Ai tempi del coronavirus nelle regioni del Sud Italia il welfare è gestito dalle mafie. Che tipo di welfare? “Famiglie e lavoratori che già in questa fase vengono circuiti nelle regioni del Sud con l’offerta generosa di buste della spesa e generi di prima necessità”. L’emergenza economica scatenata dall’epidemia è terreno fertile per Cosa nostra, la ‘ndrangheta e la camorra. Una “situazione inedita e gravissima” che costituisce “uno scenario di indubbio interesse per la criminalità organizzata”, con il rischio di un “doping finanziario” e di un nuovo sistema di welfare assicurato dalle mafie. Un allarme lanciato nei giorni scorsi da autorevoli commentatori, magistrati e inquirenti. Questa volta a rilancare l’allerta è il capo della Polizia Franco Gabrielli in un lungo intervento contenuto in un documento che l’Interpol ha inviato ai 194 paesi che fanno parte dell’organizzazione e che contiene una prima valutazione dell’impatto del Covid 19 sui compiti delle forze di polizia e sull’evolversi della criminalità.

Solo pochi giorni fa dalla Campania arrivavano notizie sulla camorra impegnata a distribuire tra i quartieri pane, pasta e altri generi di prima necessità per le famiglie in difficoltà, che non ce la fanno ad aspettare i buoni spesa annunciati dal governo. E nel frattempo ha sospeso le riscossioni delle ‘rate usuraie’. “Ma nel post-emergenza (che Interpol chiama post-wave) la minaccia mafiosa potrebbe esplodere con una forza inedita e la strategia che viene tracciata già oggi dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza sarà decisiva per mantenere la legalità e preservare il mondo economico dall’inquinamento della malavita”, avverte Gabrielli.

Il capo della Polizia indica almeno 4 interventi necessari per contrastare questa situazione: rendere “ancora più incisivi” il monitoraggio e la prevenzione per tutelare le infrastrutture critiche; “massimo impegno” nell’analisi info-investigativa su come si stanno ‘riposizionando‘ le organizzazioni criminali; “tracciare e controllare” i circuiti economico-finanziari per evitare che possano essere immessi nei circuiti legali capitali nella disponibilità delle mafie; prevenire le infiltrazioni della criminalità organizzata nelle grandi opere. Per Gabrielli “gli analisti ben pagati delle organizzazioni mafiose sono già al lavoro per individuare le grandi occasioni di profitto conseguenti all’emergenza coronavirus e le forze di polizia raccolgono la sfida, non fermandosi ai confini nazionali”.

Poi il numero uno dei polziotti italiani traccia lo scenario in cui si muovono i clan: “Il pericolo è attuale perché le organizzazioni mafiose hanno già da tempo investito nelle attività di prima necessità che non sono state bloccate dalle restrizioni da Covid-19: la filiera agro-alimentare, il settore dell’approvvigionamento di farmaci e di materiale medico-sanitario, il trasporto su gomma, i servizi funebri, le imprese di pulizia, sanificazione e smaltimento di rifiuti. – dice Gabrielli – Si tratta di settori dove non è richiesto un livello particolarmente elevato di specializzazione e i gruppi criminali possono riuscire agevolmente ad offrire servizi a prezzi sicuramente concorrenziali perché le società da loro controllate non rispettano le prescrizioni normative in materia ambientale, previdenziale e di sicurezza sul lavoro”. Inoltre, aggiunge, “non va sottovalutato il rischio di crisi di liquidità per le piccole e le medie imprese, che, in conseguenza della sospensione della loro attività, potrebbero non essere in grado di far fronte autonomamente ai propri pagamenti”. Senza dimenticare uno dei principali business delle mafie, il traffico di droga: “non possiamo escludere una ricerca di metodi alternativi di distribuzione al dettaglio, che eviti l’incontro in strada tra spacciatore e acquirente, in una sorta di servizio ‘porta a portà, ricorrendo anche a modalità di pagamento in forma elettronica”.

Diversi i rischi nel post wave, cioè dopo la fine dell’emergenza: “L’onda d’urto della massa di capitali sporchi della mafia potrebbe finanziare la crisi di liquidità delle grandi aziende, ma anche delle piccole e medie imprese, che a causa del lockdown potrebbero non essere in grado di far fronte ai propri pagamenti. La criminalità organizzata potrebbe sfruttare il momento di difficoltà per insinuarsi nella compagine societaria assicurando il denaro necessario o proponendo prestiti usurai, così che al termine dell’emergenza le associazioni criminali potrebbero aver inquinato l’economia, controllando imprese in precedenza non infiltrate. Anche le famiglie in difficoltà, i lavoratori precari o stagionali potrebbero rappresentare un ulteriore bacino d’utenza sia per le attività usurarie della malavita, sia come nuova manovalanza a basso costo“.

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