finanze riportati nella Relazione sulle esportazioni di armamenti recentemente inviata alle Camere, nel 2019 all’azienda Leonardo sono stati concessi, per quanto riguarda operazioni per la produzione e la vendita di sistemi militari all’Egitto, ‘finanziamenti e garanzie’ per un valore complessivo di almeno 86 milioni di euro“.

E a preoccupare i promotori della campagna ci sono anche le indiscrezioni, circolate a febbraio su giornali e riviste specializzate, secondo le quali sono in corso trattative “per quello che viene definito ‘il contratto del secolo’, un’ampia commessa militare che comprenderebbe non solo le due fregate Fremm attualmente in dotazione alla Marina miliare italiana (la Spartaco Schergat e la Emilio Bianchi), ma anche altre 4 navi e 20 pattugliatori (che potrebbero essere costruiti nei cantieri egiziani), 24 caccia multiruolo Eurofighter e 20 aerei addestratori M346. Ciò farebbe dell’Egitto il principale acquirente di sistemi militari italiani, con un contratto per forniture militari del valore complessivo di 9 miliardi di dollari, il maggiore mai rilasciato dall’Italia dal dopoguerra”.

Per tutti questi motivi e per cercare di arginare l’afflusso di armamenti dall’Italia verso il regime di al-Sisi, tenendo anche conto che la legge 185 del 1990 vieta le esportazioni di armamenti verso i Paesi i cui governi sono responsabili di accertate “violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani”, Banche Armate chiede una presa di posizione da parte di Istituti di credito e fondazioni bancarie che dovrebbero “manifestare il proprio diniego a concedere prestiti e servizi finanziari alle aziende per la vendita di sistemi militari al regime di al-Sisi”. Si chiede inoltre alle comunità religiose ed ecclesiali, le associazioni e i gruppi territoriali di avanzare questa richiesta alla propria banca e, in caso di risposta negativa o mancata risposta, “di valutare la possibilità di trasferire il proprio conto corrente presso Istituti di credito che hanno assunto una posizione chiara” sulla questione. Infine, si chiede a tutti i cittadini di manifestare per chiedere al “ministro degli Esteri di riferire in Parlamento e di sollecitare tutte le forze politiche a manifestare la propria contrarietà alle nuove forniture militari all’Egitto”.

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