La Polonia fa marcia indietro, almeno al momento, sull’inasprimento della legge anti-aborto, che è già una delle più restrittive in Europa. Il parlamento di Varsavia, dominato dai conservatori nazionalisti di Diritto e giustizia (PiS)- con 365 voti contrari e 65 a favore – ha escluso provvisoriamente la possibilità di inasprire ulteriormente il divieto di aborto come indicato nel disegno di legge presentato dal comitato “Stop all’aborto“. Presieduto dall’attivista pro-vita vicino all’estrema destra Kaja Godek, la proposta è stata firmata, secondo il comitato, da 830mila polacchi.

La bozza di legge prevede il divieto di aborto di feti che hanno malformazioni congenite, uno dei tre casi di aborto ancora legalmente autorizzati nella cattolicissima Polonia. Il Paese ha, infatti, una delle leggi sull’aborto più restrittive d’Europa: permette di porre fine all’aborto solo in caso di stupro, incesto o quando la salute del bambino o della madre è compromessa. L’approvazione delle nuove limitazioni, significherebbe mettere fine a quasi tutte le interruzioni di gravidanza: delle 1100 avvenute nel 2018, ben 1.050 rientravano in questa categoria.

Nel 2016 una proposta di legge simile a quella che è stata discussa a oggi alla Camera bassa era stata messa da parte proprio a seguito di proteste di massa. Per questo, il governo conservatore è stato accusato di voler presentare la legge in un periodo in cui le restrizioni al movimento legate all’emergenza coronavirus rendono le dimostrazioni illegali: è vietato infatti ai cittadini di radunarsi più di cinque persone.

Ma anche questa volta, con tutte le misure di sicurezza necessarie, decine di donne hanno protestato vicino al Parlamento a bordo di macchine o biciclette con cartelloni e striscioni bloccando il centro di Varsavia. “La mia vagina sono affari miei”, “Rifiuta il progetto Godek ” o ancora “Giù le gambe del mio corpo”. Sono alcuni degli slogan sfoggiati durante la manifestazione organizzata dal movimento “National Strike of Women“.

I partecipanti, per non incorrere nelle multe per il mancato rispetto del divieto di assembramento durante il covid si sono tenuti a distanza, formando lunghe file, o rimanendo in macchina e mostrando il proprio cartello dal finestrino. Nessuna delle dimostranti è stata arrestata.

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